La storia di Danny: “In Barriera a 8 anni ero già perso tra gli spacciatori, ora sogno di diventare ufficiale dell’Esercito”

Una storia di redenzione e riscatto. Danny Zucco ha raccontato la sua a “Tu non sai chi sono io”

25/01/2021 20.49.00

La storia di Danny: “In Barriera a 8 anni ero già perso tra gli spacciatori, ora sogno di diventare ufficiale dell’Esercito”

Una storia di redenzione e riscatto. Danny Zucco ha raccontato la sua a “Tu non sai chi sono io”

18:01TORINO. I suoi amici gli dicono che sarebbe il perfetto leader di una gang. Ma lui in una sorta di gang ci è già stato. Era la “mascotte”. Il più piccolo, che osservava ciò che accadeva senza dire nulla. Ora quella vita l’ha lasciata, per diventare una persona di cui poter essere fieri. La storia di Danny Zucco, 19 anni, è una storia di riscatto. In Barriera di Milano, quartiere complesso, in cui non è difficile trovare cattive compagnie. E lui, ancora bambino, si è unito a spacciatori e delinquenti da strada. «Le altre madri erano orgogliose dei propri figli. La mia non poteva esserlo». Ecco, la sua «conversione» sta tutta lì. «Forse la mia testimonianza servirà a qualche altro ragazzo». Ora ha un sogno: diventare ufficiale dell’esercito. «Le regole sono importanti per vivere in un paese civile».

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C’è stato un momento in cui non la pensava così. E il suo unico interesse erano i soldi facili. Poco importava con quale mezzo. Per raccontare questa vicenda bisogna partire da qui. Dai furti e dalle rapine a cui ha assistito, senza dire una parola. «Avevo 8 anni e frequentavo gente più grande. Gente poco raccomandabile, che rubava le catenine d’oro agli anziani e i soldi alle prostitute. Io non facevo nulla, ma non ho scuse. Ero complice». Quei ragazzi, li considerava la sua famiglia. Perché i suoi genitori era come se non ci fossero. «Nel 2006 si sono separati. Papà era dipendente dal gioco d’azzardo, una piaga che distrugge tante famiglie. E ha distrutto pure la mia. A casa aveva spesso attacchi di rabbia, inventava scuse per andare al Bingo. Mamma mi ha cresciuto da sola. Lavorando a più non posso per pagare le bollette, non farmi mancare nulla. Poi anche lei ha avuto un crollo: depressione».

A quell’epoca Danny al futuro non ci pensava. «Volevo avere dei soldi e volevo averli subito». A scuola non studia e viene bocciato. Ma per i ragazzi che frequentava era una “promessa”, uno con delle “potenzialità”. «Non so dire cosa sia scattato nella mia testa. Quando mi chiudevo in camera, desideravo che mia madre fosse orgogliosa di me. E sapevo che non poteva esserlo». Sua mamma, della sua vita, conosceva poco o niente. Ma i conti più difficili Danny li ha fatti con se stesso. «Mi sono messo sui libri e ora frequento l’ultimo anno del liceo di scienze umane. Ho conosciuto dei nuovi amici, che mi hanno accettato per quello che ero». Danny li descrive a lungo. «Se sono cambiato, lo devo anche a loro. Siamo una comitiva multietnica e ognuno mi ha donato qualcosa. Mi sono stati vicini nei momenti più bui, senza chiedermi nulla. E mi hanno dimostrato che esisteva un modo diverso per trascorrere le giornate». headtopics.com

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