Mara Navarria: «Dopo Samuele ho fatto carriera» - iO Donna

Mara Navarria, in pedana a Tokyo, la campionessa mondiale di spada 2018 ha conquistato medaglie e riconoscimenti dopo la maternità

11/07/2021 10.38.00

Mara Navarria, in pedana a Tokyo, la campionessa mondiale di spada 2018 ha conquistato medaglie e riconoscimenti dopo la maternità

Mara Navarria, in pedana a Tokyo, la campionessa mondiale di spada 2018 ha conquistato medaglie e riconoscimenti dopo la maternità

«Non è una favola, e non è capitato per caso» commenta il suo percorso Mara. «L’obiettivo di avere un figlio Andrea, mio marito e preparatore atletico, e io l’avevamo ben chiaro e ho sempre pensato di potercela fare a essere atleta e mamma

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(il suo hashtag su Twitter è proprio #mammaatleta ). Ma sono stati la gravidanza e i primi mesi con Samuele a farmi capire che la maternità sarebbe potuta diventare il valore aggiunto della mia attività sportiva».In che senso?La maternità mi ha dato nuovi occhi e ho raggiunto la consapevolezza- questa per me è la parola chiave – di quel che sto facendo: che procedendo per obiettivi posso esprimere me stessa in tutti gli ambiti. Oggi sono olimpionica, madre, moglie e studentessa di un master!

Come si è organizzata per essere “mammaatleta”, concretamente?Volevo allattare per sei mesi e poi riprendere l’attività agonistica. Venivo dalle Olimpiadi, mi sono allenata anche in gravidanza, fino all’ottavo mese, pur con tutte le cautele, e sentivo con tutta me stessa che restare in movimento mi faceva bene. Ma quando Samuele è nato non riuscivo ad allattare, lui non cresceva, soffrivo pure di mastite. Sono andata in tilt. Allora Andrea mi ha consigliato di andare a correre, per scaricare la tensione. È stata la svolta: dopo la corsa producevo più latte, Samuele si attaccava bene, cresceva. Io mi sentivo finalmente utile per mio figlio e meglio fisicamente. Poi mi hanno cercata per i Mondiali di Budapest. Io intanto ero passata all’allattamento misto -“sto allattando” diceva mio marito, quando gli dava lui il biberon – e ho ricominciato gli allenamenti (con la babysitter che mi aspettava fuori dalla palestra). Ai Campionati sono andata portandomi al ritiro figlio e madre (un’esperienza rara, a tratti bella a tratti no). Sono arrivata sesta e da lì non mi sono più fermata. headtopics.com

Leggi ancheLarissa Iapichino, come mamma Fiona May, a 17 anni è già medaglia d’oroQuando è tornata alle gare, non si è sentita costretta a dimostrare di essere ancora un’atleta di valore?Non ero in forma, ho sofferto di mal di schiena molto forti e non ero tornata veloce come prima nel muovermi sulla pedana, perché ho accelerato la mia preparazione. Avessi atteso qualche mese per il fisico sarebbe stato meglio. Però dal punto di vista mentale non ho sentito la pressione. Anzi. La mia volontà era di tornare a fare quello in cui avevo investito per tanti anni (è entrata nel giro della Nazionale prima dei 20 anni, ndr ). Perché dovevo precludermi quella possibilità? Ho pensato: “Alla peggio va male e l’anno prossimo ripartirò dall’inizio con la preparazione”. Il mio obiettivo quando sono rimasta incinta di Samuele era diventare mamma e proseguire la carriera ad alti livelli. E quindi in pedana a Budapest ero felicissima, e quando ho combattuto in zona medaglia, a bordo pedana c’erano mio marito, mio figlio, la babysitter.

È filato tutto liscio?Non è sempre stato facile organizzarsi tra più obiettivi: a Rio non sono andata, per esempio, perché la squadra non si è qualificata per le Olimpiadi, e io avevo pensato di avere un secondo figlio subito dopo i Giochi. All’epoca abitavamo a Sanremo, eravamo lontani dalle famiglie, che stanno entrambe in Friuli. Sono stata tentata di ritirarmi, di sfruttare la mia laurea in Scienze Motorie e lavorare con i bambini e le donne. Andrea mi ha incoraggiato a proseguire, nel 2018 ho vinto la Coppa del Mondo e i Mondiali di spada. Nel 2019 ho vinto con la squadra il bronzo sempre ai Mondiali. L’anno scorso, mentre Samuele era in Dad alle prese con le addizioni e la scrittura in corsivo, ho cominciato a frequentare un master. È successo che non riuscissi a stare dietro alle consegne dei lavori. Ma non mi sono mai giustificata. Ho sempre spiegato: sono una mamma, mi alleno 4-5 ore al giorno, mi servono altri due giorni. Ho fatto presente le mie esigenze, che i miei interlocutori potevano ignorare, senza rinunciare agli obiettivi.

Ora sostiene il progetto di Coni e Chicco “Donna: tra maternità e sport”.È un progetto del Comitato Olimpico Internazionale che ha coinvolto a cascata i Comitati Nazionali. Sono state studiate le atlete olimpiche divenute madri in carriera, in Italia siamo 55. I risultati parlano chiaro (vedi riquadro sotto), molte hanno condiviso la mia esperienza: dopo la gravidanza e con allenamenti dedicati non solo hanno riconquistato le prestazioni precedenti, ma le hanno migliorate. Questo è un incoraggiamento per le atlete ad alto livello, naturalmente, ma anche per le donne che non fanno agonismo. Lo sport va considerato, in assenza di patologie specifiche, una tutela per la salute della mamma e del bambino, nei nove mesi e dopo, non un rischio. Più in generale, l’invito di Coni e Chicco a fare sport da mamma manda un messaggio di empowerment alle donne: la maternità non è lo spartiacque che separa un prima, di “normalità”, e un dopo, di rinunce. Con un figlio si possono coltivare le passioni, si può proseguire l’impegno nella professione, sportiva o meno.

Leggi ancheAntonella Bellutti: «Il mio nuovo traguardo è la presidenza del Coni»Suo marito è il suo preparatore atletico. Finite a parlare sempre di lavoro?All’inizio capitavano momenti di nervosismo perché magari durante la cena si parlava degli esercizi che dovevo eseguire il giorno dopo. Adesso abbiamo imparato a decidere noi il momento, il ruolo. Stabiliamo che in una certa situazione siamo marito e moglie e non ci preoccupiamo del programma dell’allenamento. Fissiamo orari, tipo: della preparazione fisica si parla dalle 22. Questa capacità di pianificare sicuramente è un valore aggiunto dell’esperienza della maternità. headtopics.com

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