Casa Popolare, Alloggio

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Perché sulle case popolari si decide chi vince in Emilia e Calabria

Ecco perché sulle case popolari si deciderà chi vince in Emilia

22/12/2019 09.59.00

Ecco perché sulle case popolari si deciderà chi vince in Emilia

Il peso di alloggi ai migranti e occupazioni abusive. Strategie politiche e infiltrazioni: il raid dei citofoni a Bologna, i rom legati alla mafia a Catanzaro. I partiti giocano le proprie carte sui bisogni primari dei più deboli. In tutta Italia vivono in alloggi pubblici quasi 700 mila famiglie

EmailUno spiritello sovranista pare aleggiare tra le luci al neon del circolo Pd della Bolognina: le mura hanno orecchie. «Dobbiamo stare attenti a non diffondere dati pericolosi», dice Virginia Gieri, assessora alla Casa nella giunta del sindaco Merola, ammonendo i militanti riuniti in un’assemblea domenicale. Le case popolari sono il terreno di una campagna elettorale che, tra Emilia-Romagna e Calabria, potrebbe decidere anche gli equilibri di governo: specie se il 26 gennaio sul fronte emiliano la salviniana Lucia Borgonzoni dovesse sfondare la trincea dem presidiata dal governatore Stefano Bonaccini.

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Nord e SudCerto, Nord e Sud hanno chiavi diverse. Che a Bologna toccano i criteri di assegnazione degli alloggi, per i quali spesso gli stranieri scalano (legittimamente) le graduatorie. E a Reggio Calabria chiamano in causa la tolleranza sulle occupazioni abusive, che talora arrivano alla metà del patrimonio edilizio pubblico. Tanto al Nord quanto al Sud, tuttavia, la politica gioca di nuovo le sue carte sui bisogni primari dei più deboli, in questo caso l’aspirazione a vivere in una casa decente. Il bacino elettorale è enorme: secondo Nomisma nel Paese quasi 700 mila famiglie vivono in case popolari, un milione e 700 mila pagano un affitto che supera un terzo del reddito e vorrebbero aiuto. Chi lo offre - o ne dà l’illusione - fa bingo in politica.

Tra i militanti dem della Bolognina è ancora fresco l’impatto del «raid dei citofoni»: il mese scorso il deputato Galeazzo Bignami e il consigliere comunale Marco Lisei, entrambi di Fratelli d’Italia, hanno filmato ed esposto alla gogna del web i nomi degli inquilini stranieri nelle case popolari della zona per dimostrare una presunta «epurazione» a danno degli italiani. Le cose non stanno così, ovviamente. Ma il problema esiste, al di là delle strumentalizzazioni: con redditi più bassi e con più figli degli italiani, in media, gli immigrati ottengono gli alloggi degli enti pubblici più facilmente. headtopics.com

In Emilia forse, ma non in Calabria: dove l’articolo 10 della legge regionale in materia (di un quarto di secolo fa) prevede che un cittadino non comunitario debba essere sotto contratto oppure avere un permesso almeno biennale per poter aspirare alla casa popolare. «E qui nessuno straniero ci arriva», dice una fonte vicina alla giunta dem della Regione. Tema politico delle case popolari è anche quello sottolineato giovedì dal procuratore Nicola Gratteri, dopo aver ordinato 334 arresti: «La ‘ndrangheta vota e fa votare».

La battaglia dei numeriA Bologna, pur in altre forme, la battaglia non è meno dura. Alessandro Alberani, presidente dell’Acer, che gestisce per il Comune l’edilizia residenziale pubblica (Erp), in un mese ha dovuto rispondere a «28 interrogazioni avanzate sul tema da consiglieri comunali e regionali». Sospira: «La pressione su di noi è fortissima». Al momento il 78,95% degli alloggi è affittato a italiani, il 18,32% a non comunitari, il 2,73% a comunitari. Ma, attenzione: delle 5.412 domande per la graduatoria Erp 2019, il 50,85% è stato presentato da italiani e comunitari, il 49,15% da non comunitari, le proporzioni stanno per rovesciarsi.

Sono questi i «dati pericolosi» di cui parlava ai militanti l’assessora Gieri: «Poiché in città gli stranieri non superano il 15%, ci sono più stranieri nelle case popolari di quanto la demografia direbbe. Ma questo per noi non deve essere un problema. È la città che si costruisce così. Non puoi fare la lista degli italiani, è vietata dalla legge. Neanche Borgonzoni ha la soluzione».

La destra tuttavia picchia proprio su questo. La Meloni s’è ben guardata dal condannare la campagna contro i cognomi stranieri dei suoi due militanti: «Ma quali liste nere? I citofoni sono pubblici!». Matteo Salvini rincara: «Le case popolari devono andare prima agli italiani. Secondo il Pd è razzismo, per me è legittima difesa». Saranno slogan, ma funzionano. headtopics.com

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Pacchetti di consensoIn Calabria li si sente meno, perché il ruolo delle case popolari nel voto regionale è più opaco. Lamezia Terme, Comune tre volte sciolto per mafia, ha appena rieletto lo stesso sindaco - Paolo Mascaro - che guidava l’ultima giunta prima che il consiglio cittadino fosse rimandato a casa. Lì un coraggioso controllo dell’ente per l’edilizia pubblica Aterp ha fatto emergere che il 43% delle case popolari è occupato abusivamente. A Catanzaro la quota sale al 47%: la parte del leone la fanno famiglie rom in buona misura, scrive la Dia, «in rapporto strutturato» con la ‘ndrangheta nel narcotraffico e anche nella distribuzione del voto, venduto a chi offre di più alle comunali. È qui che il potere nelle vie dell’edilizia pubblica incrocia la campagna per le Regionali: spesso i consiglieri in Regione assumono nella loro «struttura» come autisti (1.600 euro netti al mese) o addirittura responsabili amministrativi (a 3.600 euro) dei consiglieri comunali calabresi padroni di pacchetti di voti. Orientarsi fra le case popolari, anche occupate abusivamente, può essere prezioso.

Intanto all’assemblea della Bolognina una mamma marocchina invoca cancelli che chiudano fuori dalle Corti dell’Acer tanto «i signori di Fratelli d’Italia» quanto «i tossici che ci si drogano sotto il balcone». Paure e degrado si incrociano anche se l’ente bolognese ha investito sei milioni di euro in due anni. Se in Emilia-Romagna vince la destra l’arma finale sarà l’obbligo di «impossidenza», ovvero l’assenza di proprietà in madrepatria: impossibile da dimostrare per molti stranieri in fuga da nazioni disastrate. Nella leghista Ferrara le liste sono già bloccate da un anno per «approfondimenti».

Gli abusiviIn Calabria l’abusivismo è tale che l’Aterp vanta già 102 milioni di euro di «residui attivi», eufemismo per dire affitti che non incasserà mai (senza soldi, l’ente non costruisce più alloggi malgrado la grande richiesta). A Bologna invece sui 28 mila alloggi della città metropolitana solo due sono occupati: Alberani ha fatto una battaglia di legalità anche in polemica col Pd. Il tema scava a fondo nell’identità della sinistra. L’ex presidente pd Matteo Orfini ha da tempo in Commissione giustizia della Camera un progetto per abrogare l’articolo 5 della legge 80 del 2014. Quella norma, voluta da Renzi e dal ciellino Maurizio Lupi, impediva che si potessero instaurare contratti di fornitura o richiedere residenze su immobili occupati abusivamente: insomma che si basassero rapporti legali su situazioni illegali. Orfini sostiene che la Renzi-Lupi criminalizzi il disagio sociale invece di colpire il racket delle case. «Se fai la guerra ai poveri finisci per appiattirti su Trump, Salvini o... Minniti in parte», dice. Molti applaudiranno, specie in Calabria. Resta da vedere a chi andranno i voti.

22 dicembre 2019 (modifica il 22 dicembre 2019 | 07:37) Leggi di più: Corriere della Sera »

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