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Ogni età ha i suoi superpoteri

Dal momento in cui mettiamo piede in questo mondo fino a quando ne usciamo, noi esseri umani abbiamo un grande potenziale. Ecco come ricavare il massimo da ogni periodo. L’articolo di New Scientist.

22/07/2021 18.27.00

Dal momento in cui mettiamo piede in questo mondo fino a quando ne usciamo, noi esseri umani abbiamo un grande potenziale. Ecco come ricavare il massimo da ogni periodo. L’articolo di New Scientist.

Molti pensano che l’età tra i venti e i trent’anni sia la migliore della vita prima di affrontare un lento declino. Eppure ogni fase della vita porta con sé nuovi punti di forza, persino la terza età. Ecco come ricavare il massimo da ogni periodo. Leggi

, qualità che possono aiutare gli atleti a tenere il ritmo durante gare di resistenza e a sostenere al meglio l’inevitabile carico di stress e stanchezza. Questo può controbilanciare i primi stadi del declino fisiologico trasformando i trent’anni in un momento d’oro per gli atleti.

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Il cervello sta inoltre guadagnando sicurezza e familiarità nella gestione di una vasta gamma di abilità cognitive. Germine ha dimostrato che le prestazioni per quanto riguarda compiti inerenti la memoria di lavoro, come per esempio la capacità di tenere a mente diverse informazioni allo stesso tempo, raggiunge il suo apice intorno ai trent’anni. Non è perciò difficile comprendere quanti benefici possa comportare questo aspetto, dato che il carico di lavoro, tra casa e ufficio, tende ad aumentare nel corso del decennio.

Certamente, giunti a questa età, la velocità di elaborazione mentale è lievemente più bassa, ma questo è un piccolo prezzo da pagare considerando le molte altre abilità che acquisiamo con l’età. “Potrai non essere veloce come quando avevi vent’anni, ma non ne hai più tanto bisogno quando ti occupi di cose in cui ormai sei specializzato”, dichiara Germine. headtopics.com

Quarant’anni: gestione delle emozioni e concentrazione“Ciò che fa davvero paura della mezza età e che sai che dovrai per forza oltrepassarla”: questa battuta si dice sia stata pronunciata dall’attrice e cantante Doris Day. Si potrebbe anche affermare con galanteria che la vita cominci in realtà a quarant’anni, ma per molte persone quest’età può sembrare più l’inizio della fine.

La mezza età non è sempre stata vista in questo modo. Nei dipinti del rinascimento che ritraggono le età della vita spesso si vede questo decennio rappresentato come un leone, simbolo di forza e di coraggio. Non è ben chiaro perché oggi abbiamo un’idea ben più negativa, ma Margie Lachman, responsabile del Lifespan Development Lab alla Brandeis University del Massachusetts, suggerisce che ciò può essere ricollegato alla pressione che comincia ad aumentare dai trenta in poi. “Al giorno d’oggi la mezz’età è un periodo di forte stress, molto più che in passato”, sostiene Lachman. “Le persone si trovano nel bel mezzo della loro vita lavorativa e familiare. E questo può andare a pesare sulla capacità di concentrazione e sul proprio benessere”.

Ci sono, a ogni modo, molte ragioni per essere ottimisti rispetto a questo periodo cruciale. Gli studi di Germine si sono focalizzati anche sul famoso “mind in the eyes test” – o test degli occhi – che chiede alle persone di dedurre gli stati emotivi di alcuni soggetti da piccole differenze nelle espressioni facciali. Ha così scoperto che le persone ultraquarantenni totalizzano punteggi più elevati. Questo, suggerisce la ricercatrice, può essere dovuto all’esperienza. “Pensiamo che ciò sia dovuto alla mole di sfumature sociali che una persona impara a conoscere durante tutta la vita”.

Germine ha rilevato schemi simili in un test basato sulla forte richiesta di attenzione: ai partecipanti veniva chiesto di osservare diverse scene che sfumavano l’una nell’altra e di adattare la loro risposta in base a ciò che vedevano – premere la barra spaziatrice quando vedevano una città, lasciare il tasto quando vedevano una montagna. A dispetto della difficoltà – e noia – nello svolgere questo compito, i quarantenni hanno trovato headtopics.com

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molto più facile portarlo a terminerispetto ai ventenni.È interessante notare che nelle società tradizionali di cacciatori-raccoglitori sono gli individui di mezz’età a reperire le maggiori quantità di risorse. Secondo vari studi antropologici, i cacciatori-raccoglitori spesso impiegano anni e decenni ad apprendere e gestire certe abilità, le quali continuano a evolvere tra i quaranta e i cinquant’anni.

Ci sono degli aspetti negativi nel raggiungimento di questa età, d’altro canto. La pelle tende a perdere parte della sua elasticità e il grasso corporeo comincia ad accumularsi intorno alla vita. Ma dopo un calo iniziale,la felicità tenderà ad aumentare di nuovo

alla fine del decennio e all’inizio di quello successivo.Contrariamente all’opinione popolare, sembra che gli esseri umani si siano evoluti per fiorire dalla mezza età in poi.Cinquanta e sessant’anni: i frutti dell’intelligenza cristallizzataA meno che non si sia estremamente fortunati, giunto ai cinquanta e ai sessanta il nostro corpo avrà cominciato a rallentare, ma non c’è motivo di smettere di prendersi cura della propria salute. Un numero sempre maggiore di studi dimostra che il quadro psicologico e lo stile di vita continuano a far sentire i loro effetti nelle età più avanzate. “Nella maggior parte dei casi, il modo in cui invecchiamo è nelle nostre mani”, dichiara Lachman.

In passato gli scienziati non erano soliti sostenere i benefici dell’attività fisica per le persone mature. Partendo dal preconcetto che questa fosse una parte della vita in cui inevitabilmente il fisico degrada, l’approccio generale era di incoraggiare le persone a non farsene una malattia e ad accettarlo serenamente. “Si tendeva a pensare che un esercizio fisico intenso fosse pericoloso per le persone di una certa età, che avrebbero potuto soffrire di attacchi di cuore oppure cadere e magari rompersi qualche osso”, dice Lachman. headtopics.com

Una ricerca portata avanti da Lachman ha contribuito a cambiare quest’ottica. A metà degli anni novanta del secolo scorso, il team della scienziata ha iniziato a seguire più di tremila persone di età compresa tra i 32 e gli 84 anni. Nel corso di un decennio, lo stato generale di salute dei soggetti partecipanti alla ricerca è stato tenuto sotto controllo analizzando principalmente tre fattori: l’attività fisica svolta, la loro rete di supporto sociale e il loro senso di controllo sulla propria vita.

In termini di salute generale, Lachman ha rilevato che i soggetti di età compresa tra i cinquanta e i settanta che ottenevano buoni punteggi rispetto a questi fattorisomigliavano molto di piùai soggetti di età compresa tra i trenta e i cinquanta presi in esame in quello studio rispetto ai loro coetanei.

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Da qui si deduce la molteplicità di interventi possibili. “Promuovere l’esercizio di gruppo o condividere i propri successi, ottenuti grazie all’esercizio fisico, con i propri amici e familiari può essere un modo per aumentare la propria attività e anche il supporto sociale, fattori questi entrambi molto benefici per la salute, dichiara Lachman. Allo stesso tempo, la psicoterapia può aiutare le persone a cambiare la

sensazione di controllo, incoraggiandole a vedere il potenziale che hanno per cambiare le proprie vite in maniera positiva.Si può essere proattivi in maniera similare rispetto alla nostra attività cognitiva. Secondo gli studi di Germine, l’intelligenza cristallizzata – la mole di conoscenze, fatti e capacità che accumuliamo durante la nostra vita, come per esempio l’ampiezza del nostro vocabolario personale, raggiunge il suo apice tra i cinquanta e i settant’anni. Grazie a questo, si dovrebbe avere una capacità di espressione di gran lunga maggiore rispetto ai ventenni o trentenni. Questo accumulo di sapere potrebbe essere anche responsabile, per alcuni soggetti, della ridotta capacità di elaborazione rapida misurata grazie alcuni test nelle persone più anziane. In fondo, reperire un’informazione è più difficile se la mole di conoscenze tra cui andare a cercarla è maggiore.

Certamente, potrà capitarvi di vivere degli episodi di smemoratezza; eppure una ricerca condotta da Dayna Touron dell’Università di Greensboro, nel North Carolina, ha dimostrato che gli anziani sono fortemente pessimisti rispetto allo stato della loro memoria, il che può scoraggiarli senza evidente motivo a esercitare la propria mente. Per esempio quando sono alla guida potrebbero usare il Gps per paura di dimenticare la strada, eppure spesso, se messi sotto pressione, sono in grado di ricordare il giusto tragitto.

Quest’abitudine di evitare di esercitare la memoria può velocizzare la perdita di capacità, quindi è molto importante non permettere ai giudizi pessimisti di divenire profezie. Fortunatamente, al giorno d’oggi vi sono moltissime prove del fatto che le persone che continuano a imparare nuove cose e a mettere alla prova le proprie capacità tendono a mantenere il proprio cervello più in salute nella terza età. Può trattarsi di imparare a parlare una nuova lingua oppure a suonare uno strumento o anche un’abilità manuale, come ad esempio fare le trapunte, qualsiasi cosa che sia abbastanza complessa da tenere la mente in allenamento.

Sia che si tratti dei nostri cervelli, sia che si tratti dei nostri corpi, la questione è usarli o perderli.Settanta e oltre: massima saggezza e capacità decisionaleSe si desidera rimanere in salute, un’attività regolare e impegnativa è essenziale quando si attraversano e superano i settanta anni. “Non è mai troppo tardi per fare dei cambiamenti”, sostiene Lachman. Per esempio, uno studio ha dimostrato che un programma di allenamento della forza muscolare è stato in grado di migliorare le capacità motorie di soggetti novantenni. Allo stesso tempo, potremmo cominciare ad apprezzare la saggezza acquisita durante la vita e provare a metterla a frutto.

pubblicitàQuesto potrebbe anche suonare come un cliché, ma Igor Grossmann dell’Università di Waterloo in Canada, ha ideato dei test capaci di misurare i vari elementi del “wise reasoning” – la tendenza a ragionare in modo complesso e i cambiamenti relativi all’età si sono rivelati fondamentali. In un tipico test, ai partecipanti viene somministrato un testo che descrive un conflitto personale o politico e viene chiesto loro di discutere quali potrebbero essere i possibili sviluppi. Alle loro risposte viene poi attribuito un punteggio basato su qualità come l’umiltà intellettuale (ossia la capacità di ammettere ciò che non si sa), l’abilità di adottare diverse prospettive e la capacità di trovare un compromesso. Prese nel loro insieme, queste caratteristiche sono ritenute la struttura base del concetto generale di saggezza che è stato promosso dai filosofi attraverso le varie epoche.

Grossmann ha rilevato chedalle persone prese in esame rispetto alwise reasoningsono spesso strettamente collegati con vari indicatori della soddisfazione rispetto al proprio stile di vita e alla qualità delle relazioni sociali, piuttosto che agli indicatori tradizionali delle abilità cognitive come il quoziente intellettivo. Le persone più anziane

hanno rivelato di eccellerein questi test in confronto ai partecipanti di mezz’età o più giovani. La qualità generale dei nostri processi decisionali sembra effettivamente aumentare costantemente durante la vita.Le nostre impressionanti abilità in tutte e sette le fasi della vita rendono chiaro ed evidente che non c’è un solo periodo di splendore: ogni decennio può essere considerato un momento d’oro in una forma o in un’altra. Dal momento in cui mettiamo piede in questo mondo fino a quando ne usciamo, noi esseri umani abbiamo un grande potenziale.

(Traduzione di Maria Chiara Benini) Leggi di più: Internazionale »

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