Federal Reserve (Fed), Trump Donald, Banca Centrale, Economia

Federal Reserve (Fed), Trump Donald

La Fed di Powell ai ferri corti con Donald Trump

La Fed di Powell ai ferri corti con Donald Trump

04/05/2019 01.00.00

La Fed di Powell ai ferri corti con Donald Trump

New York - Per la Banca centrale americana questi potrebbero a prima vista sembrare giorni facili. Giorni d'una politica monetaria incaricata di

La nuova escalation della tensione e' scattata con il Presidente Trump che ha intensificato nelle ultime ore, in coincidenza non casuale con il vertice Fed, la sua crociata contro la Banca centrale. Ha invocato un taglio senza indugi e senza riserve di un intero punto percentuale dei tassi - nell'inimitabile gergo della Casa Bianca “like one point” - accompagnato da neo-Quantitative easing, un rilancio negli acquisti di asset. La ragione? Quella di sempre per il Presidente: l'economia, assicura, con un simile carburante “ha il potenziale di andar su' come un razzo”.

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Di piu': Trump ha chiesto di fatto alla Fed di prendere esempio da un discutibile modello se si vuol tener conto di equilibrio tra poteri e indipendenza di istituzioni democratiche - la Cina. Pechino, ha detto, “aggiunge grande stimolo alla sua economia e allo stesso tempo mantiene bassi i tassi di interesse”. Nessun omaggio - o sensibilita' - al fatto che invece proprio l'indipendenza costruita dalla Fed e' ora al cuore di qualunque sua autorevolezza e influenza nazionale e globale, sui mercati e sull'attivita' produttiva. E che sacrificarla in nome d'una gratificazione immediata rischierebbe di trasformarsi in una miope trappola per il Paese. Il Presidente ha peraltro messo il luce il rispetto che ha per l'attuale Fed provando di recente a nominare nel suo board due personaggi considerati dai piu' inqualificabili - o meglio qualificati unicamente dalla giurata fedelta' personale: Herman Cain (poi ritiratosi tra polemiche) e Stephen Moore.

In un gesto rivelatore del suo stato d'animo e dei suoi obiettivi, Trump non si accontenta neppure del 3,2% fatto segnare dal Pil statunitense nel primo trimestre del 2019, un passo oltretutto giudicato insostenibile dagli economisti, conservatori o progressisti che siano. “Stiamo facendo molto bene, ma potremmo stabilire nuovi, grandi record”. Nessuna parola, anche qui, viene spesa su quelle che a molti appaiono le vere e consequenziali sfide irrisolte dell'espansione, tra le quali si conta il fatto che non ha saputo curare - anzi le ha spesso esacerbate - diseguaglianze e sperequazioni; che vivere e prosperare nell'economia dei servizi e nella gig-economy non e' facile per nessuno, individui e paesi; che le crepe nel settore pubblico, nell'assistenza sanitaria e nel sistema pensionistico, si aggravano. headtopics.com

Non ultimo anche il fatto che la Fed ha soprattutto un cruccio: con tassi che rimangono ancora bassi e un portafoglio di titoli da QE che resta e restera' comunque ampio, sara' in grado di sfoderare armi efficaci contro una crisi, shock o recessione che - prima o poi - interrompa una ripresa giunta ormai al decimo anno e che in estate battera' i record di longevita'? Il momento e l'articolazione degli interventi, una loro preparazione senza decisioni affrettate e mal concepite, sara' con ogni probabilita' cruciale. Una cosa appare certa: la Fed non e' esperta di razzi. L'economia e' pero' altra cosa, spesso dalla trattoria difficilmente prevedibile e ricca di variabili. Non ha abolito la forza di gravita' che la governa, iscritta in un andamento ciclico. Ben difficilmente rispondera' a diktat o formule della Casa Bianca che ordinino una sua continua crescita. Forse, insomma, Trump ha incontrato qualcosa di piu' grande del proprio ego. E il piu' umile e “data-dependent” ego della Fed, per quanto fallibile e criticabile, se preservato potrebbe rivelarsi di maggior aiuto quando il cammino si fara' piu' arduo.

© Riproduzione riservataMarco Valsania Leggi di più: IlSole24ORE »

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