Marco Martini, l’amuleto della Pro nel 2012: “Vi racconto i segreti di quel 10 giugno e del salto in B”

«Sapete perchè abbiamo vinto? Perché eravamo spensierati».

09/06/2020 07.22.00

«Sapete perchè abbiamo vinto? Perché eravamo spensierati».

«Sapete perchè abbiamo vinto? Perché eravamo spensierati». Il segreto di quei playoff che infine il 10 giugno 2012 spedirono la Pro Vercelli in B dopo 64 anni di attesa lo svela oggi, alla vigilia dell’ottavo anniversario, Marco Martini, uno dei leoni più amati di quello squadrone indimenticabile. «Noi ci sentivamo più forti di tutti, ma non perché eravamo presuntuosi, ma proprio perché eravamo spensierati. Avevamo l’adrenalina, ma non la tensione di dover far risultato a tutti i costi - ricorda -. E questo ci ha permesso di arrivare lontano. Sapevamo che avremmo potuto battere tutti i nostri avversari. Avevamo quella consapevolezza e nel contempo leggerezza per cui tutto ci veniva facile». Martini, oggi vice allenatore dell’Alessandria che si giocherà gli spareggi per la B, ricorda con precisione il giorno in cui percepì nitida la sensazione che la Pro avrebbe potuto farcela: «Non è stato né in semifinale né in finale, ma molto prima. Nella sosta tra la fine del campionato e l’inizio degli spareggi promozione, cui noi arrivammo da quinti, per un soffio sul Benevento. Lì ho avuto la sensazione che avremmo vinto. Ci allenavamo alla perfezione, correvamo tutti come matti. Nessuno aveva paura: non c’era tensione, c’era la voglia da parte di tutti di realizzare qualcosa di bello. Di fare l’impresa». Martini è stato un talismano: ha indossato la maglia della Pro per soli 6 mesi, quei mesi gloriosi, ma la bianca casacca è rimasta tatuata sulla sua pelle: «A Vercelli ero arrivato a gennaio, nel mercato invernale, e mi ero subito integrato bene nel gruppo. Un team meraviglioso, con un mister super, senatori che si mettevano a disposizione dei più giovani e under molto interessanti. Ho vissuto una stagione magica. A Vercelli rivivevo le stesse sensazioni che avevo provato a Frosinone, dove avevo ottenuto la promozione in B». E rievoca i playoff dei leoni: la semifinale a Taranto, la finale di Modena. «Quando tornammo dalla Puglia i nostri tifosi ci vennero ad aspettare all’a

Raffaella LanzaRaffaella LanzaPubblicato il09 Giugno 2020«Sapete perchè abbiamo vinto? Perché eravamo spensierati». Il segreto di quei playoff che infine il 10 giugno 2012 spedirono la Pro Vercelli in B dopo 64 anni di attesa lo svela oggi, alla vigilia dell’ottavo anniversario, Marco Martini, uno dei leoni più amati di quello squadrone indimenticabile. «Noi ci sentivamo più forti di tutti, ma non perché eravamo presuntuosi, ma proprio perché eravamo spensierati. Avevamo l’adrenalina, ma non la tensione di dover far risultato a tutti i costi - ricorda -. E questo ci ha permesso di arrivare lontano. Sapevamo che avremmo potuto battere tutti i nostri avversari. Avevamo quella consapevolezza e nel contempo leggerezza per cui tutto ci veniva facile».

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Martini, oggi vice allenatore dell’Alessandria che si giocherà gli spareggi per la B, ricorda con precisione il giorno in cui percepì nitida la sensazione che la Pro avrebbe potuto farcela: «Non è stato né in semifinale né in finale, ma molto prima. Nella sosta tra la fine del campionato e l’inizio degli spareggi promozione, cui noi arrivammo da quinti, per un soffio sul Benevento. Lì ho avuto la sensazione che avremmo vinto. Ci allenavamo alla perfezione, correvamo tutti come matti. Nessuno aveva paura: non c’era tensione, c’era la voglia da parte di tutti di realizzare qualcosa di bello. Di fare l’impresa».

Martini è stato un talismano: ha indossato la maglia della Pro per soli 6 mesi, quei mesi gloriosi, ma la bianca casacca è rimasta tatuata sulla sua pelle: «A Vercelli ero arrivato a gennaio, nel mercato invernale, e mi ero subito integrato bene nel gruppo. Un team meraviglioso, con un mister super, senatori che si mettevano a disposizione dei più giovani e under molto interessanti. Ho vissuto una stagione magica. A Vercelli rivivevo le stesse sensazioni che avevo provato a Frosinone, dove avevo ottenuto la promozione in B». headtopics.com

E rievoca i playoff dei leoni: la semifinale a Taranto, la finale di Modena. «Quando tornammo dalla Puglia i nostri tifosi ci vennero ad aspettare all’aeroporto. Ci fecero una festa bellissima, ma io nella mente pensavo: “Non abbiamo ancora vinto nulla e tutti festeggiano. Chissà cosa accadrà mai se davvero dovessimo andare in B”. A Taranto giocammo una partita perfetta. Non ci scalfì nulla: né i fischi contrari dei tifosi avversari né gli sfottò».

A Modena contro il Carpi fu l’apotesi: «Ci trovammo già in svantaggio al primo minuto, ma quel gol, mi ricordo, non ci tagliò le gambe. In campo nessuno di noi era preoccupato: nessuno disse “E’ finita”. Anzi, ci guardammo e iniziammo a correre ancora più forte, tanto che due minuti dopo trovammo il pareggio con Modolo. Eravamo giganti». E aggiunge: «Io stesso, riguardando il filmato, mi stupisco di come riuscii ad anticipare il difensore Cioffi, con quel colpo di testa con cui colpii la traversa. Io che non sono alto superai lui che invece mi sovrastava in statura. Non so ancora come ho fatto a colpire a quell’altezza, quella palla».

Quella sera, dopo la finale, ad accogliere la squadra in arrivo da Modena, c’erano più di tremila persone: «Che festa al Piola! Arrivammo con il pullman allo stadio, tutti cantavano, tutti applaudivano. E poi c’erano stati anche i fuochi d’artificio. Immagini che non dimenticherò mai. Mi reputo fortunato: vivere quelle emozioni non è da tutti. Pensare al passato mi fa paura, però è bello ricordare certi momenti. Io ora alleno, ma mi manca tanto il calcio giocato. Su questo fronte sono un nostalgico. E’ bello stare in panchina, ma calzare le scarpe con i tacchetti ed entrare in area è un’altra cosa. Se potessi scegliere, tornerei subito in campo». —

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