La storia del tenore che divenne un basso - La Stampa

La storia del tenore che divenne un basso

10/02/2020 21.53.00

La storia del tenore che divenne un basso

Ruben Amoretti a Torino in questi giorni per le prove del Nabucco di verdi che debutterà mercoledì al Teatro Regio. Dalla sua vita verrà anche tratto un film

Ruben Amorettine è lo straordinario testimone. L’artista spagnolo in questi giorni è a Torino per le prove di Nabucco di Verdi, che debutterà al Teatro Regio mercoledì 12 febbraio). Amoretti sarà Zaccaria, Gran Pontefice degli Ebrei, un ruolo di basso nel quale è stato applaudito, l’estate scorsa, per il Festival Cuneo Classica. Ma non è stato sempre così.

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Amoretti era un tenore fino a quando circa quindici anni fa qualcosa d’imprevedibile ha cambiato la sua vita d’artista.Racconta: «La mia formazione tenorile mi aveva già portato, allora, nei teatri lirici del mondo, Zurigo, Vienna, quando mi accorsi di non riuscire più a mantenere i toni acuti». Spavento, panico, la sensazione di precipitare in un baratro. Poi gli accertamenti medici e la scoperta.

Amoretti era affetto da una forma di tumore all’ipofisi che non aveva arrestato la produzione dell’ormone maschile della crescita, come usualmente avviene intorno ai 20 anni. Nome scientifico: acromegalia.E questo aveva fatto che sì che le sue corde vocali si trasformassero: era diventato un basso. «Oggi ne parlo serenamente, ma in passato non è stato così – aggiunge -. Ho attraversato momenti difficilissimi perché ho dovuto ricominciare la mia preparazione vocale. Quando contattavo gli agenti per avere ingaggi teatrali, nessuno credeva alla mia storia. Sono stato lontano dai teatri per quattro anni. Poi, lentamente, ho ricominciato a cantare. Quello che mi è capitato è un caso rarissimo, tanto che l’anno prossimo headtopics.com

la mia storia diventerà un film coprodotto da Spagna e Stati Uniti».Il cambiamento vocale ha segnato profondamento Ruben Amoretti: «Pensavo che la mia carriera fosse finita. Ho dovuto riconquistare la voce, ma anche capire ciò che mi era successo e affrontare una nuova vita». Per rinascere definitivamente, c’è stato bisogno anche di un intervento chirurgico per fermare il progredire della malattia che minacciava di mettere a repentaglio il suo cuore, costantemente e innaturalmente sotto sforzo.

Oggi l’artista può parlarne come di una brutta avventura gettata dietro le spalle, anche con l’aiuto di una maturazione, per così dire, filosofica: «Da tenore i miei personaggi erano romantici, giovani. I ruoli lirici di un basso sono meno altisonanti, ma più interessanti. Come Mefistofele. La voce del tenore è più artificiale ed esposta: il pubblico ha nei suoi riguardi molte aspettative. La voce del basso è invece naturale. Oggi, a 50 anni, mi trovo pienamente a mio agio in queste parti».

 Amoretti con la sua nuova identità lirica viaggia continuamente: dal Metropolitan di New York al Regio di Parma, da La Fenice di Venezia, al Teatro Massimo di Palermo. Nato a Burgos, ha un bisnonno ligure , da cui il suo cognome e forse anche una speciale empatia per l’Italia che raggiunge dal suo «buen retiro» svizzero, Neuchatel,  dove assapora una rinascita che trasforma in un messaggio di coraggio: «Qualsiasi cosa capiti bisogna riprendere in mano il proprio destino».

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La moda maschile a Sanremo: un inno alla libertà - La StampaQuesto è stato un Sanremo con tante prime volte. E una di queste è l’avanzata dello stile maschile su quello femminile. Dimenticati gli anni in cui si aspettavano con ansia non solo le canzoni ma soprattutto gli abiti delle artiste in gara, delle vallette, delle presentatrici. Look che hanno fatto storia tanto da essere esposti, in questi giorni, in una mostra nella città dei fiori. Dall’abito con il pancione di Loredana Bertè, alla farfallina di Belen, ma anche il punk sdoganato in prima serata da Anna Oxa. O lo smoking nero nude look che l’anno scorso ha messo i riflettori su Paola Turci. Tempi passati. Perché con questa edizione 2020 le donne hanno preteso il passo avanti come è giusto che sia, ma sono rimaste un passo indietro nell’estetica. Le nonne direbbero che “era meglio prima”, ma i loro nipoti, almeno a dar retta agli ascolti, invece non sono dello stesso avviso. Se le donne pretendono di essere prese sul serio e in considerazione non solo per l’estetica, al contrario gli uomini pretendono di essere presi sul serio anche con estetiche non convenzionali, battendosi per il diritto alla vanità. E così ne abbiamo viste delle belle. Anzi, degli abiti meravigliosi a iniziare da quelli di Achille Lauro pensati dal genio di Gucci Alessandro Michele. La prima serata con il mantello sontuoso nero e oro e la tutina nude “francescana” ma pure l’abito alla David Bowie versione di Ziggy Stardust. E anche la Divina ed eccentrica Marchesa Casati, e il completo della finale ispirato da Elisabetta I Tudor, vergine sposa della patria, del popolo, dell’arte e difensore della libertà. Ma quasi tutti gli artisti in gara hanno portato sul palco un nuovo stile. E anche lo smoking non è stato più quello di una volta. A iniziare da quelli di Amadeus, disegnati da Gai Mattiolo, vistosi, con le paillettes, argentati, cangianti. Ma anche il tuxedo Valentino bianco e nero di Mika confezionato su misura dal direttore creativo della Maison Pierpaolo Piccioli. E quelli del vincitore, Dio Se adesso si chiama moda! Chanel e Christian Dior? Due dilettanti?

A Chieri è polemica per la targa dedicata alla vittima delle foibe - La StampaCHIERI (TORINO). La polemica era cominciata un mese fa in Consiglio Comunale ed è proseguita domenica (9 febbraio) durante la cerimonia in ricordo delle vittime delle foibe al cimitero di Chieri, quando i Consiglieri Comunali di opposizione hanno portato una targa in memoria di Norma Cossetto, uno dei simboli della memoria delle migliaia di italiani barbaramente gettati, spesso ancora vivi, nelle foibe dalle milizie comuniste di Tito. La maggioranza del Consiglio Comunale aveva bocciato la mozione presentata dai Consiglieri Rachele Sacco e Tommaso Varaldo e sostenuta dai Consiglieri di minoranza Furgiuele, Fasano, Zullo, Benedicenti, Campagnolo e Cagliero con cui si chiedeva al Sindaco di depositare una targa in memoria della Cossetto proprio durante la celebrazione al cimitero. «Abbiamo dato la targa al sindaco – dice Varaldo – lui l’ha appoggiata vicino all’altare dicendo che prendeva atto della consegna. Poi però l’ha abbandonata li, al termine della cerimonia sono andato a riprenderla e oggi la porteremo alla segreteria del Comune. Ribadiremo ufficialmente il nostro dono e vedremo che cosa ne faranno». Rachele Sacco ribadisce anche un altro concetto: «Norma Cossetto non è solo considerata una figura simbolo del martirio italiano nelle terre adriatiche ma ricordare alla memoria italiana e onorare il suo sacrificio è stato ed è un atto d'amore verso la pena inflitta a tutte le donne, di ieri, di oggi e di sempre. Per queste ragioni e perché riteniamo che ogni memoria storica vada mai strumentalizzata e sempre preservata con qualsiasi atto utile a tramandarla nel segno del ricordo, della memoria e della Libertà come Consiglieri Comunali che hanno proposto e sostenuto la mozione bocciata doniamo alla Città di Chieri questa targa ricca di significati per le giovani generazioni». Il sindaco Alessandro Sicchiero ha ribadito la sua contrarietà al gesto delle opposizioni: «Il Consiglio comunale aveva respinto la proposta delle opposizioni di una targa in memoria di Norma

Basket A2, Marks trascina la Reale: battuta Rieti - La StampaLa Reale Mutua riparte e, dopo il ko di Napoli, batte Rieti 79-74 al pala Gianni Asti confermandosi in testa al girone Ovest della serie A2 di basket. Migliore in campo, il gialloblù Derrick Marks: 22 punti e 25 di valutazione. Torino parte subito forte (20-10), nonostante debba rinunciare momentaneamente a Diop: la difesa reatina non è granchè, l’attacco gialloblù ringrazia e al termine del primo quarto il divario è di 10 lunghezze (28-18). Vildera e Cannon cercano di tenere su Rieti, ma la Reale rimane davanti senza troppo patire (39-27): il terzo fallo di Pinkins non complica più di tanto i piani di coach Cavina, dall’altro lato sono Stefanelli e Pastore a dovere fare attenzione alle penalità. Le triple di Marks e Raffa chiudono il secondo periodo (46-37), con Torino in controllo. Non è una gran partita, a dirla tutta. E Rieti non riesce mai a rientrare davvero: quando Pinkins trova la prima (e unica) tripla della sua serata., la Reale allunga di nuovo fino al +13 (56-43) entrando poi negli ultimi dieci minuti con 11 punti di margine (62-51) grazie a un tap-in sulla sirena di Toscano. Pinkins abbandona la gara per raggiunto limite di falli sul 67-55 per la Reale: l’Energy Group reagisce, Cannon è il suo leader riconosciuto e il divario si riduce a soli 5 punti (67-62). Una tripla di Raffa avvicina ulteriormente gli ospiti (69-66) con meno di 4’ sul cronometro. C’è un arrivo in volata, allora: Marks dalla lunetta segna solo un libero (72-68), Cannon insiste (72-70) ma ancora Marks risponde (74-70). Ultimo minuto: ancora Marks spinge i suoi (76-70), Raffa accorcia ma è ancora il ragazzo di Chicago a chiudere i conti. TABELLINO REALE MUTUA: Cappelletti 7, Bushati 2, Marks 22, Alibegovic 12, Diop 9, Pinkins 4, Traini 2, Campani 13, Toscano 8, Cassar, Reggiani, Jakimovski. All. Cavina. ENERGY GROUP: Passera, Raffa 24, Nikolic 4, Cannon 26, Filoni, Stefanelli, Zucca, Fumagalli, Pastore, Vildera 20. All. Rossi.

Achille Lauro porta sul palco di Sanremo la regina Elisabetta Tudor - La StampaPer l’ultima serata il cantante di “Me Ne Frego” si ispira ancora a un personaggio storico: la corona era l’ultimo dei quattro indizi che aveva nascosto sul web. Anche stavolta il look è curato da Gucci Poveretto...che svarione!!! I agree

Una notte degli Oscar tra i sensi di colpa e la battaglia studios-Netflix - La StampaLe statuette per «parasite» potrebbero essere il risultato dello scontro a Hollywood più che una vera rivoluzione.

La recensione del premio Oscar “Parasite”: una metafora dell’ingiustizia sociale - La StampaBong Joon-Ho è un regista forte, la fotografia di Kyung-pyo Hong è calibratissima, gli attori sono molto a fuoco PREMIO OSCAR assoluto 2020 al film coreano “PARASITE” una satira sociale sui mali del globalismo. Vincitore anche della Palma d’oro a Cannes.Un film che fa riflettere!!!