Pio Boffa il decano del Barolo: “Non basta un anno per uscire dalla crisi. La vendemmia 2021 sarà una sofferenza”

Pio Boffa il decano del Barolo: “Non basta un anno per uscire dalla crisi. La vendemmia 2021 sarà una sofferenza”

18/10/2020 07.20.00

Pio Boffa il decano del Barolo: “Non basta un anno per uscire dalla crisi. La vendemmia 2021 sarà una sofferenza”

«Come la vedo io? Non ne usciamo prima del 2022: se, come ormai pare, ripiomberemo in una situazione simile al lockdown, per noi produttori di vino sarà dura per tutto il 2021 e la vendemmia del prossimo anno sarà una vera sofferenza. Chi avrà la fortuna di poter contare su spazi sufficienti, riuscirà a portare a casa tutto il raccolto, ma ci sarà anche chi non potrà permettersi di farlo». Pio Boffa è un leone in gabbia. Non mette piede su un aereo dal 25 febbraio scorso e per uno che era abituato ad accumulare 600 mila miglia all’anno sulla tessera Lufthansa, dormendo fuori casa 190 notti su 365, è come far stare Valentino Rossi lontano dalla moto, cosa peraltro successa causa Covid. Seduto nel suo ufficio della storica cantina Pio Cesare di Alba, sfoglia l’agenda alla ricerca di una data. Quale? «Eccola: sarei dovuto andare con mia figlia Federica a San Francisco il 28 febbraio e subito dopo a Singapore, ma sono rimasto a terra pensando a uno stop di qualche settimana. E invece eccoci ancora qui a parlare nuovamente di blocchi e chiusure di locali e ristoranti. Difficile vedere il bicchiere mezzo pieno in uno scenario come questo. Credo sia più onesto dire le cose come stanno senza nascondersi dietro improbabili dichiarazioni ottimistiche». E come stanno le cose per il mondo del vino? «Le aziende chiuderanno il 2020 con un calo medio delle vendite che va dal 30 al 40 per cento. Ovviamente, il nostro mondo è variegato e ci sono molte differenze, ma per chi produce qualità e vende principalmente nel canale Horeca, le cifre sono queste. Noi a maggio abbiamo fatto meno 91 per cento e i dati che arrivano da Stati Uniti e Giappone, dai monopoli di Canada e Nord Europa parlano chiaro. Poi potrei dire che abbiamo venduto benissimo il nostro Barolo Ornato 2016, che ha ottenuto punti altissimi dalla critica e ha appena ricevuto il premio come Miglior Rosso dell’Anno dal Gambero Rosso, ma non è su queste nicchie di eccellenza che si basa il fatturato di una cantina di medie

roberto fioriroberto fioriPubblicato il18 Ottobre 2020«Come la vedo io? Non ne usciamo prima del 2022: se, come ormai pare, ripiomberemo in una situazione simile al lockdown, per noi produttori di vino sarà dura per tutto il 2021 e la vendemmia del prossimo anno sarà una vera sofferenza. Chi avrà la fortuna di poter contare su spazi sufficienti, riuscirà a portare a casa tutto il raccolto, ma ci sarà anche chi non potrà permettersi di farlo».

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Pio Boffa è un leone in gabbia. Non mette piede su un aereo dal 25 febbraio scorso e per uno che era abituato ad accumulare 600 mila miglia all’anno sulla tessera Lufthansa, dormendo fuori casa 190 notti su 365, è come far stare Valentino Rossi lontano dalla moto, cosa peraltro successa causa Covid.

Seduto nel suo ufficio della storica cantina Pio Cesare di Alba, sfoglia l’agenda alla ricerca di una data. Quale?«Eccola: sarei dovuto andare con mia figlia Federica a San Francisco il 28 febbraio e subito dopo a Singapore, ma sono rimasto a terra pensando a uno stop di qualche settimana. E invece eccoci ancora qui a parlare nuovamente di blocchi e chiusure di locali e ristoranti. Difficile vedere il bicchiere mezzo pieno in uno scenario come questo. Credo sia più onesto dire le cose come stanno senza nascondersi dietro improbabili dichiarazioni ottimistiche». headtopics.com

E come stanno le cose per il mondo del vino?«Le aziende chiuderanno il 2020 con un calo medio delle vendite che va dal 30 al 40 per cento. Ovviamente, il nostro mondo è variegato e ci sono molte differenze, ma per chi produce qualità e vende principalmente nel canale Horeca, le cifre sono queste. Noi a maggio abbiamo fatto meno 91 per cento e i dati che arrivano da Stati Uniti e Giappone, dai monopoli di Canada e Nord Europa parlano chiaro. Poi potrei dire che abbiamo venduto benissimo il nostro Barolo Ornato 2016, che ha ottenuto punti altissimi dalla critica e ha appena ricevuto il premio come Miglior Rosso dell’Anno dal Gambero Rosso, ma non è su queste nicchie di eccellenza che si basa il fatturato di una cantina di medie dimensioni».

La crescita delle vendite online non è bastata a farvi recuperare?«Le enoteche digitali hanno lavorato tantissimo e molti marchi ne hanno beneficiato, ma la clientela dei nostri vini si trova da sempre nei ristoranti e negli hotel di tutto il mondo. “Italian wines in Italian restaurants”: è così che abbiamo costruito la nostra filosofia e la nostra fortuna, crescendo anno dopo anno. Se la ristorazione si ferma nuovamente, se viene a mancare il consumo nei locali, il problema diventa grande e non basta una splendida annata come il 2016 a risolverlo. Certo, ci sono anche i collezionisti, ma quante famiglie stappano una bottiglia di Barolo o di Barbaresco a casa la sera?».

Come ha trascorso i mesi passati?«Continuando a lavorare duro e senza lasciare a casa nessuno. Non abbiamo imposto ferie, non abbiamo fatto ricorso alla cassa integrazione. Anzi, abbiamo dato un premio di 800 euro lordi a tutti: non si chiudono i rubinetti nei momenti di difficoltà. Ma per la prima volta nella mia vita da imprenditore mi sono trovato in difficoltà, non sapevo quali parole usare per rassicurare i miei collaboratori. Io non ho mai raccontato cose diverse dalla realtà, ma questa volta mi sono ritrovato con il nodo alla gola e non vorrei proprio rivivere questa brutta esperienza».

L’estate, però, è andata bene.«È vero, anche in Langa sono arrivati tanti turisti, ma non quelli abituati a spendere cifre significative per un pranzo e un paio di bottiglie. Ad agosto si faticava a trovare un posto per andare a cena, ma sui tavoli pochi calici e pochissime etichette. E se da noi è ancora andata discretamente, nelle grandi città e nei luoghi prettamente turistici come Roma, Firenze o Venezia è andata peggio». headtopics.com

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Le misure messe in campo dal Governo, dalla riduzione delle rese alla distillazione, non sono servite?«Così come sono state formulate, queste misure per noi erano inutilizzabili. E infatti non hanno avuto molto successo. Francamente, io non credo che ci possano essere dei provvedimenti collettivi davvero efficaci. Non c’è molto da fare, se non sperare che questo brutto periodo non duri troppo a lungo».

Quanto le manca viaggiare?«Tantissimo, non vedo l’ora di riprendere un aereo. Il nostro lavoro è fatto di relazione, di rapporto interpersonale. È inutile girarci intorno: capisci di più da una cena con un cliente o con un distributore che da cento ore in videoconferenza».

Ci dia almeno una buona notizia: come è andata la vendemmia?«Straordinaria: uve splendide, sane, mature alla perfezione. Anche abbondanti, purtroppo: se fosse stato l’anno scorso, avremmo fatto i salti di gioia, invece nelle scorse settimane io continuavo a ripetere ai miei raccoglitori di diradare e lasciare a terra tutto il tagliabile».

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