Morto Franco Cordero, il giurista che inventò il 'Caimano'

Morto Franco Cordero, il giurista che inventò il 'Caimano'

08/05/2020 23.15.00

Morto Franco Cordero, il giurista che inventò il 'Caimano'

Raffinato uomo di legge, anticlericale, intellettuale militante si è spento a 92 anni. Indimenticabili le sue polemiche contro Berlusconi al quale

Allievo di Giuseppe Greco, ha insegnato in diverse Università italiane, tra cui Trieste, Torino, Roma, dove ha chiuso nel 2002 la propria brillante carriera accademica. Ma certamente l'esperienza che più lo ha segnato, diffondendo il suo nome anche all'estero, è stato l'insegnamento alla Cattolica di Milano, allora diretta da Agostino Gemelli, iniziato nel 1960. Entrato in conflitto per la sua posizione di intransigente polemica nei confronti della parte più retriva della gerarchia ecclesiastica, è stato espulso dalla Cattolica, scatenando quello che, sulle pagine dei quotidiani italiani e stranieri, ha assunto il nome di "caso Cordero". L'occasione dello scontro, non cercato ma neanche evitato da Cordero, è stata la pubblicazione del testo intitolato Gli osservanti (1967) ma soprattutto il successivo romanzo Genus che nel 1969 gli costerà l’allontanamento dalla cattedra. Accusato di eterodossia e attaccato frontalmente dalla destra cattolica, Cordero ha risposto con altrettanta nettezza, scatenando una polemica arrivata perfino alla Corte Costituzionale.

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Guerra in Ucraina, caccia continua ai crimini dei russi

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Fotografia, è morto Bob Krieger, famoso per i suoi ritratti da Armani ad AgnelliHa documentato il boom della moda italiana degli anni '80. Mistero sulla causa del decesso, avvenuto a 84 anni a Santo Domingo.

Morto Bob Krieger, ritrattista dei grandiScomparso a 84 anni il fotografo che ha immortalato tanti volti noti

Addio a Luca Nicolini, è morto il fondatore del Festivaletteratura di MantovaAddio al libraio Luca Nicolini, presidente del comitato organizzatore del Festivaletteratura di Mantova, di cui era stato il fondatore nel 1997 insieme ad altri sette cittadini, prima rassegna culturale nata in Italia destinata al grande pubblico e grazie al suo straordinario successo (122.500 presenze alla XXIII edizione, dal 4 all'8 settembre 2019), ben presto imitata da tanti altri festival tematici nel nostro Paese. Aveva 66 anni. Nicolini, titolare della libreria mantovana Nautilus, si è spento, nella notte tra giovedì 7 e venerdì 8 maggio, dopo una lunga malattia legata a un tumore, circondato dall'affetto della moglie Carla Bernini e dei due figli. Era nato a Mantova il 28 ottobre 1953. Nel 1980 aveva contributo alla costituzione della Cooperativa Librai Mantovani. Libraio dal 1979, profondamente innamorato della narrativa e della lettura, uomo dalla grande cultura direttamente proporzionale alla sua modestia, come lo ricordano amici e collaboratori, con la sua 'creatura' Nicolini è riuscito a portare Mantova al centro del mondo letterario (tutti i romanzieri big sono passati dalla città lombarda ospiti della kermesse), facendone un punto di riferimento per gli autori e gli editori italiani e stranieri. Nonostante la malattia, scoperta nell'autunno scorso, fino a poche settimane fa Nicolini ha lavorato all'organizzazione della prossima edizione del festival programmata dal 9 al 13 settembre 2020. Il Festivaletteratura è stato ideato nel 1997 da Luca Nicolini e dalla moglie Carla Bernini, anche lei professionalmente impegnata nella libreria Nautilus, con Laura Baccaglioni, Annarosa Buttarelli, Francesco Caprini, Marzia Corraini, Paolo Polettini e Gianni Tonelli. Gli otto privati cittadini, di professioni diverse, si sono costituiti subito in Comitato Organizzatore per dar vita alla manifestazione, caratterizzata dall'idea di svolgere incontri tra autori e pubblico di lettori in piazza o in palazzi e teatri. Dalla prima edizione ad oggi, il Comitato Organizzato

È morto il fotografo Bob Krieger, ritrattista di Armani e AgnelliConsiderato uno dei più grandi ritrattisti internazionali, ha immortalato i volti più noti della politica, dell'industria, dello spettacolo, della cultura, dello sport, della moda

Franco Baresi compie 60 anni: «Milan? È la mia vita. Sacchi, un genio rivoluzionario»L’ex capitano rossonero: «So che torneremo in alto. Con Rangnick? Mai essere prevenuti verso le novità. Anche se Pioli è un bravo allenatore» Sacchi un genio ? Baresi non sta bene ..

È morto Florian Schneider, «saltatore d’asta» elettronico che coi Kraftwerk portò la Germania al centro del popUn’estetica mai vista, suoni prima confinati agli angoli delle canzoni, perdipiù in tedescoquesti gli ingredienti della band di cui lui fu fondatore e pioniere Addio

Con Franco Cordero scompare una delle figure più raffinate e poliedriche della cultura italiana contemporanea. Ma anche un intellettuale militante, impegnato in battaglie civili contro il lato oscuro del potere politico ed ecclesiastico italiano. Nato a Cuneo nel 1928, ha attraversato l'ultimo secolo, lasciando una traccia indelebile non solo nel campo del diritto di cui è stato riconosciuto maestro, ma anche in quelli della riflessione filosofica, teologica, antropologica. E infine nella letteratura con una serie di romanzi - tra i quali Opus, Bellum civile, L'armatura - di lettura non semplice, ma scritti con uno stile personalissimo che gli assegna un ruolo non secondario nella letteratura degli ultimi decenni. Allievo di Giuseppe Greco, ha insegnato in diverse Università italiane, tra cui Trieste, Torino, Roma, dove ha chiuso nel 2002 la propria brillante carriera accademica. Ma certamente l'esperienza che più lo ha segnato, diffondendo il suo nome anche all'estero, è stato l'insegnamento alla Cattolica di Milano, allora diretta da Agostino Gemelli, iniziato nel 1960. Entrato in conflitto per la sua posizione di intransigente polemica nei confronti della parte più retriva della gerarchia ecclesiastica, è stato espulso dalla Cattolica, scatenando quello che, sulle pagine dei quotidiani italiani e stranieri, ha assunto il nome di "caso Cordero". L'occasione dello scontro, non cercato ma neanche evitato da Cordero, è stata la pubblicazione del testo intitolato Gli osservanti (1967) ma soprattutto il successivo romanzo Genus che nel 1969 gli costerà l’allontanamento dalla cattedra. Accusato di eterodossia e attaccato frontalmente dalla destra cattolica, Cordero ha risposto con altrettanta nettezza, scatenando una polemica arrivata perfino alla Corte Costituzionale. Da allora la sua persona è diventata occasione di continue controversie. Attaccato dagli ambienti confessionali, è diventato per altri una bandiera di indipendenza e di libero pensiero. I suoi scritti, alcuni memorabili, vanno dalla tecnica giuridica - il suo manuale di procedura penale, ristampato più volte, costituisce ancora riferimento essenziale per gli studi di diritto - alla filosofia, alla teologia, all'antropologia. Ciò che di essi colpisce è la straordinaria miscela di erudizione e originalità, di filologia e di spregiudicatezza ermeneutica. Se la sua monumentale biografia di Savonarola in quattro volumi contiene ancora una miniera di informazioni per gli studiosi, il suo Commento alla Lettera ai Romani di Paolo di Tarso continua a sorprenderci per la radicalità della sua interpretazione, allo stesso tempo fedele ed estrema. Oggi, in una cultura accademica sempre più proclive a uno specialismo senza nerbo, la vastità e la poliedricità del suo sapere restano una sorta di unicum con cui è difficile stabilire confronti. Ma questa molteplicità di interessi e di linguaggi non sfocia mai in una sorta di vacuo eclettismo, tanto meno in divulgazione. Al contrario il suo stile di scrittura, a volte denso fino all'ermetismo, costituisce per il lettore una sfida che non può lasciare indifferenti. Si può anzi dire che, nonostante l'ampiezza di orizzonti della sua cultura, tutti i suoi testi sembrano convergere verso un fuoco centrale, al contempo teoretico ed etico-politico. La forza - nel senso pieno del termine - di Cordero stava nel rifiutare ogni compromesso, ogni risposta troppo facile a questioni complesse, come quella del rapporto tra sacro e profano, teologia e politica, eternità e tempo. Tra di essi, per Cordero, non c'è possibilità di sintesi dialettica. Ma continua tensione tra poli irriducibili, necessari l'uno ad illuminare l'altro non per analogia, ma per contrasto. Egli c'insegna che le grandi contraddizioni, nella vita e nel pensiero, non hanno mai soluzioni facili. Il suo - potremmo dire - è un pensiero teologico-politico consapevole del rischio di ogni sovrapposizione tra teologia e politica. Come è impossibile fondare razionalmente il sacro, così va evitato ogni sacralizzazione del potere. Che anzi è ciò che Cordero ha combattuto per tutta la vita. Alla fine dell'insegnamento universitario Cordero ha potenziato il proprio impegno politico attraverso una serie di interventi, articoli, polemiche rimaste insuperate per la loro radicalità e anche fantasia semantica. Come dimenticare le vere e proprie invenzioni lessicali, come quelle indirizzate contro Berlusconi, identificato ora con il "Caimano", ora con un Mackie Messer contemporaneo? Le sue polemiche nei confronti del collasso della cultura politica italiana dei due ultimi decenni hanno avuto un tono aspro e duro, come era il suo carattere. Oggi forse non sono più di moda. Ma basta rileggere alcuni suoi titoli - da Nere lune d'Italia a Morbo italico - per accorgersi che quei libri parlano ancora di noi. La sua etica, lucida e disperata, è una luce della quale c'è ancora bisogno. Il suo discorso, leopardiano, sopra lo stato presente dei costumi italiani non ha smesso di interpellarci. Esso attende ancora una risposta e una promessa di riscatto all'altezza delle sue domande.