Mihajlovic: «Quando Caniggia fregava Boskov che non conosceva i telefonini»

Mihajlovic: «Quando Caniggia fregava Boskov che non conosceva i telefonini»

14/03/2021 13.24.00

Mihajlovic: «Quando Caniggia fregava Boskov che non conosceva i telefonini»

Il racconto di Sinisa: «Caniggia aveva dato a Vujadin, che ti chiamava ogni giorno a casa alle 23 solo il numero del telefonino, così pensava che lui non uscisse mai»

EmailIl calcio è pieno di storie, aneddoti, curiosità. Ieri, sabato 13 marzo, nella conferenza stampa di vigilia della sfida contro la Sampdoria,ne ha raccontata una legata ai cellulari. Il tecnico del Bologna ha parlato diuna storia risalente a quando giocava nella Roma

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– suo primo club italiano, che lo aveva acquistato dalla Stella Rossa – nel 1992.Caniggia, il più furbo«Erano appena usciti i cellulari - comincia Sinisa-. Come tutti gli allenatori dell’epoca,Boskov chiamava a casa alle 23per vedere se fossi uscito o no. Una sera andai a cena con Caniggia, tornai per le undici e mezza e la governante mi disse che aveva chiamato. Provai a richiamarlo ma non mi rispose». L’allenatore dell’allora tecnico della Roma, che con la Sampdoria aveva vinto uno scudetto storico nel 1991, non la prese bene: «Il giorno dopo era arrabbiato. “Voi non siete professionisti! Sinisa, tu dov’eri ieri?”. Gli dissi che ero andato a mangiare, ma non ero tornato di notte. “Siete tutti così, qui il più grande professionista è Claudio”. Ho pensato come fosse possibile perché lui era a cena con me, ma per Boskov era rimasto a casa. Così chiesi spiegazioni a Caniggia. “Io gli ho dato il numero di cellulare, così quando mi chiama gli dico che sto sempre a casa”, mi rispose. All’epoca i telefoni non li conoscevano tutti».

Ferrero e Morandi con Sinisa in ospedaleUna storia divertente, ma non l’unica quella raccontata ieri da Sinisa. «Ero in ospedale e stavo male, una mattina mi chiamòMassimo Ferrero(il presidente della Sampdoria) chiedendomi dove fossi. “Aspettami che arrivo”. Era a Roma, si mise in treno e venne. Mi chiamò anche headtopics.com

Gianni Morandiper passarmi a trovare e arrivò prima lui. Poi s’incontrarono in ospedale, non sapevo che si conoscessero. Sono state le due ore più belle della mia vita da degente, sembravano i due vecchietti dei Muppet e io lì a ridere», ha proseguito l’allenatore. Infine, sull’amicizia con

Julio Velasco, storico allenatore di volley della Nazionale italiana che nella sua carriera si è avvicinato anche al calcio, ieri andato a Casteldebole (quartiere generale del Bologna) a parlare di vita, di gestione del gruppo e di tante altre cose: «Lo conobbi ai tempi della Lazio e quando parla è uno spettacolo. Non dice mai cose banali, ma anche se lo fa è il come le dice che ti fa stare lì, appeso ad ascoltare. Col mio staff avevo fatto degli incontri con lui anche in passato: lui è un uomo di sport che però parla di vita, di situazioni, in questo caso di gestione del gruppo, il rapporto eccessivo coi telefonini, la concentrazione, l’atteggiamento mentale. I ragazzi erano molto incuriositi. Sono confronti che possono arricchire e fare bene».

14 marzo 2021 (modifica il 14 marzo 2021 | 09:16) Leggi di più: Corriere della Sera »

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