La 500 elettrica targata Mirafiori per il car sharing che conquista

La 500 elettrica targata Mirafiori per il car sharing che conquista

24/01/2021 11.50.00

La 500 elettrica targata Mirafiori per il car sharing che conquista

Il nuovo servizio gestito da Leasys mette in strada la vettura prodotta a Torino

Intanto le due vetture del medesimo servizio, la Nuova 500 e la Bluecar, convivono. Solo entro la fine di marzo verranno tolte dalla strada tutte le vetture grigie realizzate a Bairo Canavese. Contestualmente saranno contattati i clienti che si erano registrati a BlueTorino e verrà offerto loro il passaggio a LeaysisGo attraverso una promozione che permetterà di pagare per i primi trenta giorni la cifra simbolica di un euro.

Gli azzurri hanno deciso: mai più divisi, tutti inginocchiati o tutti in piedi. Giovedì la scelta Billionaire, le carte dell'inchiesta sul focolaio Covid: mascherine vietate, sintomi e contagi ignorati. Mentre Briatore (non indagato) attaccava i virologi e il sindaco 'grillino' - Il Fatto Quotidiano Gabriele Paolini in carcere: la condanna definitiva a 8 anni da scontare nella casa circondariale di Rieti

L’ “offerta” sui socialA proposito di BlueTorino: nelle ultime settimane sta rimbalzando sui social network la pubblicità di un sito che offre la possibilità di prenotare, e poi acquistare, le stesse Bluecar che stanno girando in città. Tra le altre cose, scritte in italiano un po’ claudicante, si comunica che i veicoli saranno venduti al prezzo di 5.990 euro. Moltissime persone si sono rivolte a BlueTorino per chiedere se si tratti di un’operazione ufficiale o meno: dubbio lecito dato che i colori utilizzati nel portale (blu e giallo) sono gli stessi del servizio. La verità è che il sito non ha nulla a che fare col marchio BlueTorino, che oggi di fatto oggi è controllato da LeasysGo. Proprietaria del dominio sarebbe in realtà una società francese che sta testando il mercato per capire quante persone siano disposte a comprare le vetture che circolavano in sharing, e a quale prezzo. Per poi acquistarle direttamente da Bollorè, esiste un sito apposta, e rivenderle a chi ne ha fatto richiesta tramite il modulo disponibile sul sito. Di fatto è un’operazione studiata per guadagnarci un profitto.

Si tratta di un’iniziativa formalmente lecita ma che nulla ha a che fare con vecchi e nuovi gestori del servizio. Leggi di più: La Stampa »

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Basta con questi post che non sono giornalismo ma pubblicità ... almeno datene disclosure, nessuno mette in discussione che un giornale abbia bisogno di entrate