La moglie di Calenda: «Quando avevo il tumore Carlo si è ammalato con me»

Violante Guidotti: “Facciamoci un regalo: mammografia (e pap test)”

02/06/2020 07.33.00

Violante Guidotti: “Facciamoci un regalo: mammografia (e pap test)”

Manager, madre, moglie (di Carlo Calenda), Violante Guidotti Bentivoglio nel 2017 inizia la sua battaglia contro la malattia oncologica, che si presenta come tumore del sangue e tumore del seno. Dopo le terapie e un trapianto di midollo ha deciso di racconta la propria storia e di coinvolgersi in Komen, associazione di donne operate e ex malate che fanno rete contro la malattia. Per mostrare “non solo la parte buia, ma anche quella più luminosa”. E per spingere alla prevenzione

Luisa BrambillaViolante Guidotti Bentivoglio, 46 anni, oggi è nel consiglio direttivo di Komen Italia, associazione nazionale di e per le donne operate di tumore al seno.Manager della comunicazione finanziaria,tre figli piccoli, un marito (Carlo Calenda) allora nel Governo,

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nel 2017 Violante Guidotti Bentivoglio viene ricoverata per leucemia, e scopre anche di avere un tumore del seno. Segue un trapianto di midollo.Una prova durissima, che lei, aliena dai riflettori, ha scelto di rendere pubblica. Per incoraggiare tutte le donne a fare prevenzione, a non vergognarsi della malattia, a cercare l’appoggio degli altri.

«Ho trascurato sintomi chiari»«Nel 2017, dopo tre mesi di mal di testa atroci, lividi, dolori alle ossa mi ricoverano d’urgenza al Policlinico Gemelli di Roma con una diagnosi di leucemia. I sintomi sono quelli “da manuale” della patologia, a cui io non avevo dato importanza. Gli esami eseguiti per inquadrare meglio la situazione, headtopics.com

rivelano che c’è anche un tumore del seno.Non possono intervenire subito, però, perché la chemioterapia impiegata per combattere la leucemia riduce drammaticamente le difese immunitarie. Ma ho la “fortuna” chequella chemio valga anche per la neoplasia al seno.

Finito il ciclo, mi operano e seguo poi l’iter normale della cura, facendo la radioterapia. Per vincere la leucemia, che si riaffaccia, mi sottopongo poi al trapianto di midollo osseo.«Il cancro al seno si può prevenire»Il mio percorso sarebbe stato meno tormentato, se non avessi trascurato quei segnali? Non lo so, certo è che per i tumori del sangue, come la leucemia, non si può fare prevenzione.

Per il tumore al seno, sì.Scoprire la patologia in fase precoce fa la differenza: aumenta le possibilità di guarigione, e permette di curarsi con terapie meno invasive. E siccomeoggi il tumore al seno colpisce una donna su nove,questo è un messaggio importantissimo da far circolare. Me lo ha fatto capire il professor Riccardo Masetti, il direttore dell’unità operativa di senologia del Gemelli, che mi ha coinvolto nella Komen Italia, organizzazione basata sul volontariato in prima linea nella lotta ai tumori al seno. Ho sposato la loro battaglia per

portare a tutte gli screening di prevenzione, ecografie e mammografie, e per sostenere le donne malate. L’ho fatto per restituire quanto ho ricevuto dagli altri.«Chi s’ammala con te ti capisce»«Sembra una frase trita e ritrita? Ma io ho scoperto sulla mia pelle che senza le compagne di stanza, malate come me, il tumore non avrei potuto affrontarlo. All’inizio piangevo tutto il giorno, continuavo a chiedermi perché una osa del genere fosse capitata a me, convinta che fosse la punizione per qualcosa che avevo fatto. headtopics.com

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La rabbia mi stava distruggendoed ero sicura che non avrei mai potuto condividere con una vicina di letto le miserie della malattia. Il primo ricovero per la leucemia l’avevo trascorso in una camera singola, e credevo fosse stato molto meglio così. Ma la compagna di stanza (ne ho avute quattro, con cui è rimasto un rapporto fortissimo)

è la persona che più di tutti capisce cosa stai provando e tu comprendi che la malattia non si può vivere in solitudine».«La rabbia serve per combattere»«Il legame con gli altri diventa la forza, ti insegna chela rabbia che ti cova dentro non aiuta a guarire

. Se non la incanali per combattere, per te e per gli altri. Il tumore porta con sé un dolore atroce, e una sofferenza psicologica impressionante».«Tu non sei la tua malattia»Sorvolo sui cambiamenti fisici che subisce qualunque malato oncologico.

Avere accanto chi riesce a guardare a te per quello che tu eri e a trattati per quello che tu eri, è importantissimo.Mio marito Carlo e mia madre quando mi lamentavo, perché stavo da cane, mi “proibivano di lagnarmi” mi intimavano di “tirarmi su”. Ogni tanto ci litigavo pure. “ headtopics.com

Voi non potete permettervi di arrabbiarvicon me perché non sapete quanto sto soffrendo” ribattevo. La malattia è come se ti sprofondasse in un buco nero e la famiglia è la carrucola che ti cala un gancio per tirarti su. E con famigliaintendo anche le amiche che ti chiamano tutti i giorni

e ti ripetono “dai che ce la fai”.Il regalo prezioso di CarloSono nata ad agosto e mio marito Carlo per il compleanno, un mese prima del ricovero in ospedale per il trapianto di midollo osseo, miha regalato un enorme collage di foto degli amici, della famiglia, dei figli, di tutte le persone

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che mi sono state vicine con la scritta “Daje Viola”, “Daje mamma!!!”. Questo enorme quadro è venuto con me nel reparto dei trapiantati del Gemelli e a lui rivolgevo lo sguardo in quelle giornate in cui oltre ad alzare lo sguardo non riuscivo a fare altro. Mi dava forza.

«Non sapevo di avere tanta forza»Io non sapevo di avere quella forza, quella volontà e determinazione di andare avanti. Ma ho scoperto che la malattia va combattuta con concentrazione, avendo di mira l’obiettivo: guarire.La malattia non è solo buio. La mia fortuna è stata che Carlo e la la mia famiglia si sono ammalate con me

. Non succede sempre, perché la malattia è qualcosa di spaventoso non solo per chi la vive ma anche per chi ti sta accanto.«Ammalarsi non è una vergogna»C’è chi tace d’essere malato per pudore, chi per vergogna, e quanti sono prigionieri di questa congiura del silenzio non hanno nessuno con cui parlare, da cui farsi sostenere. So di che cosa parlo e

quando mi sono ammalata io, che non ero un personaggio pubblico, ho scelto di metterci la faccia per Komen. Chi si ammala di tumore ha bisogno del sostegno di chi lo può capire.A chi raccontare come ti senti dopo aver fatto la chemio, che cosa vuol dire perdere i capelli, che cosa provi a vedere un seno stravolto

dai punti dopo un intervento? Se non ci sei passato, per immedesimarsi in questa situazione ci vuole una intelligenza straordinaria.«Le operate sanno cosa ti serve»Le associazioni che,come Komen, sono formate da una rete di donne che combattono e hanno vinto il tumore

sono un punto di riferimento fondamentale perché loro sanno esattamente cosa fare e come farlo. Io ho scelto di raccontare la malattia perché è fatta di alti e bassi, di momenti terrificanti ma anche di altri in cui splende il sole.«La malattia è fatta anche di luce»

«Vale la pena vedere non soltanto la parte buia ma anche quella più luminosa:legami che durano per sempre,come quello con le compagne di camera, con cui ho condiviso qualcosa di unico, e con i medici, a partire dai professori Andrea Bacigalupo e Riccardo Masetti, che sono diventati miei amici; gli infermieri, anche quelli che ho fatto impazzire;

la mia mamma, che quando sono uscita dalla camera sterile del trapianto mi ha tenuto con sé un mese e mezzo eha annullato la sua vita per farmi mangiare, darmi coraggio, spingermi a camminare».«Torniamo a fare i controlli»«Ora, dopo il lockdown imposto dalla Covid 19,

ritornare a fare gli screening per il tumore del seno è ancora più importante. Non dimentichiamoci mai della prevenzione perché è quella che salva la vita. Lo dico a tutte, alle mie amiche che sono indaffaratissime e che tendono a rimandare; alle amiche di mia mamma che sono più âgée e pensano che a loro non tocchi, ma purtroppo succede anche in quella fascia d’età; a tutte le ragazze con cui vengo a contatto, e che, ahimè, sono sempre più colpite.

I controlli sono un regalo che dobbiamo a noi stesse». Leggi di più: IO donna »

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