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Perché a pochi importa del compleanno dell’Italia

Perché a pochi importa del compleanno dell’Italia

18/03/2021 02.18.00

Perché a pochi importa del compleanno dell’Italia

A chi scrivere il proprio punto di vista sulle cose? A chi affidare l’ indignazione e la speranza? Vi proponiamo di dirlo a Corriere

,ogni anno mi chiedo perché la ricorrenza dell’Unità d’Italia continui a trascorrere in sordina. Se escludiamo le iniziative per il 150° anniversario (2011), non mi pare ci sia la dovuta attenzione per una data comunque importante per il nostro Paese. Eppure il 17 marzo del 1861 per l’Italia accadde qualcosa di straordinario.

Biden unisce la Nato contro Cina e Russia: “Sono una minaccia” Bari, 54enne in rianimazione: “Ischemia dopo vaccino”. Era in cura per “trombosi venosa periferica”. Il 26 maggio immunizzato con J&J - Il Fatto Quotidiano Usa, espolosione in uno stabilimento chimico dell'Illinois: evacuata cittadina di Rockton

Roberto TomassoniCaro Roberto,La risposta alla sua giusta domanda potrebbe essere questa. La storia nazionale ci entusiasma, ci indigna, ci ispira quando incrocia la storia delle nostre famiglie; e sono poche le famiglie italiane che ricordano o conoscono qualche antenato che abbia fatto il Risorgimento. Questo non perché nel Risorgimento non ci sia il popolo: dopo le Cinque Giornate, Carlo Cattaneo andò all’obitorio a vedere chi fossero i 335 milanesi caduti, e notò che avevano mani callose, da artigiani, da operai; tra loro c’erano 38 donne e 4 bambini; non sarebbero bastati i «sciuri» a cacciare gli austriaci da Milano. Resta il fatto che le normali famiglie italiane, tranne magari quelle appassionate di araldica, non risalgono per i rami dell’albero genealogico fino al 1848. L’altro giorno ho visto sfilare in tv signori che si chiamano di cognome Garibaldi e Mazzini ma, parlando con rispetto, non è che ci possano dire molto dei loro illustri avi. Inoltre, la parte politica che ha fatto l’Italia, quella liberale, è praticamente estinta. Il Risorgimento non lo rivendica quasi nessuno; in compenso in Rete sono attivissimi i neoborbonici. Il Corriere del Mezzogiorno ha pubblicato un articolo terrificante ma prezioso di Pietro Treccagnoli, che raccontava di aver sentito con le sue orecchie a Gaeta un padre dire al figlio bambino: «I piemontesi sono stati e saranno sempre il male dell’Italia, dobbiamo odiarli». Così, tipo Amilcare Barca al giovane Annibale. Il piccolo dovrebbe invece leggere il libro di Dino Messina, Italiani per forza, che dimostra come i «40 mila morti» del «lager» di Fenestrelle siano in realtà 40, e che nelle «stragi naziste» di Pontelandolfo e Casalduni siano caduti più soldati italiani (non piemontesi; italiani) che civili.

Eppure, nonostante tutto questo, sono convinto che noi italiani siamo più legati all’Italia di quel che pensiamo di essere. Il senso della patria esiste. Per il senso dello Stato, riparliamone tra altri 160 anni.LE ALTRE LETTERE DI OGGIStoria«Ragazzi, tutto tornerà come prima e ci riabbracceremo» headtopics.com

Mi rivolgo a chi ha vissuto la propria adolescenza senza problemi, sereni. Beati voi, io negli anni migliori della mia vita sono preoccupata, sempre in ansia, come faccio sbaglio. Alle dieci tutti a casa. Le strade vuote, il silenzio, un’interminabile corsa contro il tempo per tornare a casa. I tamponi rapidi sembrano risolvere il problema, ci tamponiamo prima di vederci in luoghi chiusi così siamo sereni, ma anche l’affidabilità del tampone diventa un’incertezza. Non nego che nel bene o nel male riusciamo a vederci, nelle piazze, nelle strade. Ma tutto ciò non ha lo stesso sapore di una serata in discoteca, con i capelli legati, il sudore per aver ballato sfrenatamente, i piedi che fanno male, il ritocco del trucco in bagno, il momento prima del drop della musica, i cerchi, le spinte, le luci psichedeliche, la voce irrefrenabile del dj, i nuovi amori. Tutto questo mi manca. Io prego coloro che parlano senza sapere, che sferrano colpi di negatività dicendo: «Tanto ne avremo ancora per molto». Vi prego, basta dirci che manca ancora tanto tempo perché a noi, i momenti che ci sta portando via questo virus non ritornano, quello che manca è un po’ di positività, termine che ormai intendiamo in altri modi. Noi siamo fiduciosi che torneremo a sorridere, ad abbracciarci. Non voglio essere una sognatrice, voglio essere positiva, nel nostro solito utilizzo del termine. È difficile per tutti, ma noi giovani siamo devastati; siamo e ci sentiamo invincibili, la nostra vita deve ancora arrivare, e vorremmo riavere un briciolo di leggerezza che di questi tempi va scemando. Sono utopica, sogno, credo. Ragazzi tutto tornerà, spero presto, teniamoci per mano e corriamo verso la nostra libertà.

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Brusca torna libero, tra gli artefici della strage di Capaci - Sicilia

Fuori con 45 giorni di anticipo. Sciolse nell'acido il piccolo Di Matteo (ANSA)

Non siamo mai stati né nazionalisti, né patrioti. Dovremmo imparare da americani e francesi... Perché non c’è più un’identità, onore alla patria. Oggi c’è menefreghismo, sfruttamento del lavoro, la politica è la puttana delle sedie, e adesso la pandemia 😷 gestita alla cazzo di cane ... A pochi importa il compleanno dell’ Italia 🇮🇹, perché non è più l’Italia governata da Pertini.

Cos e'...una domanda retorica? Il 90% manco lo sapeva😂😂😂 Del compleanno? è giusta la preposizione del qui? Perché ci hanno raccontato 161 di bugie. Non ci hanno detto che fu un invasione, con saccheggi stupri e massacri.I savoia vennero ha rubare le ricchezze del sud. Vigliacchi, chiudete lo schifoso museo del Lombroso di Torino, e restituite i teschi agli antenati del sud Italia.

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Perché le piste da sci non esisteranno più e come sarà la montagna entro fine secoloL’allarme lanciato da Legambiente. La previsione contenuta nel dossier “Nevediversa” sulla base di dati scientifici «preoccupanti» La retraite et la montagne, ça vous gagne. 🤔🤫 Se la temperatura aumenta di 4 gradi lo svi sarà l’ultimo dei problemi. Diciamo che dovremo spostare la Liguria un metro o due più in alto... Se continuiamo così non solo non ci saranno più piste da sci ma anche noi!!

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