Neppure la pandemia ferma la prostituzione coatta. Sos del volontariato anti-tratta

Neppure la pandemia ferma la prostituzione coatta. Sos del volontariato anti-tratta

31/01/2021 16.50.00

Neppure la pandemia ferma la prostituzione coatta. Sos del volontariato anti-tratta

Sempre più donne schiavizzate. «Sono i bancomat della criminalità organizzata», spiegano alla Papa Giovanni XXIII

15:01ROMA.Più nascoste ma sempre incatenate ai marciapiedi. «In lockdown o in zona rossa, arancione o gialla varia solo la loro visibilità- sottolineano gli operatori che le soccorrono in aree periferiche e in località isolate-. Il turpe mercato di carne umana non conosce flessioni. Resiste persino alla chiusura delle città». La battezzò «Casa fra le nuvole» il suo fondatore don Oreste Benzi, l’“infaticabile apostolo della carità” (secondo la definizione di Benedetto XVI) che il Vaticano sta per beatificare.

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Sotto ricattoQui, in una località protetta dell’Appennino tra Marche e Umbria, vengono accolte e messe al sicuro le “donne crocifisse”, cioè le vittime della tratta che la Comunità Papa Giovanni XXIII strappa ogni notte a sfruttatori senza scrupoli lungo le mille strade della prostituzione. Sono arrivate in Italia dall’Africa e dall’Europa orientale per ridursi a “bancomat” dei loro aguzzini che le schiavizzano, brutalizzano e ricattano. Neppure la pandemia di Covid ha interrotto quello che per volume d’affari è il terzo business illegale dopo il traffico di droga e di armi. Anzi il pericolo del contagio le costringe ancora più a sottostare alla tirannia delle organizzazioni criminali che gestiscono il mercimonio coatto. La prostituzione è un fenomeno difficile da quantificare, in quanto illegale nella maggior parte degli Stati del pianeta.

Protettore nel 90% dei casiSecondo una relazione della fondazione Scelles, la prostituzione ha una dimensione globale che coinvolge circa 44 milioni di persone, di cui il 90% dipende da un protettore. Sulle orme del padre spirituale, da vent’anni don Aldo Buonaiuto dedica la sua vita alle ragazze della “casa tra le nuvole”. Spiega il sacerdote anti-tratta: «La prostituzione è un male in sé ed è accompagnata da altri mali, quindi non può mai essere favorita. Come il furto non può essere regolamentato ma va solo rigettato, così anche la prostituzione va respinta. Il meretricio, anche se fosse il frutto di una scelta personale, è incompatibile con i valori dell’individuo». A confermarne la disumanità, sottolinea a headtopics.com

Stampa.itdon Buonaiuto, autore del libro “Donne crocifisse” (con la prefazione di papa Francesco), è la persistenza anche in pandemia: «Neanche l’emergenza sanitaria arresta la vendita di esseri umani fragili e indifesi. La Carta Ue dei diritti fondamentali sancisce che la dignità della persona umana è inviolabile e va tutelata. Sulle strade ogni notte è un inferno».

FrontieraProsegue il sacerdote di frontiera della Comunità Papa Giovanni XXIII, oggi guidata da Paolo Ramonda. «Il mio primo contatto con il mondo della prostituzione è avvenuto molti anni fa, rientrando a casa in macchina con i miei genitori.- Una sera, tornando dalle colline del fermano, nelle Marche, passammo in una zona molto conosciuta per la presenza di donne che si prostituivano lungo il litorale adriatico chiamata le Fratte di Porto Sant’ Elpidio. Tutte le sere c’erano decine di ragazze e un veicolare impazzito di automobili che bloccavano il traffico tutta la notte. Ricordo che, incuriosito, chiesi ai miei genitori come mai non si andava avanti, io avevo circa sette anni, mia madre mi rispose che era a causa del mercato delle pelli. Anche se era di sera molto tardi, credetti a quello che mi venne detto avendo parenti imprenditori nel settore del pellame». E aggiunge: «Solo molto tempo dopo, quando iniziai ad andare per quelle stesse strade con don Oreste Benzi, ricordai le parole di mia madre. Che in fondo non si discostavano così tanto dalla realtà, visto che queste ragazze, per i tanti clienti, rappresentavano davvero solo della pelle, della carne in vendita da utilizzare e gettare via».

Le “sorelline” Leggi di più: La Stampa »

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