La donna che colora le magliette con una purea di mirtilli blu

L’idea green della Madiva di Valdengo (Biella)

25/06/2020 22.54.00

La donna che colora le magliette con una purea di mirtilli blu

L’idea green della Madiva di Valdengo (Biella)

25 Giugno 2020Dall’orto al negozio passando per la tintoria. È il sentore di frutti di bosco a perdersi nell’aria quando la t-shirt esce dal cassetto. E non è un caso che il rosa carico che colora magliette, canottiere e body per i piccolissimi, abbia un profumo buono. È la «purea di frutta» a fare la differenza. Oltre a more e lamponi, a far correre la fantasia quando si indossa un capo c’è il verde prato, il giallo limone, il blu mirtillo. Per i golosi anche cacao e liquirizia, che hanno però sfumature più neutre.

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Un’idea naturale al 100% – dalle fibre (il puro cotone) ai processi di produzione fino al packaging – che un’azienda di Valdengo, nel Biellese, ha reso concreta con la passione e la tenacia di chi produce in Italia.«Per noi è stata una bella sfida – racconta Giulia Botta, direttore creativo di Madiva –. Facciamo biancheria intima, anche per i bebè e non poteva essere diverso. Volevamo trovare una strada nuova ed ecosostenibile. Parlando con un ricercatore che aveva fatto esperimenti con frutta e verdura di scarto, ci siamo appassionati al suo progetto. La diversità delle nostre tinture è nel fissativo del colore. Grazie a una peptina naturale, impieghiamo una minima quantità di prodotto chimico (meno del 2%) che nel caso dei limoni è addirittura assente».

La purea agisce in grosse «lavatrici» con un procedimento brevettato mentre il cotone assorbe i colori e i profumi della natura. «Madiva – prosegue – è la prima azienda nel settore a proporre una linea simile. Per noi è un orgoglio ma anche un impegno morale e sociale che abbiamo esteso fino alla confezione biodegradabile, con inchiostri atossici, un cartellino in carta riciclata e le informazioni racchiuse in un Qr code che racconta la storia del capo evitando sprechi di materiale». headtopics.com

Il progetto però non si è fermato a carote, more e mele verdi. «Mentre sperimentavamo la frutta ci siamo imbattuti in un altro procedimento interessante con la terra – conclude Giulia Botta –. Il materiale che usiamo è raccolto in luoghi incontaminati, polverizzato e sottoposto ad analisi di laboratori specializzati che controllano l’eventuale presenza di sostanze nocive, scorie o metalli pesanti. Sono terre che provengono da Africa, Mongolia e Sud America. La linea “Ecofuture” è certamente una scelta impegnativa. Siamo un’azienda familiare nata nel 1953 con il nonno e suo fratello, proseguita con nostro padre e ora mia sorella ed io, che siamo la terza generazione, vogliamo guardare avanti prima di tutto nel rispetto dell’ambiente».

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Alla tenuta La Court la land art tra le vigneCASTELNUOVO CALCEA Riscoprire la bellezza, ma in sicurezza. E’ questo il proposito delle Giornate del Fai all’aperto, che nel fine settimana tornano in un’edizione speciale che consentirà di visitare, solo su prenotazione, oltre 200 luoghi in oltre 150 località italiane. Nell’Astigiano, l’iniziativa si svolge al Parco Artistico Orme su La Court, venti ettari di vigneti e di «land art». L’appuntamento è sabato, 26 giugno, dalle 16 alle 20. Ad accompagnare i visitatori lungo il percorso artistico, saranno i volontari Fai della delegazione di Asti. Le visite partono ogni mezz’ora a gruppi di dodici persone, che all’ingresso dovranno igienizzare le mani, sottoporsi alla misura della temperatura corporea e indossare la mascherina per tutta la durata della visita. Altri accorgimenti importanti, sono un paio di scarpe comode e una scorta d’acqua .Svolti tutti gli adempimenti non resta che farsi guidare alla scoperta di un luogo magico. Alla Tenuta La Court, dove nascono alcune fra le più rappresentative etichette della casa vinicola Michele Chiarlo, l’arte è arrivata nel 2003: dall’ispirazione dello scenografo genovese Lele Luzzati, è nato il percorso tra sculture e installazioni dedicate ai quattro elementi. Un altro grande artista di fama internazionale, Ugo Nespolo, ha firmato la Porta sul vigneto con i simboli del vino in chiave pop. Al Parco è arrivato anche il design, con la panchina gigante di Chris Bangle. La galleria a cielo aperto, nel tempo si è arricchita di opere che si fondono con il vigneto, in un continuo dialogo con il paesaggio. Come le teste segnapalo, evocative sculture che reinterpretano l’antica tradizione contadina di porre sui pali di testata della vigna, semplici sculture di pietra con volti stilizzati, che con la loro mistica presenza «proteggono» i vigneti da calamità e parassiti. «Questa nuova edizione delle Giornate Fai – spiegano dalla delegazione astigiana - si carica di un significato speciale: il momento che stiamo vivendo ha imposto a tutt