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La tecnologia aiuta a gestire l'ansia? | OK Salute e Benessere

Per combattere l'#ansia: #Tecnologia si o no? La spiegazione degli esperti ⤵️ #oksalute #Salute #benessere

14/01/2021 19.35.00

Per combattere l'ansia: Tecnologia si o no? La spiegazione degli esperti ⤵️ oksalute Salute benessere

Tecnologia e ansia. Con la seconda ondata pandemica sono riemersi i disagi psichici. Le app e i social sono un'arma a doppio taglio

servizio di ascolto e consulenzaper chi viveva una condizione di bisogno: circa 400 specialisti si sono messi a disposizione dei cittadini e in totale i colloqui effettuati sono stati più di 1.500. Il servizio ha permesso alla Spi di tracciare uno

Gli azzurri hanno deciso: mai più divisi, tutti inginocchiati o tutti in piedi. Giovedì la scelta Gabriele Paolini in carcere: la condanna definitiva a 8 anni da scontare nella casa circondariale di Rieti Ddl Zan, Draghi : 'Il nostro è uno Stato laico, il parlamento è libero'

spaccato della salute mentale in Italianei mesi della pandemia.«Nella prima settimana sono arrivate oltre 150 richieste provenienti da tutta Italia, ma hanno chiamato anche italiani residenti all’estero, ad esempio da Madrid, Londra, Parigi», continua l’esperta. «Per il 70% l’età media è stata t

ra i 26 e 60 anni, ma nel tempo sono cresciute anche le richieste di intervento da parte dei genitori per i loro bambini». Diversi i motivi delle richieste: sintomi ansiosi, panico, insonnia, angoscia per la perdita improvvisa di un parente che non si è potuto salutare, difficoltà coniugali esasperate dalla quarantena, ansia da separazione improvvisa, somatizzazioni, riattivazioni di pregresse patologie psichiche. «I headtopics.com

contatti più significativi», ricorda Nicolò, «sono arrivati damedici e infermieriche combattevano in prima linea e vivevano situazioni difficili».Dall’ansia alla faticaL’iniziativa della Spi si è interrotta con la prima ondata, ma le condizioni di disagio legate all’ansia no. Così alcuni specialisti della Società hanno continuato a seguire i pazienti «agganciati» nella prima fase, rilevando

un’evoluzione dell’ansia, continua, che sta generando sempre piùstanchezza. «La prima ondata era caratterizzata dall’elemento di novità, contro cui ci siamo uniti tutti insieme», sottolinea la psicoterapeuta. «Ora la situazione è più complessa:

manca la solidarietà iniziale, ma l’ansia continua a manifestarsi, unita a un senso di fatica e di claustrofobia ancor più marcato. Inoltre, sono sempre più le persone che hanno avuto contatto con il virus oppure che si sentono circondati perché hanno avuto amici, parenti, conoscenti o colleghi contagiati».

La pandemic fatigueÈ d’accordo con questa evoluzione Giampaolo Perna.Oggi l’ansia che permea i cittadini sta facendo il nido, creando una condizione dierassegnazioneche bene non fa. «Ansia e stress prolungati possono portare a una sorta di esaurimento», dice l’esperto. «Rimaniamo preoccupati, ma sottilmente ci stiamo adattando un po’ di più e iniziamo a viverla coma una condizione normale, quando normale non è». L’Organizzazione mondiale della sanità ha definito questa condizione headtopics.com

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pandemic fatigue. Secondo gli esperti dell’Oms si tratta di una «risposta prevedibile e naturale a uno stato di crisi prolungata della salute pubblica, soprattutto perché la gravità e la dimensione dell’epidemia da Covid-19 hanno richiesto un’implementazione di misure invasive con un impatto senza precedenti nel quotidiano di tutti».

Cosa possiamo fare? Finché l’ansia rimane in una condizione non patologica si può gestire attraverso la psicoterapia o l’esercizio quotidiano. «Il segreto», consiglia Perna, «è trovare degli spazi in cui ritemprare le forze. Mi piace citare Nietzsche:

“Bisogna ridivenire buoni vicini delle cose prossime”. E queste “cose prossime” possono essere una telefonata alle persone care, un libro, un gioco, un programma televisivo».Tecnologia e ansia: amica o nemica?A marzo 2020 l’ha divulgato alcuniconsigli

da seguire per gestire ansia e stress associati all’emergenza sanitaria globale facendo leva sulle opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. «Oggi dobbiamo restare in casa», scrivono gli esperti, «ma il mondo di fuori rimane a portata di mano, con la possibilità di parlare con chi vogliamo, di leggere ciò che ci interessa, di guardare ciò che ci piace, persino di andare per negozi virtuali a fare shopping. Tutte headtopics.com

opzioni messe a disposizione dalla tecnologia». Una tecnologia, però, che ha anche contribuito ad alimentare l’ansia che ci ha invaso in questi mesi di pandemia. Il bombardamento mediatico, le conferenze stampa in televisione e persino in streaming sui social, le app, che con una notifica ci avvisano di un contagio, lo smartwatch che ci dice «cammina, respira, lavati le mani».

La tecnologia, insomma,è nostra amica o nostra nemicanella gestione dell’ansia? «Non mi piace dare giudizi netti», riprende Perna. «Penso che la tecnologia possa essere entrambe le cose. La sua natura dipende da come viene utilizzata. In questo periodo è stata di

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grande aiutoperché ha permesso di tranquillizzarci parlando con gli specialisti attraverso videoconsulti, di vedere amici che altrimenti non avremmo visto per mesi, di giocare, di informarci in modo libero». Dopotutto, il contatto umano è un elemento centrale per lo sviluppo psicoemotivo di ognuno di noi e in questo la tecnologia ha svolto un ottimo ruolo sostitutivo. Tuttavia, è chiaro che la tecnologia

va gestita, perché utilizzata in modo sconsiderato ed eccessivo può avere uneffetto ulteriormente ansiogeno.Le app per rilassarsi funzionano?Oltre alle app per le videochiamate, tra le più scaricate in pandemia ci sono state anche le app per rilassarsi e avere un sonno più tranquillo. Funzionano? Secondo una revisione di 38 studi pubblicata su

Sleep Medicine Reviews, che ha analizzato l’efficacia di applicazioni e dispositivi che emettono rumore bianco per prendere sonno, non ci sono ancora prove valide sul loro effettivo beneficio.Gli esperti non sono così sicuri che influiscano positivamente

sulla salute del riposo notturno perché pur emettendo un rumore bianco (in genere suoni della natura oppure ronzii di asciugacapelli o ventilatori), potrebbero influire negativamente sul sonno, per tanti già molto delicato in questo periodo (vedi box nell’altra pagina), e persino sull’udito.

C’è poi il tema delleluci bludei dispositivi digitali, che non deve prendere il sopravvento rispetto alla luce solare, a cui in questa seconda fase della pandemia siamo ancora meno esposti a causa della stagione invernale. «Mentreil primo lockdown si è svolto in primavera

, e quando si finiva di lavorare c’era ancora luce naturale,oggi la giornata lavorativa si conclude quando è già buio pesto. E la luce del sole ha un effetto calmante e persino curativo, tant’è che la depressione stagionale viene trattata anche con la terapia della luce», sottolinea Perna.

«Il mio consiglio è quindi quello di farsi aiutare dalla tecnologia, ma in vista di un periodo ancora lungo di restrizioni, cercare di dare Leggi di più: OK Salute e Benessere »

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