La scommessa del “nuovo” Pd di Zingaretti: trainare i 5 Stelle verso una riforma che superi i vecchi “vizi” del Parlamento

La scommessa del “nuovo” Pd di Zingaretti: trainare i 5 Stelle verso una riforma che superi i vecchi “vizi” del Parlamento

01/10/2020 22.20.00

La scommessa del “nuovo” Pd di Zingaretti: trainare i 5 Stelle verso una riforma che superi i vecchi “vizi” del Parlamento

Presentato un progetto di riforma costituzionale per superare il bicameralismo paritario e ripetitivo. Apertura del segretario ad una legge elettorale che unisca proporzionale e collegi “personalizzati”

20:10Il “nuovo” Pd riparte dall’antico: nel corso di una conferenza stampa “classica”, il segretario Nicola Zingaretti ha avanzato un’articolata e radicale proposta di riforma, chiamata ad incidere uno dei vizi proverbiali del sistema istituzionale italiano, il bicameralismo paritario. Una proposta che trae origine da una lunga elaborazione e che è centrata su un’idea-forte: un Parlamento formato da 600 componenti potrà affrontare - con maggiore agilità e in sedute comuni - questioni centrali e sinora “ripetitive”: il voto di fiducia e sfiducia ai governi, la votazione delle leggi di bilancio e le autorizzazioni all’indebitamento, la ratifica dei Trattati, le comunicazioni dei capo del governo dopo i vertici europei. Ma anche specializzare i due rami parlamentari: concentrando la Camera sulle leggi ordinarie, il Senato nel rapporto con le Regioni. 

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E sulla riforma elettorale - questione non strettamente costituzionale - Zingaretti (sia pure a titolo personale), ha messo la bandiera su una proposta diversa da quella in campo: eleggere i parlamentari in collegi come quelli del vecchio Senato, collegi nei quali ogni partito presenta in una competizione proporzionale il proprio simbolo ma anche il volto di un candidato, consentendo così una “personalizzazione” del voto del cittadino che superi il sistema dei listini bloccati. In questo modo Zingaretti sembra aver messo paletti anche rispetto ad Articolo Uno di Bersani e Iv di Renzi: «Credo che la soglia del 5 per cento sia non discutibile». Proposte che potrebbero sbloccare l’impasse della riforma elettorale, autentica araba fenice della maggioranza? O - come è più probabile - la paura di una legge a breve con acceleratore verso lo scioglimento anticipato delle Camere, porterà a prendersela comoda?  

In ogni caso – con la proposta di riforma costituzionale - Nicola Zingaretti ha lanciato un doppio segnale. Il primo: dopo la tenuta alle elezioni Regionali, il partito democratico proverà a “trainare” la maggioranza anziché subire il protagonismo a Cinque stelle. Il secondo è un segnale agli elettori di sinistra che hanno votato No al recente referendum: solo il Sì sblocca le riforme.   headtopics.com

Alle 11 del mattino, il segretario del Pd si è presentato nel salone della Direzione del Pd affiancato (significativamente) dallo stato maggiore del partito; oltre a Zingaretti erano presenti il vicesegretario Andrea Orlando, il capo della delegazione Pd al governo Dario Franceschini, il presidente dei deputati Graziano Delrio, la responsabile Riforme Roberta Pinotti e la prima linea nella recente campagna referendaria a favore del Sì: Stefano Ceccanti, costituzionalista e deputato di Pisa, Dario Parrini, presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato.  Zingaretti ci ha tenuto a valorizzare la nuova «vocazione unitaria» nella maggioranza, l’assenza di «chiusure pregiudiziali» da parte delle destre, «il confronto aperto verso quei costituzionalisti» che erano diffidenti sulle potenzialità riformatrici dopo la vittoria referendaria del Sì, ma anche l’imminente raccolta di firme a sostegno della proposta di riforma. 

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