Paolo Bonolis: «Volevo fare il diplomatico, ma avrei mandato a quel paese Erdogan»

«Fortunatamente per questo Paese ho intrapreso un’altra strada»

17/04/2021 09.08.00

Paolo Bonolis: «Volevo fare il diplomatico, ma avrei mandato a quel paese Erdogan»

«Fortunatamente per questo Paese ho intrapreso un’altra strada»

«Studiavo per fare una carriera diplomatica: fortunatamente per questo Paese ho intrapreso un’altra strada».Non sarebbe stato bravo?«Ho molta pazienza ma in certi contesti viene meno. Tipo Erdogan lo avrei diplomaticamente mandato a quel paese. Incontrando la tv ho avuto la più grande fortuna che ti possa capitare: tutti noi siamo portatori di una o più talenti, solo che spesso non lo sappiamo. Era il 1981 e casualmente, perché avevo il motorino, ho accompagnato un mio amico a un provino alla Rai. Stavo stavo studiando Istituzione e diritto romano. A un certo punto mi hanno detto: e tu non lo fai?».

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L’ha fatto.«Poco dopo mi hanno chiamato per prendere parte a una trasmissione per ragazzi: mi davano 12 milioni di lire per un anno. Allora a casa non si navigava nell’oro, quindi non ho esitato. Lì ho capito che era quello che mi piaceva».

Mai provata invidia per qualche collega?«Per l’amor di Dio. Non ha proprio senso. Sono molto fortunato perché possa fare quello che mi corrisponde, il resto è una sinusoide: certe volte le cose vanno bene, altre benissimo, altre ancora non così tanto. Ma lo vivo con un sano disincanto: non sappiamo perché siamo su questo mondo, ci possiamo preoccupare di questo? Non a caso il mio programma inizia con la frase: ricordati che devi morire». headtopics.com

C’è anche chi vede prossima la morte della tv. Cosa ne pensa?«Stiamo attraversando un cambiamento tecnologico che, a livello di contenuti, si poggia su questa illusione divina della velocità. Deve essere tutto tremendamente veloce, se no non è saporito. La stessa comicità, ora, è di immediatezza invece che situazionistica, come preferisco io. La tiktokkeria imperante esaurisce il suo racconto in pochi secondi e sta trasformando la percezione stessa di qualsivoglia tipo di narrazione. Anche i miei ragazzi ormai preferiscono un pernacchio a sette frasi per arrivare a una battuta».

E quindi come immagina il suo futuro?«Per prima cosa vorrei tornare a viaggiare. Un po’ per il periodo, un po’ per gli anni in cui ho assolto ai miei doveri di marito e di padre, ma non lo faccio da tempo. Sento che non mi dispiacerebbe dedicarmi a qualcosa che non preveda dover lavorare per forza in continuazione. Magari potrei trasformare il viaggiare in un lavoro, una trasmissione».

Nella sua carriera c’è anche un ruolo d’attore. Lo rifarebbe?«Ma no. L’ho fatto perché mi piace il cinema e per una volta ho voluto viverlo dalla sala macchine grazie ad Alessandro d’Alatri, che mi ha convinto insistendo in modo morboso. Ma sul set mi sono reso conto che i tempi nel cinema sono diversi da quelli della tv».

Troppo lenti?«Un incubo. Senza contare il cronosisma per cui non si capiva a che punto stavo del racconto, con salti temporali senza senso. La mia prima scena è stata l’ultima del film, non sapevo cosa stava succedendo. E poi si gira a degli orari improbabili: sveglia alle 5, si deve girare alle 7.15 perché solo lì c’è la luce buona... E poi attendere, rifare una scena...». headtopics.com

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In tv non le capita?«Ma che vuoi rifare, non ci penso per niente. In tv la bellezza è cavalcare quello che succede: io credo non si debba mai venire meno all’immediatezza, alla spontaneità. Devi cavalcare la tigre quando esce dalla gabbia: se l’addomestichi è noiosissimo».

17 aprile 2021 (modifica il 17 aprile 2021 | 07:47) Leggi di più: Corriere della Sera »

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