Mea culpa - La Stampa

Mea culpa

15/11/2019 02.20.00

Mea culpa

Lucette Destouches, seconda moglie di Louis-Ferdinand Céline, è morta a 107 anni il giorno prima del trentennale della caduta del Muro di Berlino. Che coincidenza interessante. L’ultimo segretario del Partito comunista italiano, Achille Occhetto, ha ricordato di come arrivò puntuale al rendez-vous con la storia, in quel 1989, siccome la caduta del Muro fu preceduta da piazza Tienanmen, e lui andò sotto l’ambasciata cinese a protestare: “Se questo è il comunismo, il comunismo è morto”. Lucette, rimasta vedova, per anni impedì la ripubblicazione dei libelli antisemiti del marito (Bagatelle per un massacro, La scuola dei cadaveri), finché non cedette alla disperazione della fame. Invece un terzo libello – Mea culpa – continuò a girare, spesso frainteso. E’ un’invettiva spietata e travolgente contro il comunismo, scritta nel 1936 (con mezzo secolo e milioni di morti di vantaggio su Occhetto, ma vabbè) al ritorno da un viaggio in Unione sovietica, a sentire al tatto il paese della felicità universale, secondo la fama del tempo. Come al solito, Céline parlava di una cosa per parlare di un’altra, e in Mea culpa non fu nemmeno tanto criptico: quel che seduce del comunismo, scrisse, è che uno di questi giorni ci smaschera l’Uomo. Il comunismo, scrisse, è un’assicurazione, è farsi vedere sempre dalla parte del popolo, è l’apoteosi dei predicatori, e più sono farabutti e più predicano, specialmente la grande impostura della felicità; ma alla fine, scrisse, è solo una battaglia di avari contro invidiosi: tutta qui la gran contesa! Non smascherò tanto il comunismo, smascherò l’Uomo. E continua a smascherarlo, oggi, qui. —

Mea culpaLucette Destouches, seconda moglie di Louis-Ferdinand Céline, è morta a 107 anni il giorno prima del trentennale della caduta del Muro di Berlino. Che coincidenza interessante. L’ultimo segretario del Partito comunista italiano, Achille Occhetto, ha ricordato di come arrivò puntuale al rendez-vous con la storia, in quel 1989, siccome la caduta del Muro fu preceduta da piazza Tienanmen, e lui andò sotto l’ambasciata cinese a protestare: “Se questo è il comunismo, il comunismo è morto”.

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Lucette, rimasta vedova, per anni impedì la ripubblicazione dei libelli antisemiti del marito (Bagatelle per un massacro, La scuola dei cadaveri), finché non cedette alla disperazione della fame. Invece un terzo libello – Mea culpa – continuò a girare, spesso frainteso. E’ un’invettiva spietata e travolgente contro il comunismo, scritta nel 1936 (con mezzo secolo e milioni di morti di vantaggio su Occhetto, ma vabbè) al ritorno da un viaggio in Unione sovietica, a sentire al tatto il paese della felicità universale, secondo la fama del tempo.

Come al solito, Céline parlava di una cosa per parlare di un’altra, e in Mea culpa non fu nemmeno tanto criptico: quel che seduce del comunismo, scrisse, è che uno di questi giorni ci smaschera l’Uomo. Il comunismo, scrisse, è un’assicurazione, è farsi vedere sempre dalla parte del popolo, è l’apoteosi dei predicatori, e più sono farabutti e più predicano, specialmente la grande impostura della felicità; ma alla fine, scrisse, è solo una battaglia di avari contro invidiosi: tutta qui la gran contesa! Non smascherò tanto il comunismo, smascherò l’Uomo. E continua a smascherarlo, oggi, qui. headtopics.com

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