Le donne sole ballano con pettegolezzi e uomini inutili

Pettegolezzo e suicidio. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

25/05/2020 00.57.00

Pettegolezzo e suicidio. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

A settant’anni dalla morte Einaudi ristampa le opere di Cesare Pavese con le introduzioni di autori contemporanei Anticipiamo quella di Nicola Lagioia al romanzo che non piaceva a Calvino e folgorò Antonioni: le avventure della modista Clelia e delle sue amiche in cerca di amore e emancipazione

Tra donne sole, romanzo breve che Cesare Pavese scrisse nella primavera del 1949. Confluita nel trittico deLa bella estate, la storia verrà pubblicata per Einaudi qualche mese dopo. L’intenzione era di raccontare la città come luogo d’esperienza, un determinato contesto sociale, la naturale aspirazione dei giovani a ingannarsi e soffrire. Qui di città ce ne sono addirittura due, e i travagli – o le disillusioni – sono declinati al femminile.

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Tra donne solesi apre con il ritorno di Clelia a Torino «sotto l’ultima neve di gennaio». Siamo nell’immediato dopoguerra, la città prova a mettersi alle spalle la tragedia del conflitto. Uscendo in giro a passeggiare si incontrano case diroccate, quartieri feriti, ma si sente anche nell’aria la consapevolezza che si sta voltando pagina. Clelia è nata a Torino, fa la modista a Roma, dove lavora e vive da poco meno di vent’anni. È svelta, intelligente, emancipata, disillusa quel tanto che basta per farsi rispettare in un mondo di maschi. La casa madre la spedisce nel capoluogo piemontese perché gestisca l’apertura di un negozio su via Po, e questa è l’occasione per l’esercizio di straniamento che tiene in piedi il romanzo.

Non scendiamo mai del tutto a patti coi nostri luoghi d’origine, ma l’avventura torinese di Clelia trova in un incidente l’occasione per la sua esemplarità. A poche ore dall’arrivo a Torino, sistematasi in hotel, Clelia esce dalla sua stanza alla ricerca della cameriera. Trova un piccolo assembramento in corridoio. Sta succedendo qualcosa. Pochi secondi dopo viene fuori da una stanza vicina una barella su cui è adagiata una ragazza «vestita da sera di tulle celeste, senza scarpe». Si chiama Rosetta, ha tentato il suicidio. La barella, portata via dagli infermieri, scompare rapidamente oltre le scale. La cameriera commenta: «Prendere il veleno a carnevale, che peccato. E i suoi sono così ricchi. Hanno una bella villa in piazza d’Armi. Se si salva è un miracolo». headtopics.com

Rosetta si salverà, perlomeno questa volta. E Clelia la incontrerà di nuovo. Di mattina la modista si reca in via Po, manda avanti i lavori del negozio, distribuisce ordini, parla sbrigativamente con imbianchini e capimastri. È lei a comandare, ma a propria volta deve rispondere ai capricci di un’invisibile Madame, la titolare della ditta di stanza a Roma.

Torino, Roma. La prima capitale d’Italia e quella definitiva. C’è sempre stata, tra le due città, una tensione irrisolta e un’ineffabile attrazione. Pavese sfrutta l’espediente di una ditta di moda nonché l’eterno tema del ritorno a casa per dare corpo al confronto. Torino è il centro di

Tra donne sole, ma Roma, mai direttamente in scena, esercita la sua influenza come un astro gigantesco. La signorilità sabauda e la chiassosità capitolina, la fabbrica del Paese e il parcheggio del suo ceto medio, l’eterna provinciale che si crede vicina a Parigi e la città dell’eterno potere ridotta a paesone, la falsità cortese e la schiettezza più sboccata, la cupa efficienza e la beffarda inoperosità.

Clelia è nata a Torino da una famiglia povera, ha trovato a Roma l’occasione per emanciparsi. Adesso è autonoma sul piano economico, indipendente su quello sentimentale, l’autodeterminazione le ha donato uno sguardo più aperto ma forse anche più amaro sulle cose del mondo. Quando, tornata a Torino, va in cerca del suo vecchio quartiere, il sentimento che la muove è duplice: desiderio di ritrovare il passato, sollievo di non farne più parte. Se tuttavia headtopics.com

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Tra donne solesi riducesse a questo – la contemplazione, nel luogo d’origine, della parte per sempre mancante – sarebbe un romanzo meno interessante di com’è. Il ritorno a Torino di Clelia, dopo gli ovvi conti col passato, si rivela presto una sorprendente discesa in un affollato deserto sociale dove maldicenza, frivolezza, buone maniere, incapacità di sentire gli altri scavano un profondo buco nero. Proprio perché Clelia è nata a Torino, ma è diventata se stessa altrove, è tra le poche ad avere occhi per vedere.

A dispetto dell’immaginario legato alla Ricostruzione – e alle poetiche vicine al neorealismo – Clelia si immerge in una movimentata vita notturna fatta di party, veglioni, vernissage, amori proibiti,ménage à trois, passeggiate in montagna, rapide gite in Liguria in cui sono coinvolti avventurieri, borghesi, esangui aristocratici, artisti con poca vocazione, ragazze che provano a riscattarsi dall’aria di provincia vendendo la propria anima con discrezione.

È in questo giro che Clelia conosce la bella Mariella, la cinica Momina, la stravagante Nene, e si imbatte nuovamente in Rosetta. Sono, tutte insieme, le «donne sole» che danno il titolo al romanzo, circondate da uno stuolo di maschi che brillano per insignificanza, tra nuovi dongiovannismi e vecchio patriarcato. Ecco allora che Torino, più vicina all’asfittica Bouville del Roquentin de

La nauseache alla città medaglia d’oro della Resistenza, brilla in una luce livida e inquietante. Chi possiede ancora una coscienza, come Clelia, è quantomeno perplesso da ciò che vede, ma sul dolore vince l’istinto di sopravvivenza. Chi, come Momina, ha trovato nell’indifferenza un rifugio e un privilegio, si condanna a passare le giornate foderando di brillantezza il proprio inaridimento. Ma c’è anche chi – e questa è Rosetta – aspirerebbe ancora a un’esperienza autentica, senza avere tuttavia le difese né la forza per opporsi al nulla che avanza. È su di lei che andrà ad abbattersi ciò che Cesare Pavese chiamava «la naturale sanzione sul più colpevole e inerme, sul più giovane». headtopics.com

Romanzo esistenzialista e metropolitano,Tra donne soleattirò non a caso l’attenzione di Michelangelo Antonioni, che se ne fece ispirare per girareLe amiche. Il film restituisce molto bene l’atmosfera angosciosa del libro, concedendosi perfino qualche battuta d’alleggerimento sul rapporto Torino-Roma («a Roma le signore vogliono spendere poco e sembrare molto ricche. Qui

invece spendono molto ma vogliono sembrare dimesse»). Molto prima che il lato oscuro del boom diventasse un celebrato oggetto d’indagine (perLa dolce vitaeLa vita agrabisognerà aspettare più di dieci anni), Cesare Pavese ne colse insomma i prodromi mettendo in scena un’oppressiva commedia sociale dove i lustrini piovono sulla tragedia. Alle spalle lo scrittore aveva l’esempio del grande romanzo borghese europeo, ma anche

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Tenera è la nottedi Fitzgerald, che fece tradurre lo stesso anno da Fernanda Pivano («non ho voluto tradurre io i libri di questo scrittore perché mi piacevano troppo»). Al tempo stesso suTra donne solesi allunga l’ombra di Pirandello, visto come il mondo che volteggia intorno a Clelia si mostra di continuo nella sua più ridicola insensatezza, e visto come la teatralità, ricorso al travestimento, è l’espediente per mascherare il nulla. Non è un caso che

Tra donne solesia ambientato durante le feste di carnevale.Se il romanzo affascinò Antonioni, rischiò di insolentire lo spirito razionale di Italo Calvino. «Tra donne soleè un romanzo che ho subito deciso non mi sarebbe piaciuto», scrive Calvino a Pavese il 27 luglio del 1949. Calvino rimprovera a Pavese l’impianto fiabesco innestato sul tentativo di affresco sociale: «Non mi convince

la tua rappresentazione dei borghesi.Per scriver bene del mondo elegante bisogna conoscerlo e soffrirlo fino alle midolla come Proust, Radiguet e Fitzgerald.Si scopre dall’insistenza con cui ritorni sul tema, che non è vero che te ne infischi, ma non hai, mi sembra, fatto ancora la scoperta del piglio che devi prendere rappresentando la gente chic». Pavese risponde con virilità due giorni dopo: «Caro Calvino, non mi dispiace che

Tra donne solenon ti piaccia. Le ragioni che ne dài sono la trascrizione fiabesca di un tema letterario; un abbozzo di novella di Italo Calvinopoi applichi lo schema realistico evocatorio (Proust, Radiguet, Fitzgerald) dell’insussistenza di questo mondo scoperto. Evidentemente questo mondo è un’esperienza dei vari io

e questi io sono la vera serietà (non fiaba) del racconto».Sin troppo preoccupato della fedeltà mimetica, Calvino non si rende conto che il centro del racconto è il punto di vista di Clelia, a cui Pavese presta i suoi occhiali affinché svelino proprio ciò che sfuggirebbe all’attenzione del naturalista. Allo sguardo di Clelia si sovrappone poi quello di Rosetta, di Momina, di Mariella, ed è così che un già alterato esercizio di realismo crolla in un gioco di specchi capace di far intravedere, al centro del labirinto, il mostro. In apparenza misurata, discreta, elegante, Torino diventa così una città senz’anima, impegnata a colmare di chiacchiere l’incapacità di amare, di restituire il dolore di essere uomini la cui sola cognizione trasformerebbe questa vuota sfilata di abiti sociali in comunità. Se l’unico a cui Pavese concede un’integrità fino a prova contraria è Beccuccio, il capomastro comunista, gli altri personaggi partecipano al ballo di alienazione e perdita di senso che, come tema letterario, terrà banco almeno fino alla fine degli anni Settanta.

Ciò che forse sfuggiva a Calvino era la profondità con cuiTra donne soleriesce a essere un romanzo sull’incomunicabilità, sull’impossibilità di vivere. Più proviamo a instaurare un rapporto coi nostri simili più ci condanniamo a vederli svanire. Più inseguiamo la realtà più essa si allontana da noi tragicamente. Calvino non si accorse soprattutto che, sofferto davvero «fino alle midolla», questo male di vivere porterà Cesare Pavese, soltanto un anno dopo, in un contesto non dissimile da quello in cui Rosetta viene còlta all’inizio del romanzo. Chiuso in una camera d’albergo, i sonniferi a portata di mano, e un pensiero beffardo ai pettegolezzi del giorno dopo.

© 2020 Giulio Einaudi editore S.p.A., Torino Leggi di più: La Stampa »

Noi domani, la scuola che verrà. Le animazioni tratte dal concorso di scrittura Zanichelli -Scuola Holden | Sky TG24

Sky TG24 ha tradotto in illustrazioni animate due tra gli scritti scelti e poi pubblicati sul sito Zanichelli (qui potete leggere tutti i testi). Le due puntate della serie NOI DOMANI sono a cura di Andrea Dambrosio e Fabio Vitale.

Fragole mai così convenienti, abbondano le ciliegie e rincarano le zucchineSu queste righe abbiamo già ampiamente citato le fragole nelle settimane scorse. L’anticipo di stagione, le primizie del Sud, il loro «risalire» – nella maturazione – lungo la Penisola. Ora siamo arrivati alle pendici delle Alpi e dunque possiamo dire che le fragole sono il prodotto di questo sabato. Mai così convenienti, in grande quantità, e con il caldo anche qualità, soprattutto al Sud – per esempio in Basilicata, specializzata in questa produzione – dove le temperature hanno già raggiungo quasi quaranta gradi centigradi. Una vaschetta da 250 grammi vi costerà meno di un euro, anche settanta centesimi, una da mezzo chilo un euro e mezzo. C’è l’occasione per cimentarsi in qualche preparazione di confetture e conserve, oppure nel tentare la strada della pasticceria casalinga, per chi se la sente. Buoni profumi per tutte le varietà italiane, dolcezza e succosità garantite. Non possiamo esimerci dal segnalare due Presìdi Slow Food dedicati alle fragole, per cui, se non siete troppo lontani dalle zone di produzione, vi invitiamo a contattare i produttori per un acquisto, in ottica di goduria personale e di sostegno ai produttori in difficoltà per la questione Covid-19. Le fragole di Tortona in Piemonte e le fragoline di Sciacca e Ribera in Sicilia sono due tipi di frutto eccezionali, sarà come mangiare delle fragole all’ennesima potenza. Sono entrambe molto delicate e velocemente deperibili, per cui vanno raccolte, vendute e consumate in fretta. I produttori che troverete sul sito della Fondazione Slow Food per la biodiversità alla voce Presìdi sicuramente non spediranno dalla Sicilia al Nord Italia, e viceversa per Tortona, ma se ne avete l’opportunità geografica non perdetela, ci ringrazierete per aver provato qualcosa di unico. Per quanto riguarda gli altri prodotti, hanno – come già anticipato la settimana scorsa – iniziato a essere raccolte di buon buzzo le ciliegie. Siamo all’inizio e costeranno più care del normale, ma gli appassionati di questo frutto possono Io sono globalista mangio solo fragole raccolte dai 'bimbi di bellanova' Ma mi sa che non ne esistono Io faccio il Tiramisù alle fragole

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