Laura Marzadori: «Essere donna, senza paura del giudizio altrui» - VanityFair.it

A venticinquenne anni è diventata Primo Violino nell'Orchestra del Teatro alla Scala. Poi, ha aperto un profilo Instagram da 114 mila followers. Infine, ha scritto un libro, «L'altra metà delle note»: un ibrido tra realtà e finzione «dove insicurezze e ...

18/05/2021 14.30.00

A venticinquenne anni è diventata Primo Violino nell'Orchestra del Teatro alla Scala. Poi, ha aperto un profilo Instagram da 114 mila followers. Infine, ha scritto un libro, «L'altra metà delle note»: un ibrido tra realtà e finzione «dove insicurezze e ...

A venticinquenne anni è diventata Primo Violino nell'Orchestra del Teatro alla Scala. Poi, ha aperto un profilo Instagram da 114 mila followers. Infine, ha scritto un libro, «L'altra metà delle note»: un ibrido tra realtà e finzione «dove insicurezze e disturbi, anche alimentari, sono i miei»

Laura Marzadori, ora in libreria conL’altra metà delle note(HarperCollins 2021, pp. 240, euro 17,9), ha voluto impostare la propria vita perché una sola legge la governasse: la libertà, di pensiero, di azione. «Non è stata una scelta casuale o indolore, ho lavorato tanto sulla mia pace interiore per arrivare a possedere la consapevolezza del mio valore», racconta la musicista che appena venticinquenne è diventata

Il Fatto di Domani del 15 Giugno 2021 - Il Fatto Quotidiano Bari, è gravissimo il quadro clinico del 54enne in Rianimazione: ischemia dopo il vaccino J&J - Il Fatto Quotidiano Alberto Sordi, nuovo omaggio a 'Il marchese del Grillo': il murale nel quartiere di Roma Garbatella

Primo Violino dell’Orchestra del Teatro alla Scala, a Milano. «Le critiche non mi fanno stare bene, credo sarebbe quasi disumano riuscire ad estraniarsi completamente da ciò che il mondo pensa di noi. Tuttavia, a trentadue anni, sono sicura delle mie capacità professionali ed umane. Cosa, questa, che mi ha aiutato a ridimensionare il peso del giudizio, delle pressioni altrui». Laura Marzadori, come ogni adolescente, ha vissuto un periodo («Anni») in cui ha sofferto nel prendere atto delle difficoltà che pervadono la ricerca di un’identità, solida e univoca. C’è stato il mondo, ad incombere alle sue spalle. Mostri e fantasmi di cui ha voluto raccontare ne

L’altra metà delle note, storia di una Tina musicista che ne è l’alter ego letterario.Perché scrivere un libro a mezza via tra realtà e finzione?«L’idea di un romanzo, in parte, mi è stata consigliata. Non ho scelto di scrivere un libro, non proprio. Mi è stata fatta una proposta, e io l’ho accolto con molto piacere perché vi ho visto l’opportunità bellissima di rivivere i momenti che hanno plasmato il mio futuro. È stato un ritrovarsi interiormente, una nuova ricerca, ma sono giovane e scrivere un’autobiografia mi è sembrato eccessivo. Quasi, mi spaventava». headtopics.com

Dunque, quanto c’è di vero neL’altra metà delle note?«Il ritratto della famiglia della protagonista, Tina, è il ritratto della mia famiglia. Il rapporto di Tina con la musica è lo stesso rapporto che ho avuto io. C’è tanto di me, nel libro. Anche il disturbo emotivo della ragazza, sfociato poi in disturbo alimentare, è parte di me».

Avrebbe potuto raccontarlo sui social, come si vede fare spesso. Invece, ne ha parlato per la prima volta attraverso un romanzo. Perché?«Non c’è un perché. Ci tenevo a raccontare tutto questo, non dico per aiutare terzi, ma per alleviare il senso di solitudine che spesso si prova. I disturbi alimentari non sono causati da fattori esterni, arrivano da dentro: dal profondo, da qualcosa che manca o non è risolto. È come se le difficoltà della vita fossero specchio di questo disagio e io ho voluto stare dalla parte dei giovani, gli stessi per cui ho pensato il romanzo».

E crede di esserci riuscita?«La reazione di chi mi segue è stata di grande sorpresa. Non ho rivelato nulla in fase di stesura. Solo a pochi giorni dall’uscita, ho deciso di condividere la notizia e chi ha letto il libro mi ha scritto per dirmi quanto abbia apprezzato la sincerità che ci ho messo. Io non sono una scrittrice di professione, ho voluto dar vita ad una narrazione semplice e immediata. Il fatto che sia passata la mia onestà mi riempie di orgoglio».

Tina, nel romanzo, ha tante fragilità: piccole e grandi insicurezze. Quante sono o sono state sue?«Quasi tutte. Tina si trova a lasciare il nido per trasferirsi in una grande città, che non è una, ma l’insieme di tanti ricordi miei personali. C’è Bologna, Milano, ci sono Siena e Roma, nella grande città di Tina, e c’è una professione – quella del musicista – che è molto esposta al giudizio altrui, alla pressione di chi ci sta vicino. Tina è piena di insicurezze, anche dal lato fisico, e il confronto con quel che trova nella città la porta a vivere in maniera distorta la realtà. Non le piace il suo viso paffutello, la sua figura». headtopics.com

Eriksen, la foto dall'ospedale: 'Grazie a tutti, sto bene' M5s, voto e partecipazione online saranno gestiti da due piattaforme diverse In Edicola sul Fatto Quotidiano del 16 Giugno: Mix vaccini i dottori di famiglia: “vaghezze inaccettabili” - Il Fatto Quotidiano

Oggi, per come si racconta sui social, sembra aver vinto ogni sua fragilità. Come si riesce a farlo?«Penso che certe paure e insicurezze non ti abbandonino mai del tutto. Sono cose su cui si lavora costantemente. Io ho sofferto di disturbi alimentari fra i sedici e i diciotto anni, un periodo in cui non si faceva uso dei social. Ho potuto acquisire, nel tempo, strumenti che mi hanno permesso di mettere a fuoco il mio valore. Poi, il rapporto con la bilancia è ancora particolare».

In che misura?«Faccio un lavoro stressante ed esposto e, spesso, il cibo finisce per diventare una fonte di consolazione. Ci sto attenta e, nel contempo, cerco di sentirmi libera di vivere la mia bellezza in modo unico anche quando peso di più o mi alleno di meno».

Quanto male fanno le critiche social?«Come dicevo, sono arrivata ai social tardi, con una consapevolezza e una sicurezza da adulta. Resta, però, la tristezza immensa che mi mettono gli hater. Trovo siano persone frustrate, profondamente insicure, gente che nella vita reale non avrebbe mai il coraggio di muoverti certe critiche. Vanno combattuti, gli hater, ma in larga parte vanno ignorati».

Dove sta il confine tra ciò che mostra online e ciò che tiene per sé?«Nella consapevolezza del mio ruolo istituzionale. Mi concedo qualche foto in costume, e sono convinta che una donna non debba svilirsi o vincolarsi a certi stilemi, per paura del giudizio altrui. Tuttavia, mi è ben chiaro che la mia posizione pubblica mi porta a rappresentare non solo me stessa e il mio lavoro, ma il lavoro di altre persone. Questo è il mio limite, mio però». headtopics.com

All’interno del circuito orchestrale, qualcuno ha mai criticato la sua decisione di aprire un profilo Instagram tra moda e vita personale?«Sì, ma mai direttamente. Mi dispiace, perché credo che le critiche abbiano valore quanto portano con sé confronto. Invece, mi sono sempre state mosse alle spalle. Io rispetto la decisione del musicista che vuole restituire di sé un’immagine concentrata e seriosa. Allo stesso modo, però, voglio essere libera di vivere come credo sia meglio per me».

Quando è nata la sua passione per la moda?«Da ragazzina, mi è sempre piaciuta. Trasferendomi a Milano, poi, ho deciso di aprire un profilo Instagram per condividere aspetti della mia vita che non facessero diretto riferimento solo alla musica. Ho sempre pensato che il mio ambiente sia poco noto: le persone faticano ad identificarsi con un musicista classico. Noi, raramente, ci mostriamo come personaggi a tutto tondo. Il più delle volte, ci presentiamo attraverso la performance. Instagram mi ha dato modo di farmi conoscere in toto, poi sono venute le collaborazioni dei brand. Ciò detto, la moda rimane un hobby, perché la musica si prende tantissimo».

Pd: Letta, a Bologna la festa nazionale dell'Unità - Politica Conte, Di Maio e Fico a Napoli per la candidatura di Manfredi L'Ungheria vieta 'promozione' dell'omosessualità ai minori

Perché crede che sia tanto difficile capire e conoscere il mondo classico?«Sono convinta che i ragazzi di oggi siano lontani dalla musica classica, perché non viene proposta loro. Soprattutto, non nel momento giusto. Un adolescente ha già una sovrastruttura mentale per cui ritiene la musica classica cosa vecchia e noiosa. Un bambino di tre anni, invece, non farà differenza tra la classica e il rock».

Dunque, c’è un errore a monte, a livello istituzionale.«Credo di sì. In Italia, sì. Se pensiamo a Germania, Austria, a Paesi più nordici, pensiamo a scuole elementari in cui si ascolta la musica classica, non perché l’altra musica non abbia valore, ma perché l’altra musica i bambini impareranno a conoscerla da sé. In Germania, saper suonare uno strumento non è cosa per addetti ai lavori. Nelle case dei dottori, di ingegneri e operai, la sera, capita che ci si ritrovi con i figli per suonare tutti insieme, per divertimento. Per quanto bellissimo, non mi auguro succeda anche in Italia, per carità. Però, trovo che la musica sappia amplificare la sensibilità, ed è un’occasione sprecata non avvicinare i bambini alla classica».

Considerazione, questa, che implicherebbe forse una riflessione più ampia sul rapporto che il nostro Paese ha con la cultura…«E nel corso di quest’anno si è visto tutto. Mi sono molto arrabbiata quando abbiamo chiuso ad ottobre, perché allora non c’era l’imprevedibilità e la scarsa conoscenza del febbraio precedente. Non c’era stato alcun contagio in teatro».

E allora perché tutto questo?«Perché la cultura, in Italia, non viene minimamente considerata da chi prende decisioni politiche. Paesi come la Spagna, a maggio, hanno riaperto i teatri e ora sono al 75% della capienza totale. Noi, oggi, possiamo riempire cinquecento posti su duemila. Io, poi, mi sento privilegiata, perché la Scala ha più risorse rispetto alle piccole realtà, che sono state costrette a soccombere».

Leggi di più: Vanity Fair Italia »

Funivia Mottarone: incidente ripreso in video da telecamere sicurezza

Leggi su Sky TG24 l'articolo Funivia Mottarone: incidente ripreso in un video dalle telecamere di sicurezza