Palestina, Catherine Cornet, Gaza

Palestina, Catherine Cornet

Le nuove voci palestinesi

Nell’ultimo decennio si era fatta strada l’idea che quello palestinese fosse un popolo vinto e rassegnato. Una nuova generazione tecnologica e impegnata ricorda invece il movimento statunitense Black lives matter. Leggi

24/05/2021 16.54.00

Nell’ultimo decennio si era fatta strada l’idea che quello palestinese fosse un popolo vinto e rassegnato. Una nuova generazione tecnologica e impegnata ricorda invece il movimento statunitense Black lives matter. L’opinione di Catherine Cornet .

Nell’ultimo decennio si era fatta strada l’idea che quello palestinese fosse un popolo vinto e rassegnato. Una nuova generazione tecnologica e impegnata ricorda invece il movimento statunitense Black lives matter. Leggi

di medici, del più importante specialista di covid di Gaza e di almeno 48 bambini.Questa nuova generazione padroneggia i codici culturali occidentali e sta tentando di cambiare la narrativa dei mezzi di comunicazioneMa se gli abitanti di Gaza provano nell’emergenza a rendere la loro esistenza leggibile dall’esterno, le parole sono usate anche per creare un “nuovo dizionario che racconti il trauma mentale ed emotivo che viviamo, la distruzione che ci circonda”, spiega Abier al Masri,

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ricercatrice di Human Rights Watchresidente a Gaza. Questo nuovo vocabolario si sta facendo strada in una nuova narrativa di palestinesi che lottano per i loro diritti a Gerusalemme e in Cisgiordania.La terribile guerra di Gaza non deve tuttavia occultare il ruolo centrale che riveste Gerusalemme per questo nuovo movimento di protesta pacifico che cerca l’unità di tutti i palestinesi – palestinesi d’Israele, residenti dei territori occupati, rifugiati in Giordania o in Libano, nonché la diaspora sparsa per il mondo – dando luce a nuovi input intellettuali e politici, come testimoniano lo sciopero generale del 18 maggio in tutte le città della Cisgiordania e le grandi manifestazioni pacifiche a sostegno della Palestina nel mondo.

Il contrattacco palestinese si rivela prima di tutto nella presenza di attivisti e intellettuali nelle tv statunitensi. Intervistati dalla Cnn e dalla Cbs si rifiutano di piegarsi all’esercizio della “simmetria”, cioè alla condanna di entrambe la parti del conflitto allo stesso modo. La loro strategia ricorda molto quella del movimento Black lives matter. Sulla Cnn, Mohamed al Kurd, un giovane poeta palestinese che appartiene a una delle quattro famiglie che resistono agli sgomberi forzati nel quartiere di Sheikh Jarrah, si è rifiutato di condannare le proteste di chi sostiene le famiglie palestinesi. headtopics.com

Mohamed risponde chiedendo all’intervistatrice: “E lei condanna lo sgombero violento della mia famiglia da casa nostra?”. Silenzio imbarazzato della giornalista. La notte successiva all’intervista, Mohamed al Kurd è stato arrestato in casa dalle forze di sicurezza israeliane.

Questa nuova generazione tra diaspora e Cisgiordania parla benissimo l’inglese, padroneggia i codici culturali occidentali e sta tentando di cambiare la narrativa dei mezzi di comunicazione occidentali e soprattutto statunitensi, perché l’appoggio americano alla politica di Benjamin Netanyahu è la chiave del loro futuro. Pochissima attenzione, giustamente, dedicano alla silenziosa Europa.

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Noi domani, la scuola che verrà. Le animazioni tratte dal concorso di scrittura Zanichelli -Scuola Holden | Sky TG24

Sky TG24 ha tradotto in illustrazioni animate due tra gli scritti scelti e poi pubblicati sul sito Zanichelli (qui potete leggere tutti i testi). Le due puntate della serie NOI DOMANI sono a cura di Andrea Dambrosio e Fabio Vitale.

Per carità, di cose inutili se ne sentono un po' ovunque. Ma devo dire che questo articolo ha il pregio non comune di farci conoscere nuovi confini di banalità, mentre evita di entrare nel merito di ciò di cui vorrebbe discettare.