Le Storie siamo noi, due papà:«I nostri figli senza diritti» - VanityFair.it

15 maggio, Giornata internazionale delle Famiglie. Vi raccontiamo la storia di Giuseppe e Bevan costretti ad andare davanti a un giudice per essere riconosciuti come padri dei loro figli

15/05/2021 19.31.00

15 maggio, Giornata internazionale delle Famiglie. Vi raccontiamo la storia di Giuseppe e Bevan costretti ad andare davanti a un giudice per essere riconosciuti come padri dei loro figli

15 maggio, Giornata internazionale delle Famiglie. Vi raccontiamo la storia di Giuseppe e Bevan costretti ad andare davanti a un giudice per essere riconosciuti come padri dei loro figli

«Le storie siamo noi». Inviate le vostre, qui: +39 3472156843, via Whatsapp.15 maggio, Giornata internazionale delle Famiglie. Quanti significati ha la parola famiglia? PerGiuseppe, Bevan, Tui e Gabrielfamiglia sono i loro quattro nomi, scritti uno accanto all’altro su un disegno portato a casa da scuola dai loro due bambini. Un gesto piccolo e naturale ma che si porta dietro un mondo. Lo stesso che in alcuni Paesi, tra cui l’Italia, non è ancora legalmente e socialmente accolto nella sua totalità.

Gli azzurri hanno deciso: mai più divisi, tutti inginocchiati o tutti in piedi. Giovedì la scelta Billionaire, le carte dell'inchiesta sul focolaio Covid: mascherine vietate, sintomi e contagi ignorati. Mentre Briatore (non indagato) attaccava i virologi e il sindaco 'grillino' - Il Fatto Quotidiano Gabriele Paolini in carcere: la condanna definitiva a 8 anni da scontare nella casa circondariale di Rieti

Giuseppe e Bevan sono arrivati a Londra da due paralleli diversi: l’Italia, precisamente la Sardegna per il primo e la Nuova Zelanda per il secondo. Chilometri di distanza per lo stesso obiettivo: smettere di sentirsi diversi perché omosessuali. A Londra ci sono riusciti ed è lì che si sono conosciuti. Era il 1999 e per dieci anni Giuseppe e Bevan si sono immaginati solo come amici. «Poi ci siamo innamorati. Come se da un momento all’altro ci fossimo scoperti con occhi nuovi» racconta Giuseppe al telefono da Londra.

«E da subito una cosa che avevamo in comune era il forte senso e desiderio di famiglia, figli. Ne parlavamo con la consapevolezza di chi ha un sogno e sa che non sarà facile realizzarlo».Festa della Mamma, Chiara: «Sono una mamma ma non per la legge italiana» headtopics.com

Prima di riuscirci, Giuseppe e Bevan hanno pensato all’adozione, «molto difficile per le coppie dello stesso sesso», hanno immaginato il coparenting con un’amica e infine hanno conosciuto una coppia di papà che era appena rientrata dagli Stati Uniti. Lì, grazie alla gestazione per altri, erano diventati genitori. «Così abbiamo fatto la stessa cosa, andando in California dove nel 2014 abbiamo conosciuto Dayna, la donna speciale che ha portato in grembo i nostri figli». Per la legge deve trattarsi di una donna che abbia una famiglia che possa supportarla durante la gravidanza.

Due anni dopo il loro incontro, Dayna era incinta di Gabriel e Tui. «Il giorno del parto in sala operatoria c’eravamo noi insieme alla mamma di Dayna. Mentre in stanza ad aspettarci c’era mia mamma che è infermiera, pronta ad assistere Dayna e i piccoli». Così Giuseppe e Bevan sono diventati papà e daddy. Ognuno biologicamente legato a uno dei due gemelli, entrambi legalmente riconosciuti come genitori di entrambi i loro figli sia negli Stati Uniti che in Inghilterra. Ma non in Italia.

«In Italia i nostri figli non sono legalmente nostri.Può essere riconosciuto dal punto di vista biologico Gabriel come figlio mio e Tui come figlia di Bevan. Oppure entrambi come figli miei visto che hanno il mio cognome come primo».Nella pratica significa «se decidiamo di vivere in Italia, di comprare una casa, di mandare i bambini a scuola, di usufruire della sanità pubblica, dovremo affrontare questioni burocratiche per dimostrare che siamo i genitori dei nostri figli. Ma una società civile non va avanti col buon senso, servono i diritti». Li stessi per cui oggi Giuseppe e Bevan, insieme all’avvocato

Cathy La Torre,hanno avviato un iter giudiziario che li porterà davanti a un giudice. «I primi a pagare per tutto questo sono i bambini». Che Paese è quello che non tutela il suo futuro? Leggi di più: Vanity Fair Italia »

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