Poeta, sàlvati dalla forca e tradisci il tuo mentore

I fattori che concorrono al successo di uno scrittore possono essere molteplici. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

24/05/2020 00.56.00

I fattori che concorrono al successo di uno scrittore possono essere molteplici. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

Il medioevo di Marcello Simoni. Nella Parigi del 1463 Villon marcisce in un pozzo, un nobiluomo gli propone un viscido accordo

23 Maggio 2020I fattori che concorrono al successo di uno scrittore possono essere molteplici. Una strategia pubblicitaria azzeccata è sicuramente essenziale per un buon lancio sul mercato, ma anche eventi pubblici e articoli sui giornali hanno il loro peso nella diffusione massiva di un nome; più di rado è il riverbero sui social o una sponsorizzazione di prestigio a favorire il passaparola, ma di fatto la formula perfetta per l’affermazione di un autore resta una chimera giacché, nel complicato processo che porta le storie nelle mani dei suoi fruitori, le variabili in grado di influenzare il risultato sono spesso insondabili (si pensi al semplice potere del fato: quanti potenziali capolavoristi, ad esempio, ha fagocitato il lockdown?).

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Per carpire il segreto del trionfo di Marcello Simoni, campione di vendite tutto italiano, rastrellatore di premi d’ogni sorta e consolidato tenutario dei posti più ambiti delle classifiche in venti paesi, ci sembra invece basti addentrarsi senza riserve nelle sue pagine: lì, nel fitto delle sue trame dense di minuziose ricostruzioni storiche, le qualità vincenti di questo autore nato e cresciuto nelle nebbie di Comacchio risaltano subito all’occhio, anche di quello dell’osservatore meno scafato.

È infatti lampante la sua capacità di combinare un registro basso, lieve e ritmato, con la meticolosa raffigurazione di ambienti e memorabilia delle epoche in cui le storie che racconta sono ambientate (l’autore è archeologo e bibliotecario, professioni grazie alle quali è facile desumere abbia maturato una certa abilità per il particolare), headtopics.com

ma anche e soprattutto la sua innata destrezza nell’acciuffare d’imperio il lettore per il colletto e costringerlo a stare appresso al filo delle proprie orditure narrative.NeLa selva degli impiccati(gran bel titolo da spaghetti-western), appena uscito per Einaudi, siamo in terra francese sullo scorcio di un torvo autunno medievale. Al centro delle vicende il poeta maledetto François Villon, personalità tra le più sfuggenti ed enigmatiche dell’intera storia della letteratura: classe 1431, frequentò la Sorbonne, dove, immerso nella vita indisciplinata dei gruppi studenteschi dell’epoca, venne coinvolto in innumerevoli risse arrivando a ferire a morte un prete. In fuga da Parigi scriverà il

Piccolo testamento- un poemetto di 320 versi che consegnerà la sua memoria ai posteri - prima di unirsi aicoquillards, gruppi di fuorilegge che, sfruttando il caos generato dalla guerra dei Cento Anni, si macchiarono di razzie e delitti nelle campagne. Finalmente agli arresti, il «poeta-ladro» scampò alla condanna a morte finendo in esilio: era il 5 gennaio 1463 e dopo questa data dello sciagurato lirico non si seppe più nulla.

Simoni principia la sua storia proprio da qui: presentandocelo sotto chiave in un pozzo dello Châtelet, pronto a confrontarsi con la stretta corda del patibolo. Sarà il viscido Bruneau, un piccolo nobiluomo legato all’aristocrazia clericale, a liberarlo con un

do ut des: in cambio della vita dovrà stanare dal suo nascondiglio Nicolas Dambourg, capo della torma di banditi cui Villon ha infoltito le fila. Ma Dambourg è per il poeta molto più che un vecchio compagno di avventure: è un amico, un maestro, forse anche un surrogato paterno (orfano, Villon era stato adottato da un potente uomo di chiesa dal quale ereditò il cognome). Tampinato da uno spregevole sicario che ne controlla i movimenti impedendogli di darsi daccapo uccel di bosco, Villon si spingerà alla ricerca del vecchio mentore cercando di districarsi in una reboante vicenda di potere, vendetta e violente passioni. headtopics.com

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La narrazione procede cadenzata sfoderando quella succulenta commistione di mestiere e divulgazione che Simoni sa padroneggiare: una miscela mai invadente grazie alla quale, per esempio, veniamo edotti sull’usanza di chiamare il boia «Orefice dei Legni» e «gorgiera» la forca senza però perdere il gusto di una sana immersione nel gotico più splatter («i suoi contorni erano orlati di denti, e lui annaspava sul fondo, immerso in una brodaglia bollente, fra un brulicare di corpi pieni di pustole»). Talvolta Simoni si scopre un po’ rozzo nell’uso delle similitudini (la folla come «una bestia dalle cento teste») ma la sua penna è sempre, inopinatamente, al servizio del racconto. Non serve altro, a uno scrittore.

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