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La Juve di Sarri non si sa ancora cosa sia: si taglia con un grissino in tutti i reparti. Giusta la sconfitta in Supercoppa - La Stampa

La Juve di Sarri non si sa ancora cosa sia: si taglia con un grissino in tutti i reparti. Giusta la sconfitta in Supercoppa

22/12/2019 23.19.00

La Juve di Sarri non si sa ancora cosa sia: si taglia con un grissino in tutti i reparti. Giusta la sconfitta in Supercoppa

La Lazio di Simone Inzaghi è più forte della Juventus di Maurizio Sarri, c’è poco da aggiungere alla seconda sconfitta in due settimane con il medesimo punteggio: tre a uno. Sei a due in centottanta minuti. A meno che non si voglia credere a concetti tecnici tipo «la Lazio è la bestia nera della Juventus» questo dato di fatto, a dicembre del 2019, va registrato. Non va nemmeno dimenticato che Simone Inzaghi ha incartato almeno un paio di volte anche un mago della tattica come Massimiliano Allegri, battendo la sua Juventus in una precedente Supercoppa, nel 2017, ma anche a Torino allo Stadium. Inzaghi è un fior di allenatore, uno che fa giocare la sua squadra in modo semplice, in contropiede, ma schierando quattro giocatori d’attacco e due terzini di gran gamba e gran corsa. La Juventus di Sarri non si sa ancora che cosa sia. La sconfitta a Riad, se possibile, è stata più pesante rispetto a quella dell’Olimpico di due settimane fa. A Roma, la Juventus di Sarri ha giocato un’ottima mezz’ora e poi è stata travolta. In Arabia Saudita non c’è stata partita. La Lazio avrebbe meritato di vincere anche con più gol di scarto, ha tirato più volte in porta e ha giocato molto bene. I bianconeri, al contrario, non sono stati quasi mai pericolosi, nonostante un Cristiano Ronaldo in buon spolvero. Anche il gol del pareggio, allo scadere del primo tempo firmato da Paulo Dybala che ha ribattuto un tiro di CR7 deviato dal portiere laziale, è arrivato quasi per caso. I tre davanti hanno dialogato poco, ma a mancare è stato il sostegno del centrocampo e dei terzini. La Juve di Sarri non gioca bene, cosa che ci può stare avendo cambiato filosofia di calcio, ma soprattutto non dà l’impressione di essere una squadra solida, al contrario sembra possa tagliarsi con un grissino, come il tonno della pubblicità. Quest’anno ha subìto ventitré gol in ventiquattro partite, l’anno scorso dodici. E in attacco non segna a raffica, nonostante un potenziale offensivo mica male. Il fatto che a Riad i m

20:12La Lazio di Simone Inzaghi è più forte della Juventus di Maurizio Sarri, c’è poco da aggiungere alla seconda sconfitta in due settimane con il medesimo punteggio: tre a uno. Sei a due in centottanta minuti. A meno che non si voglia credere a concetti tecnici tipo «la Lazio è la bestia nera della Juventus» questo dato di fatto, a dicembre del 2019, va registrato. Non va nemmeno dimenticato che Simone Inzaghi ha incartato almeno un paio di volte anche un mago della tattica come Massimiliano Allegri, battendo la sua Juventus in una precedente Supercoppa, nel 2017, ma anche a Torino allo Stadium. Inzaghi è un fior di allenatore, uno che fa giocare la sua squadra in modo semplice, in contropiede, ma schierando quattro giocatori d’attacco e due terzini di gran gamba e gran corsa. La Juventus di Sarri non si sa ancora che cosa sia.

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La sconfitta a Riad, se possibile, è stata più pesante rispetto a quella dell’Olimpico di due settimane fa. A Roma, la Juventus di Sarri ha giocato un’ottima mezz’ora e poi è stata travolta. In Arabia Saudita non c’è stata partita. La Lazio avrebbe meritato di vincere anche con più gol di scarto, ha tirato più volte in porta e ha giocato molto bene. I bianconeri, al contrario, non sono stati quasi mai pericolosi, nonostante un Cristiano Ronaldo in buon spolvero. Anche il gol del pareggio, allo scadere del primo tempo firmato da Paulo Dybala che ha ribattuto un tiro di CR7 deviato dal portiere laziale, è arrivato quasi per caso. I tre davanti hanno dialogato poco, ma a mancare è stato il sostegno del centrocampo e dei terzini. 

La Juve di Sarri non gioca bene, cosa che ci può stare avendo cambiato filosofia di calcio, ma soprattutto non dà l’impressione di essere una squadra solida, al contrario sembra possa tagliarsi con un grissino, come il tonno della pubblicità. Quest’anno ha subìto ventitré gol in ventiquattro partite, l’anno scorso dodici. E in attacco non segna a raffica, nonostante un potenziale offensivo mica male. headtopics.com

Il fatto che a Riad i migliori tra i bianconeri siano stati il difensore Demiral e il portiere Szczesny la dice lunga sullo stato delle cose.La Supercoppa italiana è il meno prestigioso dei quattro trofei in palio quest’anno. In passato ne ha perse due Allegri, nel 2016 e nel 2017, e una Conte nel 2014. Più preoccupante, al momento, la sconfitta di due settimane fa in campionato, alla cui vittoria ormai si candida anche la Lazio. Si riparte il 6 gennaio, contro il Cagliari. Ma c’è molto da lavorare per migliorare una squadra che al momento non sembra metabolizzare il cambio di gioco, risulta debole a centrocampo e irrisolta nelle altre zone.

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Ma io dico,non ci potevano lasciare Allegri? Che palle sto Sarri🙈 Si sa solo che Sarri non è uomo da Juve punto e basta. Brocchi brocchi , così ha trasformato la Juve. Di questo passo la serie B e prossima. Ha trasformato la Juve in dei brocchi. Vattene Sarri non avrebbero mai dovuto prenderlo! È stato un errore colossale!!! No è assolutamente all'altezza di una squadra come la Juve! Ha vinto per sbaglio una coppa in Inghilterra......

SarriOut please Una merda di squadra! Si sa molto bene, grazie juventusfc . Da quando se ne è andato Marotta non ne avete azzeccata più una. Infatti non ho mai capito la scelta della proprietà di ingaggiare Sarri ... è un perdente !!

La Supercoppa è della Lazio: a Riad battuta 3-1 la JuventusGrande prova dei biancocelesti, che trovano subito il vantaggio con Luis Alberto. Pari bianconero prima dell'intervallo firmato Dybala. Lulic al 73' e Cataldi nel recupero regalano a Simone Inzaghi un successo meritato Che bello!!! Complimenti!! Sono contento!!!

La forza della reciprocità e la potenza dei simboli del NataleLa tregua militare tra tedeschi e anglo-francesi della notte della vigilia di Natale del 1914 sta sempre lì a ricordarci la naturale socievolezza della nostra specie, la semplice bellezza delle relazioni umane e la potenza straordinaria dei simboli Il Giorgione.

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Milleproroghe, la carta per la revoca delle concessioni autostradali: gestione ad AnasIl Consiglio dei ministr approva salvo intese l'ultima tessere del pacchetto Bilancio. Italia Viva fa mettere a verbale il proprio dissenso sulla delicata questione autostrade. Slitta al 2022 il  passaggio al mercato libero dell'energia, prorogato al 31 dicembre 2020 il bonus verde. Lunedì un nuovo cdm

Natale a Buckingham Palace: la torta la prepara il principe GeorgeAlle prese con il dolce di Natale, sotto lo sguardo vigile e divertito del papà, del nonno e della bisnonna. La foto che ritrae il principe George (e che Buckingham Palace ha diffuso nel weekend prima di Natale) mostra un quadretto famigliare tipico delle Feste: anche i reale inglesi condividono momenti di intimità come quelli di tutte le famiglie (Getty Images) A Natale aiuta a rendere il mondo migliore: appendi ad un albero un Windsor Rettiliani Che fortuna saperlo !

La parata degli eroi quotidiani: 4 storie di rinascita - La StampaSport e medaglie, Giacomo più forte della disabilità. A 18 anni la diagnosi di un tumore alla gamba. Dopo l’amputazione la rivincita come atleta «Per la prima volta in 23 anni di vita e in cinque anni di malattia mi sono realmente emozionato. Perché ho sentito di avere una grande responsabilità: questa onorificenza significa rappresentare il proprio Paese e i valori che accomunano le persone che combattono il cancro. Ogni storia è unica, ma se possono essere un esempio di resilienza raccontando la mia storia ne sono felice». Giacomo Perini, romano, Cavaliere della Repubblica «per la sua straordinaria testimonianza di forza», ha 18 anni quando gli viene diagnosticato un osteosarcoma al femore. Sta camminando, sente la gamba cedergli, e inizia il suo calvario. È un tumore raro, aggressivo. «La forza di andare avanti l’ho trovata nella scrittura, che mi ha dato la possibilità di dare voce e parole esatte a quello che mi stava succedendo. Ho capito che le cose accadono indipendentemente da noi, sì, ma che noi possiamo trasformare quello che avviene in qualcosa di positivo». La sua storia diventa il libro «Non siamo immuni». Ma il suo percorso di sofferenza non è purtroppo finito: recidive e infezioni portano all’amputazione della gamba. Dalla sua esperienza nascono il documentario “Gli anni più belli” e lo spettacolo teatrale “I fuori sede”. «Dopo l’amputazione – racconta – la spinta me l’ha data lo sport. Perché nella vita si parla sempre di cadute metaforiche, e nello sport invece si cade davvero e anche se ti fai male trovi la forza di rialzarti. Capisci dove hai sbagliato per migliorarti. Lo sport mi ha reso più forte e mi ha dato la capacità di affrontare la chemioterapia». Dopo 10 anni di equitazione a livello agonistico, sospesa a causa della malattia, superata l’amputazione si dedica prima al canottaggio paralimpico, con un secondo posto ai campionati italiani, quindi al nuoto. «Dopo la notizia, ho sentito il presidente del Comitato paralimpico, che sta creando