Palermo, mazzette per le sepolture: arrestato l’ex direttore del cimitero

Palermo, mazzette per le sepolture: arrestato l’ex direttore del cimitero

02/10/2020 22.42.00

Palermo, mazzette per le sepolture: arrestato l’ex direttore del cimitero

Ci sono ancora 517 bare in attesa dell’inumazione. Le telefonate tra i personaggi coinvolti per la spartizione delle tangenti

riccardo arenaPubblicato il02 Ottobre 2020«Dopo quello che ho fatto là dentro, dopo tutto il lavoro svolto al cimitero dei Rotoli - disse Cosimo De Roberto, detto Elio il 6 febbraio - finisco coinvolto in una storia in cui non c’entro niente. Ma questo è un brutto ambiente, io me ne vado». Se ne andò effettivamente, il direttore del camposanto comunale di Palermo, dopo avere ricevuto l’avviso di garanzia per corruzione: e ieri lo hanno arrestato. Il cimitero della vergogna contiene a oggi nei depositi 517 bare: quando Gianluigi Nuzzi raccontò questa storiaccia sulla Stampa, in luglio, erano appena una trentina di meno.

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Il motivo di questa vergogna è venuto fuori ieri in tutta la sua dirompenza: il «brutto ambiente» era fatto di ritardi provocati, ostacoli burocratici a bizzeffe, pratiche che si sbloccavano e tombe o loculi che miracolosamente si aprivano per gli amici e i raccomandati, ma sempre in cambio di piccole grandi somme, 800 euro in media. I casi accertati dai carabinieri e dal procuratore aggiunto Sergio Demontis, col pm Francesca Mazzocco, sono tre. Ma si scava, anche in senso materiale, per individuarne altre decine e decine. Il sindaco Leoluca Orlando giusto l’altra sera aveva cacciato il successore di De Roberto, Antonino Pavia, dopo avere fatto fuori, in estate, l’assessore Roberto D’Agostino. Situazione insostenibile ma che non è migliorata per niente, sebbene Orlando abbia tenuto per sé la delega.

La realtà è fotografata da poche parole in dialetto, pronunciate da un impiegato del cimitero: «A fini jurnata u direttore si chiama a quelli della Reset: “Spartiemu”», De Roberto divideva il malloppo ogni giorno con i seppellitori della società di servizi comunali Reset. Indebitato con un impresario funebre, Nunzio Trinca, De Roberto era consapevole dei rischi del brutto ambiente da lui creato: «Picciotti minchia ci dobbiamo fare arrestare vero?», diceva intercettato. headtopics.com

A Palermo le bare galleggiano nell’acqua, si dimette l’assessore comunale al Bilanciolaura anelloChi voleva scavalcare il turno cronologico veniva indotto a fingere di avere parenti che dovevano arrivare da fuori Sicilia: si compravano biglietti aerei a 5, 10 euro, ovviamente per viaggi mai fatti. Poi doveva pagare. Il 20 maggio 2019 un impiegato lo diceva chiaro: “Qua vogliono mettere nella sepoltura la salma e ci dumannaro i picciuli (hanno chiesto i soldi)”. Spunta, anzi ritorna un cognome pesante, nel quartiere in cui sorge il cimitero: Rosolino Lo Cicero, geometra e figlio di Francesco, mafioso dell’Arenella. Il clan già negli anni ’90 aveva mostrato di essere padrone della situazione nel camposanto: li arrestarono tutti ma ora il trentottenne Lo Cicero spunta dal nulla e chiama una signora che abita a Pisa, interessata allo spurgo di una tomba, le chiede 400 euro cash, senza pastoie burocratiche. Ma la donna ha un parente vigile urbano e non se ne fa nulla.

Scandalo delle mancate sepolture a Palermo, l’assessore si dimettelaura anelloI racconti dei parenti dei morti fanno accapponare la pelle: «De Roberto ci disse che non c’erano loculi disponibili e che la salma si sarebbe dovuta necessariamente inumare nei campi, dopo il decorso di un lungo imprecisato periodo di tempo di giacenza nei depositi già stracolmi…». C’è persino un amico di gioventù del direttore, che sta per perdere la moglie nemmeno sessantenne e chiede di poter liberare la sepoltura di famiglia. A lui viene praticato uno sconto: 700 e non 800 euro. «Pagai per non vedere la salma di mia moglie giacere per parecchio tempo a deposito così come le altre numerose bare. Immaginate la nostra situazione psicologica».

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