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«Parasite», la prima volta di un film straniero. Phoenix e Zellweger migliori attori, premio a Brad Pitt

«Parasite», la prima volta di un film straniero. Phoenix e Zellweger migliori attori, premio a Brad Pitt

10/02/2020 09.57.00

«Parasite», la prima volta di un film straniero. Phoenix e Zellweger migliori attori, premio a Brad Pitt

Per la prima volta nella storia degli Oscar un film straniero vince il miglior film e la miglior regia. Discorsi piuttosto standard da parte delle star premiate

È sembrato che le star, registi, attori e attrici, abbiano accuratamenteevitato di uscire dal perimetro dello show, limitandosi a leggere i messaggi standard di ringraziamento. Hanno fatto eccezione le due stelle premiate. Ecco Phoenix, molto emozionato: «Ho pensato molto a questi problemi difficili che dobbiamo fronteggiare collettivamente. E penso che talvolta pensiamo di impegnarci per cause diverse. Ma io vedo un tratto comune. Ogni volta che parliamo di ineguaglianza tra i generi o di razzismo o di diritti degli LGBT o degli indigeni o degli animali, noi stiamo parlando di una lotta contro l’ingiustizia». Poi si è soffermato sulle «crudeltà» inflitte dall’uomo «pensando di essere il centro del mondo»: «Noi facciamo in modo che le mucche siano inseminate artificialmente e poi togliamo loro i vitelli e togliamo loro il latte da mettere nel nostro caffé».

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Renée, invece, ha cominciato a parlare in maniera svagata, alla Bridget Jones, passando in rassegna «gli eroi» americani. Un elenco lungo: da Bob Dylan ai vigili del fuoco, fino a «Judy», Judy Garland. Qual è la loro eredità comune? È la capacità «di unire», «di includere»: »è ciò che ha fatto grande l’America». È un concetto largamente diffuso nell’area liberal, che abbiamo sentito evocare tante volte negli ultimi mesi di aspra battaglia politica a Washington. L’esempio dei «best angels» contrapposto, a torto o a ragione, alla politica «divisiva» trumpiana. Renée, però, lo ha detto con un sorriso, per il resto ha prevalso la prudenza.

Tutto liscio quando Brad Pitt e Laura Dern hanno ringraziato per i loropremi come migliore attore e attrice non protagonista. Persino quando sarebbe stato naturale sconfinare, non è accaduto. Così Julia Reichert, ritirando il premio per «American Factory» nella categoria documentari, ha spiegato che il lungometraggio racconta la vicenda di una fabbrica dell’Ohio passata ai cinesi, con tutto quello che ne è conseguito in termini di organizzazione e ritmi di lavoro. Quindi ha menzionato «il grande sostegno» di Netflix, ha citato la Higher Ground Productions, ma ha dimenticato di ricordare chi sono i fondatori: Barack e Michelle Obama. Eppure i registi Steven Bognar e la stessa Reichert hanno girato una lunga conversazione con l’ex presidente e la ex First Lady, proprio per presentare e, ovviamente, dare grande visibilità ad «American Factory». headtopics.com

«Il nostro film – ha detto Reichert – descrive la vita difficiledei lavoratori. Credo che le loro condizioni possano migliorare solo se uniscono in tutto il mondo». L’Ohio, i «blue collar», la protezione delle fabbriche americane sono ancora temi cardini della campagna elettorale di Donald Trump. Non è un caso, dunque, se gli Obama abbiano iniziato la loro attività di produttori proprio con «American Factory». Piccolo lampo del movimento «MeToo» in un’edizione preceduta dalla polemica, ormai strutturale si può dire, per l’assenza di nomination al femminile per la regia. Sigourney Weaver ha invitato le donne a «insistere»: «per il momento consoliamoci con la prima donna direttrice d’orchestra, Eimar Noon».

Solo una parentesi dedicata alla cultura afroamericana, altra fonte di controversie croniche. Cynthia Erivo non poteva battere Zellweger, ma ha cantato in modo strepitoso, celebrando la figura di Harriet Tubman, la «liberatrice di schiavi» dell’Ottocento. Il film «Harriet» qui non ha lasciato traccia, ma Tubman è stata celebrata più volte. Obama avrebbe voluto mettere il suo volto sulle banconote da 20 dollari al posto dell’effigie del controverso presidente Andrew Jackson. Con Trump non se n’è fatto più niente. Infine una nota di colore e di divertimento con Elton John, sempre grandissimo al pianoforte. Ha vinto l’Oscar per la migliore canzone originale: «(I’m gonna) Love me again» in «Rocketman».

10 febbraio 2020 (modifica il 10 febbraio 2020 | 07:29) Leggi di più: Corriere della Sera »

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