Piersantimattarella, Mattarella

Palermo, a 40 anni dalla morte di Piersanti Mattarella cerimonia nel luogo dell'eccidio

Oggi Palermo ricorda la figura e il valore dell'ex presidente della regione Sicilia e gli intitola un parco ma restano aperti ancora pesanti interrogativi #PiersantiMattarella #Mattarella

06/01/2020 12.14.00
Piersantimattarella, Mattarella

Oggi Palermo ricorda la figura e il valore dell'ex presidente della regione Sicilia e gli intitola un parco ma restano aperti ancora pesanti interrogativi PiersantiMattarella Mattarella

Sono trascorsi 40 anni dall'eccidio e ancora si cerca la piena verità sulla morte di Piersanti Mattarella . Oggi Palermo ricorda la figura e il valore dell'ex presidente della regione Sicilia e gli intitola un parco, ma restano aperti ancora pesanti interrogativi sui rapporti tra 'neri' e mafiosi e sul ruolo giocato dalla corrente andreottiana della Dc

Alle 11.30 si svolgerà, invece, l'Assemblea regionale siciliana per una seduta solenne in occasione del 40° anniversario dell'assassinio del presidente della Regione siciliana, Piersanti Mattarella, alla presenza del Capo dello Stato, Sergio Mattarella che non interverrà, ma si limiterà solo ad ascoltare. Sono previsti gli interventi del presidente dell'Ars, Gianfranco Micciché e del presidente della Regione, Nello Musumeci.

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La ricostruzione del procuratore Caselli"Quarant'anni fa, la mattina del dicembre 1980, Cosa nostra uccideva a Palermo Piersanti Mattarella, esponente di rilievo della Democrazia cristiana, convinto sostenitore di una fase politica di apertura a sinistra. Come presidente della Regione Sicilia aveva avviato una coraggiosa campagna moralizzatrice all'interno del suo partito. Con l'obiettivo di allontanare i personaggi più compromessi con la mafia e di ripristinare la legalità nella gestione della pubblica amministrazione, specie in materia di appalti". Così Gian Carlo Caselli, ex capo della Procura di Palermo, in un intervento sul Corriere della Sera.

"L'omicidio Mattarella si caratterizza perché assume i contorni di uno psico-dramma di cui la classe dirigente nazionale - prosegue Caselli - appare come la vera protagonista e destinataria, rivestendo tutte le parti del dramma. Quella (facente appunto capo a Mattarella) di chi vorrebbe inaugurare una nuova stagione di auto-riforma della politica, rescindendo ogni rapporto con la mafia ed i suoi alleati. Quella opposta, formata dai peggiori esponenti della corrente andreottiana della Dc regionale, fra i quali i cugini Salvo e l'on. Lima (che assieme a Giulio Andreotti - come accertato nel processo di Palermo a suo carico - addirittura parteciparono a summit con i vertici di Cosa nostra per discutere il 'caso' Mattarella). Quella pavida o anche solo rassegnata alla sua impotenza, che fu lo stesso Mattarella a dover constatare, quando - pochi mesi prima di essere ucciso - si recò a Roma per denunziare il suo progressivo grave isolamento, ricavandone la sensazione di essere ormai consegnato al suo destino di morte (di ciò ha testimoniato nel 1981, nel processo per l'omicidio Mattarella, la sua capo di gabinetto)". headtopics.com

Ancora si cerca la veritàQuando fu ucciso Piersanti Mattarella, era presidente della Regione siciliana, allievo di Aldo Moro, siciliano tenace e capace, lucido e ostinato propugnatore di una politica dalle"carte in regola". 40 anni dopo la procura di Palermo è ancora impegnata a ricostruire compiutamente l'accaduto.

Il 6 gennaio 1980 Piersanti Mattarella era uscito dalla sua abitazione di via Libertà ed era salito a bordo della sua Fiat 132 per andare a messa, insieme alla suocera, alla moglie, Irma Chiazzese, e ai figli Maria e Bernardo. Il presidente rifiutava la scorta nei giorni festivi, voleva che anche gli agenti stessero con le loro famiglie. Si era appena messo al volante, quando si avvicinarono i killer che spararono una serie di colpi. Accanto a lui il fratello Sergio, attuale presidente della Repubblica, che lo prese tra le sue braccia.

Questa stessa zona della città, attorno a via Libertà, cuore urbano del capoluogo, in quegli anni era diventata il crocevia del terrore mafioso: lì vicino, in via Di Blasi, il 21 luglio del '79, era stato ucciso il capo della Mobile Boris Giuliano. Una scia di sangue, iniziata quell'anno, il 26 gennaio, con l'uccisione del giornalista Mario Francese. Il successivo 9 marzo era stata la volta del segretario provinciale della Dc, Michele Reina. Il 25 settembre del '79 furono ammazzati il giudice Cesare Terranova e il maresciallo Lenin Mancuso.

La vicenda giudiziaria è stata lunga e complessa. E non definitiva. Come mandanti sono stati condannati all'ergastolo i boss della commissione di Cosa nostra (Toto' Riina e Michele Greco su tutti, con gli altri esponenti della cupola: Bernardo Provenzano, Bernardo Brusca, Pippo Calo', Francesco Madonia e Antonino Geraci). L'inchiesta, però, non è riuscita a identificare né i sicari né i presunti mandanti esterni. headtopics.com

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Nel 2018 la procura di Palermo ha riaperto l'inchiesta sull'omicidio. Nel mirino ancora una volta i Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, il cui capo, il terrorista nero Giusva Fioravanti, riconosciuto dalla vedova di Piersanti Mattarella, Irma Chiazzese, fu processato e definitivamente assolto dall'accusa di essere stato il killer.

Dal punto di vista processuale la collaborazione tra"neri" e mafiosi, in vari fatti e azioni delittuose, basata su un presunto scambio di favori tra mafia e terrorismo di estrema destra, era già stata più volte sostenuta, ad esempio per la strage del dicembre 1984 del Rapido 904.

C'è poi l'ultimo capitolo sulle armi che uccisero Piersanti Mattarella e il giudice antiterrorismo Mario Amato: sono dello stesso tipo, una Colt Cobra calibro 38 Special, ma non c'è alcuna certezza sulla loro identità: non si può dire cioéche il presidente della Regione Sicilia e il giudice, assassinati rispettivamente a Palermo e a Roma, nell'arco di poco meno di sei mesi, nel 1980, siano stati uccisi con la stessa pistola.

Provenzano:"Fu dichiarazione di guerra contro lo Stato""Io sono nato dopo l'omicidio di Piersanti Mattarella e penso a tutto quel tempo che è passato, ai familiari che ancor aspettano parole di verità per quell'omicidio. Sappiamo che si sono riaperte inchieste che gettano ombre inquietanti sull'intreccio tra mafia e politica. Noi attendiamo fiduciosi gli esiti ma sappiamo benissimo cosa significò quell'assassinio che fu una dichiarazione di guerra, un atto di guerra della mafia allo Stato. A 40 anni di distanza dalla morte di Piersanti Mattarella emerge sempre di più la levatura nazionale della sua figura. Un uomo che ha tenuto alta la dignità della politica e delle istituzioni, oltre che il nome della Sicilia e di Palermo, nella sua battaglia per lo sviluppo e contro la mafia". Lo ha detto il ministro Giuseppe Provenzano. headtopics.com

Maria Falcone."Diradare ombre inquietanti""Piersanti Mattarella pagò con la vita la sua battaglia contro l'illegalità e la criminalità. Per questo, per noi tutti, a dispetto del tempo trascorso, resta un esempio attuale di impegno politico". Lo afferma Maria Falcone, presidente della Fondazione Falcone. "Mattarella portò avanti la sua azione di rinnovamento della politica pur essendo consapevole dei rischi che correva. Il suo assassinio segnò il momento più drammatico di una stagione in cui la mafia dichiarò guerra alla nostra democrazia e alle istituzioni repubblicane". Un attacco che,"per ferocia e pericolosità sarebbe stato eguagliato solo dalle stragi degli anni '90". Due fasi tragiche "della storia recente della Sicilia, che hanno segnato il tentativo di Cosa nostra di fermare col sangue l'azione di chi nella politica, nelle istituzioni, nella magistratura e nella società civile, aveva provato a spezzare collusioni e complicità e fermare lo strapotere mafioso". Nonostante siano passati 40 anni,"restano però molti, troppi interrogativi su mandanti ed esecutori di quel vile agguato, il Paese aspetta ancora risposte su un episodio che presenta ombre inquietanti. Arrivare alla verità è il solo modo di onorare la memoria dei nostri caduti".

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