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Nella commissione di Von Der Leyen il nodo da sciogliere sarà il ruolo dell’Italia - La Stampa - News dall'Italia e dal mondo

Nella commissione di Von Der Leyen il nodo da sciogliere sarà il ruolo dell’Italia

04/07/2019 08.17.00

Nella commissione di Von Der Leyen il nodo da sciogliere sarà il ruolo dell’Italia

A calcio Germania-Italia è una classica. La Germania è sempre favorita. L’Italia spesso sorprende. I giochi di Bruxelles e Francoforte sono molto più complessi – non fosse altro perché le squadre in campo non sono due – ma i pronostici sono molto simili: i tedeschi svettano, gli italiani fanno melina difensiva. Berlino si è già aggiudicata la Presidenza della Commissione. Roma, pur segnando il gol della bandiera con l’elezione di David Sassoli alla Presidenza del Parlamento, è indebolita. L’uno e l’altro risultato rispecchiano sia i rispettivi rapporti di forza sia circostanze contingenti. La Germania è indiscusso Paese leader dell’Ue orfana del Regno Unito, l’Italia è terzo con qualche affanno. Da decenni non c’era un Presidente della Commissione tedesco. Ci guadagna la trasparenza: meno bisogno che Berlino pesi su Bruxelles dietro le quinte. Noi avevamo tre italiani in posizioni apicali: Mario Draghi alla Banca Centrale Europea, Federica Mogherini Alto Rappresentante Ue, Antonio Tajani Presidente del Parlamento europeo; non potevano durare. Col tortuoso negoziato si è concluso il primo tempo. Comincia il secondo: quello per il controllo della macchina, in particolare della Commissione. I tedeschi partono in forte vantaggio. All’arrivo a Bruxelles Ursula von der Leyen trova una Bruxelles germanizzata, con tre connazionali nei tre posti chiave di Segretario Generale: Martin Selmayr, della Commissione; Helga Schmid, del Servizio Europeo di Azione Esterna; Klaus Welle, del Parlamento. Tedesco anche il Presidente della Banca Europea Investimenti, Werner Hoyer. La partenza del potentissimo Selmayr, vero regista della Commissione Juncker, è data per scontata. Non ci può essere un Segretario Generale della stessa nazionalità del Presidente. Tornare al ruolo di Capo di Gabinetto? Improbabile; e ci si può domandare se lo voglia, o ancor più se Von der Leyen voglia un servo padrone. Helga Schmid terminerà il mandato nel 2020. Nel giro di un anno, l’impronta tedesca a Bruxell

STEFANO STEFANINI04 Luglio 2019A calcio Germania-Italia è una classica. La Germania è sempre favorita. L’Italia spesso sorprende. I giochi di Bruxelles e Francoforte sono molto più complessi – non fosse altro perché le squadre in campo non sono due – ma i pronostici sono molto simili: i tedeschi svettano, gli italiani fanno melina difensiva.

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Berlino si è già aggiudicata la Presidenza della Commissione. Roma, pur segnando il gol della bandiera con l’elezione di David Sassoli alla Presidenza del Parlamento, è indebolita. L’uno e l’altro risultato rispecchiano sia i rispettivi rapporti di forza sia circostanze contingenti.

La Germania è indiscusso Paese leader dell’Ue orfana del Regno Unito, l’Italia è terzo con qualche affanno. Da decenni non c’era un Presidente della Commissione tedesco. Ci guadagna la trasparenza: meno bisogno che Berlino pesi su Bruxelles dietro le quinte. Noi avevamo tre italiani in posizioni apicali: Mario Draghi alla Banca Centrale Europea, Federica Mogherini Alto Rappresentante Ue, Antonio Tajani Presidente del Parlamento europeo; non potevano durare. headtopics.com

Col tortuoso negoziato si è concluso il primo tempo. Comincia il secondo: quello per il controllo della macchina, in particolare della Commissione. I tedeschi partono in forte vantaggio. All’arrivo a Bruxelles Ursula von der Leyen trova una Bruxelles germanizzata, con tre connazionali nei tre posti chiave di Segretario Generale: Martin Selmayr, della Commissione; Helga Schmid, del Servizio Europeo di Azione Esterna; Klaus Welle, del Parlamento. Tedesco anche il Presidente della Banca Europea Investimenti, Werner Hoyer.

La partenza del potentissimo Selmayr, vero regista della Commissione Juncker, è data per scontata. Non ci può essere un Segretario Generale della stessa nazionalità del Presidente. Tornare al ruolo di Capo di Gabinetto? Improbabile; e ci si può domandare se lo voglia, o ancor più se Von der Leyen voglia un servo padrone. Helga Schmid terminerà il mandato nel 2020. Nel giro di un anno, l’impronta tedesca a Bruxelles si sarà pertanto stemperata. Rimarrà il peso della nuova Presidente della Commissione, con un forte profilo politico nella Cdu, a lungo «delfino» di Merkel. Ai tedeschi rimane inoltre una rete di posizioni alte e intermedie in snodi chiave della Commissione, specie economici, pazientemente costruita nel tempo.

Non è tutto rose e fiori. Von der Leyen farà i conti con la fragilità del suo stesso governo, rivelata dalla paradossale astensione sulla sua nomina. Merkel ha pagato il prezzo alto della rinuncia alla Presidenza della Bce per il suo candidato, Jens Weidmann. Non è una sconfitta. Poteva avere l’una o l’altra, non entrambe. E’ però un rigore parato dall’Italia. Weidmann aveva votato contro l’acquisto di titoli, anche italiani, da parte della Bce («Outright Monetary Transactions»), determinante nel salvataggio dell’euro, e temevamo la sua guida si sarebbe tradotta in un’inversione di marcia. Christine Lagarde è più rassicurante.

L’Italia era in posizione di obiettiva debolezza per variabili indipendenti: la spada di Damocle della procedura d’infrazione, mentre l’arresto di Carola Rackete non ci ha valso simpatie a Berlino. Giuseppe Conte negoziava e limitava i danni, il resto del governo non l’aiutava. Ora la partita si gioca sulla capacità di Roma d’influire sugli assetti della futura Commissione. Innanzitutto, il Commissario che ci spetta. Vogliamo un portafoglio economico. Occorre un candidato che sia votabile dal Parlamento dove il gialloverde non è colore di maggioranza. Poi, stiamo per perdere, causa anagrafe, il Direttore Generale per la cooperazione, Stefano Manservisi. Non possiamo aspettarci un automatismo (italiano per italiano), dovremo rifarci su altre posizioni. Nei livelli medio-alti siamo leggermente sotto la media; la guardia va tenuta alta anche in vista di posti britannici che si liberano. headtopics.com

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Nella partita delle prossime settimane e mesi la Germania è l’eterna favorita. L’Italia non è in campo a mani vuote. Può vantare qualche credito con Ursula von der Leyen: è Presidente anche perché l’Italia si era opposta al precedente pacchetto. Fra Ue, Bce e Bei l’impronta è franco-tedesca. Vedersela con Berlino e Parigi non è facile, ma interlocutori di Helsinki o L’Aja sarebbero ancora più ostici. Ce la possiamo giocare. Certo occorre gioco di squadra – di tutto il governo.

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