L’offensiva di Putin è in affanno - La Stampa

L’intento resta la ricostruzione dell’impero russo ma il disegno di portare scompiglio in Occidente comincia a mostrare qualche crepa.

07/07/2019 08.19.00

L’intento resta la ricostruzione dell’impero russo ma il disegno di portare scompiglio in Occidente comincia a mostrare qualche crepa.

L’intento resta la ricostruzione dell’impero russo ma il disegno di portare scompiglio in Occidente comincia a mostrare qualche crepa: la visita a Roma del presidente russo, Vladimir Putin, ha confermato che l’offensiva sovranista del Cremlino segna il passo. La ricostruzione dell’impero è nel linguaggio del corpo e nelle azioni di Putin. Chi lo ha incontrato a tu per tu è stato colpito dal suo sguardo fisso verso l’orizzonte, da un misticismo laico che somma nazionalismo e fede ortodossa, così come dalla determinazione a difendere ad ogni costo l’annessione della Crimea del 2014 con la relativa violazione alla sovranità dell’Ucraina. Putin ritiene entrambe legittime in nome della russofonia e vede nelle sanzioni di Usa e Ue un’aggressione strategica alla ricostruzione di un’unica patria russa per tutti i popoli che sentono di appartenervi. Al punto da aver offerto agli Stati Uniti un baratto fra abbandono russo di Nicolas Maduro in Venezuela e accettazione dell’annessione della Crimea. Per non parlare di quanto avviene sul fronte caldo del Donbass dove Mosca invia a fianco dei separatisti militari musulmani asiatici che quando catturano gli ucraini li castrano prima di rimandarli indietro. Sono i tasselli di una difesa granitica della vocazione imperiale della Russia che hanno accompagnato Putin nella breve ma intensa visita romana, su entrambe le rive del Tevere, ma la strategia di aggredire gli Stati vicini - Georgia e Ucraina - per impedirgli di allontanarsi da Mosca come anche di portare scompiglio in Occidente segna il passo. Lungo i confini russi infatti a Kiev è stato eletto presidente Volodimir Zelensky che non vuole piegarsi al Cremlino. E Tbilisi resta determinata a non accettare l’invasione del 2008 mentre Armenia e Moldavia da qualche tempo guardano sempre più ad Occidente. Ma è soprattutto l’offensiva russa di infiltrazioni in Europa che non sembra produrre i risultati sperati. La scelta strategica di sostenere partiti e movimenti populisti e nazionali

Illustrazione di Delvox06 Luglio 2019L’intento resta la ricostruzione dell’impero russo ma il disegno di portare scompiglio in Occidente comincia a mostrare qualche crepa: la visita a Roma del presidente russo, Vladimir Putin, ha confermato che l’offensiva sovranista del Cremlino segna il passo.

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La ricostruzione dell’impero è nel linguaggio del corpo e nelle azioni di Putin. Chi lo ha incontrato a tu per tu è stato colpito dal suo sguardo fisso verso l’orizzonte, da un misticismo laico che somma nazionalismo e fede ortodossa, così come dalla determinazione a difendere ad ogni costo l’annessione della Crimea del 2014 con la relativa violazione alla sovranità dell’Ucraina. Putin ritiene entrambe legittime in nome della russofonia e vede nelle sanzioni di Usa e Ue un’aggressione strategica alla ricostruzione di un’unica patria russa per tutti i popoli che sentono di appartenervi. Al punto da aver offerto agli Stati Uniti un baratto fra abbandono russo di Nicolas Maduro in Venezuela e accettazione dell’annessione della Crimea. Per non parlare di quanto avviene sul fronte caldo del Donbass dove Mosca invia a fianco dei separatisti militari musulmani asiatici che quando catturano gli ucraini li castrano prima di rimandarli indietro.

Sono i tasselli di una difesa granitica della vocazione imperiale della Russia che hanno accompagnato Putin nella breve ma intensa visita romana, su entrambe le rive del Tevere, ma la strategia di aggredire gli Stati vicini - Georgia e Ucraina - per impedirgli di allontanarsi da Mosca come anche di portare scompiglio in Occidente segna il passo. Lungo i confini russi infatti a Kiev è stato eletto presidente Volodimir Zelensky che non vuole piegarsi al Cremlino. headtopics.com

ETbilisi resta determinata a non accettare l’invasione del 2008 mentre Armenia e Moldavia da qualche tempo guardano sempre più ad Occidente. Ma è soprattutto l’offensiva russa di infiltrazioni in Europa che non sembra produrre i risultati sperati. La scelta strategica di sostenere partiti e movimenti populisti e nazionalisti in Ungheria, Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Svezia, Spagna, Slovacchia, Finlandia e altrove finora ha dato ben pochi frutti concreti perché anche dove si sono imposti - con Viktor Orban in Ungheria, i gialloverdi in Italia o il Brexit Party in Gran Bretagna - non hanno fatto venir meno il consenso Ue-Nato sulle sanzioni alla Russia.

A tale riguardo l’incontro a Palazzo Chigi è stato esemplare: il premier Conte ha rinnovato amicizia e apertura alla Russia ma sulle sanzioni non ha infranto la coesione Ue-Nato, pur guidando da oltre un anno il governo dell’Europa Occidentale più attento alle ragioni di Mosca. Se a ciò aggiungiamo che la scelta russa di sostenere i Gilet Gialli si è trasformata in un boomerang politico in Francia - pregiudicando i rapporti con il presidente Emmanuel Macron - che la Brexit ha spinto Londra più vicina a Washington, che la Slovacchia ha eletto in Zuzana Caputova una presidente pro-Ue e che il tramonto politico di Angela Merkel priva il Cremlino del principale interlocutore in Europa, non è difficile comprendere il nervosismo di Putin di fronte alla resilienza delle democrazie liberali che, seppur molto indebolite, restano comunque fedeli alle alleanze Ue-Nato. È in tale cornice che, come ha riportato ieri il nostro Paolo Mastrolilli dagli Stati Uniti, l’amministrazione Trump guarda con particolare attenzione al vicepremier leghista Matteo Salvini perché l’impressione è che sia in bilico fra Washington e Mosca. Ovvero, gli incontri recenti con Mike Pompeo al Dipartimento di Stato e con Mike Pence alla Casa Bianca sono serviti a far guadagnare credibilità a Salvini come maggiore leader politico italiano - soprattutto per le posizioni espresse su Cina, Venezuela e Iran - ma sulla Russia è apparso ambiguo, evitando di esprimersi sulle sanzioni. Da qui la convinzione di Washington che l’esitazione di Salvini sia una fedele cartina di tornasole dell’attuale fase del braccio di ferro con Mosca in Europa: i russi stanno perdendo terreno ma i loro partner più stretti esitano ancora a voltargli del tutto le spalle.

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...La Russia o entrerà in Europa o entrerà nell'orbita cinese. Vedete voi se è il caso di continuare a portare in processione la reliquia della Guerra Fredda ? Come fanno gli ottusi Dem americani. All'apertura del tweet chiedete l'accettazione dei vostri cookies, poi però però per leggere i contenuti chiedete di pagare ⁉️ Cari amici di scegliete una delle due, altrimenti è un'imbroglio ‼️

Ma in affanno che? Ma per piaceremsmettetemdo inventarvi le cose Ma quale scompiglio? L'UE si sta rivelando una banda di pedofili belgi senza identità pronti a svendere le nostre patrie e le nostre culture all'Islam! Anche per me ateo, liberale, ex-socialista, tutto questo è davvero un gravissimo pericolo.

Washington e i dubbi su Salvini - La StampaINVIATO A NEW YORK. Vladimir Putin resta un avversario, che sta cercando di dividere l’Occidente per ricostruire in qualche forma un impero russo. Per riuscirci ha puntato sul sostegno dei movimenti nazionalisti e populisti in Europa. La Lega è uno di questi gruppi, ma da quando ha vinto le elezioni ha avviato un processo di aggiustamento delle sue posizioni. Se lo completerà, Washington la accetterà come alleato chiave nel Vecchio Continente; se non lo porterà a termine, tornerà ad essere considerata un potenziale strumento degli obiettivi del Cremlino. Sono valutazioni provenienti da ambienti che interpretano il pensiero dell’amministrazione Trump ai massimi livelli, consegnate a La Stampa dopo la visita di Putin a Roma.Quando il vice premier Salvini era andato a Washington a metà giugno, il segretario di Stato Pompeo era stato molto diretto con lui. Il dialogo - aveva ammonito - va sempre bene, ma le sanzioni ci sono, restano, e nel 2020 verranno ancora implementate. Ciò aveva spinto il leader della Lega a dire ai giornalisti che se Mosca vuole un alleggerimento delle misure, deve fare passi avanti su questioni come l’Ucraina, che al momento non si vedono. Un ex alto funzionario del dipartimento di Stato esperto di Europa ora allarga quelle considerazioni, dopo la visita a Roma del leader del Cremlino: «Putin - dice - sta cercando di indebolire l’Europa e la Nato, e creare divisioni all’interno dell’Europa, e fra l’Europa e gli Stati Uniti». La strategia è uguale ovunque, e alcuni di questi gruppi politici hanno dimostrato di essere molto interessati all’abbraccio col Cremlino. «La Lega - conclude la fonte - è uno dei movimenti presi di mira, però noi vediamo che Salvini e il suo partito si stanno aggiustando in qualche modo: meno pro Putin, più conservatorismo nazionalista tradizionale. Pensiamo che Salvini voglia una rispettabilità più ampia, come leader dell’intera destra e centrodestra italiano, non solo della destra estrema». Perciò, a giudizio di chi lo oss Washington che dice che la Russia vuole indebolire l'Europa? è una battuta? Ma Bannon da dove viene, scusate? Salvini Putin Trump

Ecco oligarchi e banchieri in viaggio per affari con Putin - La StampaA Roma col presidente russo alcuni personaggi e entità economiche centrali nell’inchiesta Mueller sul Russiagate Agenzia_Ansa skytg24 tg2rai unomattina tgla7 fam_cristiana Corriere Ci vergogniamo del servilismo di GiuseppeConteIT verso Putin, dittatore nemico della Democrazia e dell'Italia, sponsor del boia Assad e riferimento di più che sospetti oligarchi. Quando si tratta d'affari sono tutti amici. 😂

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La svolta sul sequestro e la prescrizione, Panattoni: «L’angoscia del mio babbo per i rapitori impuniti»L’imprenditore: mio padre visse come una sconfitta non avere individuato i responsabili, non mi arrenderò per lui. Il grazie alla Squadra mobile che ha scoperto a chi appartiene l’impronta sull’auto dei banditi

Per la Lega di governo conta soltanto Trump - Il Fatto QuotidianoLa politica estera di un partito con il 34 per cento dei voti non può essere la stessa di uno con il 6 per cento. E la visita di Vladimir Putin a Roma ha reso evidente questa contraddizione. Il Matteo Salvini che Putin ha incontrato nel 2014 a Milano per discutere “le prospettive di sviluppo … Se le dice il Fatto…... Ma anche Trump sta con Putin e il cerchio dei coglioni si chiude Siete veramente patetici. Passate le giornate a screditare Salvini che per fortuna non sa neanche della vostra esistenza...