L'Nba è pronta per l'espansione

03/10/2022 15:00:00

Le franchigie che si giocano l'Anello sono 30, potrebbero essere 32 a breve. Le cinque domande a cui la lega americana di basket ha cercato e sta cercando una risposta, prima di fare il grande passo.

Nba, Basket

Le franchigie in Nba sono 30, potrebbero essere 32 a breve. Le cinque domande a cui la lega americana di basket ha cercato e sta cercando una risposta, prima di fare il grande passo – di Emil Cambiganu e Andrea Lamperti

Le franchigie che si giocano l'Anello sono 30, potrebbero essere 32 a breve. Le cinque domande a cui la lega americana di basket ha cercato e sta cercando una risposta, prima di fare il grande passo.

Insomma, se il prodotto cresce, tutte le parti in causa ne possono trarre in qualche modo vantaggio.Perché il prodotto possa crescere, la scelta delle due nuove case dell’Nba dovrà necessariamente considerare diversi fattori. Di natura economica

Al momento,preseasonA Seattle, invece, la Climate Pledge Arena - un tempo KeyArena - è già la casa dei Seattle Kraken (hockey). E non mancano, anzi, i nostalgici dei SuperSonics, in città come all’interno dell’Nba, tra cui recentemente si è segnalato

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Insomma, se il prodotto cresce, tutte le parti in causa ne possono trarre in qualche modo vantaggio.   E quindi, in quali nuove città potrebbe sbarcare l’Nba? Perché il prodotto possa crescere, la scelta delle due nuove case dell’Nba dovrà necessariamente considerare diversi fattori. Secondo la trasmissione LAM, infatti, Wanda ha chiesto all'avvocato Rosenfeld di essere presente all'incontro con Maurito perché ha ufficialmente avviato i procedimenti legali per la separazione. Di natura economica in primis , ma non solo, come ci ricorda il fallimento dell’esperimento Vancouver Grizzlies (poi diventati Memphis Grizzlies) negli anni Novanta. A partire dal Mes. Al momento, le due destinazioni più accreditate sono Seattle e Las Vegas . Per la prima si tratterebbe di un ritorno, dopo i 41 anni (1967-2008) trascorsi dai SuperSonics nella lega; per la “città del peccato”, invece, sarebbe una prima volta, a 21 anni di distanza dal tentativo fallito di accogliere l’esodo dei Grizzlies da Vancouver. Allo scoccare della mezz'ora di gioco, però, gli ospiti pareggiano: Gabriel stende Richarlison in area e Kane, dal dischetto, batte Ramsdale firmando l'1-1.

Entrambe nel 2022 sono state scelte per ospitare delle gare di preseason , e Las Vegas è dal 2018 la sede della Nba Summer League: insomma, le “prove tecniche” per logistica, impianti e risposta del pubblico sembra che siano state svolte. La situazione è di stallo visto che fino a poco fa i candidati erano tanti e ora non c’è nessuno. A “Sin City”, tra l’altro, un vero e proprio impero economico (Oak View Group) si è mosso da tempo per la costruzione di una scintillante arena da 20.000 posti. E secondo l’insider Ric Bucher, tra gli ambasciatori dello sbarco in Nevada dell’Nba ci sarebbe anche LeBron James, che sarebbe “in pole position come possibile proprietario”.   E così, per il momento resta Regling, con qualche problema legale dato che il trattato escluderebbe la permanenza oltre la scadenza del mandato. A Seattle, invece, la Climate Pledge Arena - un tempo KeyArena - è già la casa dei Seattle Kraken (hockey)..

E non mancano, anzi, i nostalgici dei SuperSonics, in città come all’interno dell’Nba, tra cui recentemente si è segnalato . Nel 2013, quando i Sacramento Kings sembravano prossimi alla relocation , i tifosi hanno soltanto accarezzato l’idea del ritorno dell’Nba. Il tema, ovviamente, non riguarda solo il nome, ma il futuro del Mes. In caso di espansione, invece, il sogno potrebbe tornare realtà. Non mancano, tuttavia, altre possibilità. L’Nba sta valutando attentamente ogni possibile candidata, e tra queste figurano sicuramente Louisville, San Diego, Kansas City, Pittsburgh e Nashville .   Dopo l’approvazione dei governi tutti i paesi soci, attraverso il voto dei parlamenti, hanno ratificato il nuovo trattato.

Altrimenti, la lega potrebbe decidere di varcare un’altra volta i confini nazionali: a sud verso Città del Messico, oppure a nord in direzione Montreal.   Una squadra Nba in Europa è una possibilità? “Varcare i confini nazionali”, si diceva. La domanda sorge quasi spontanea: c’è una chance che l’Nba sbarchi su questa sponda dell’Oceano? Per il pubblico europeo, che ha sempre risposto con entusiasmo alle Global games nel vecchio continente, avere regolarmente la possibilità di assistere dal vivo a partite Nba sarebbe eccezionale. Perché in un caso c’è un intoppo giuridico, nell’altro un problema politico. E per la lega stessa si tratterebbe di un ampliamento del bacino d’utenza non indifferente. Gli ostacoli logistici, però, sono attualmente impossibili da sormontare.

Le squadre che hanno disputato le ultime Global games , infatti, hanno sempre avuto bisogno di quattro giorni almeno di riposo, motivati dalla lunghezza del viaggio e dall’adattamento al fuso orario. Ma il presidente della Repubblica Steinmeier firmerà la ratifica subito dopo che si sarà espressa la Corte di Karlsruhe, sul cui giudizio non ci sono molti dubbi. È stato lo stesso Adam Silver a sottolineare l’incompatibilità di tutto ciò con il calendario Nba: “Finché la nostra stagione sarà così lunga, giocare regolarmente in Europa richiederebbe troppi giorni di riposo.” Ridurre il numero di partite di Regular Season (82 per ogni squadra), causando un vuoto nei ricavi e danneggiando l’intero business, attualmente non sembra un’ipotesi contemplata dall’Nba . Inoltre, nel momento in cui l’ipotetica squadra europea si qualificasse per i playoff, come si potrebbe ovviare al problema? Probabilmente, in Europa facciamo prima ad aspettare che il progresso tecnologico ci consegni un mezzo di trasporto più rapido per spostarsi da una sponda all’altra dell’Oceano…   A proposito di calendario: come cambierebbe la stagione Nba? Presumibilmente ogni team continuerebbe ad avere in programma 82 partite di stagione regolare all’anno, per i motivi menzionati in precedenza.   Il governo Draghi aveva provato a mandare avanti il dossier, ma si è dovuto fermare per le evidenti tensioni nella maggioranza (la Lega su tutti). E non c’è motivo per immaginare un cambiamento nella struttura dei playoff.

Ciò che inevitabilmente sarebbe soggetto a revisione, invece, sarebbe la distribuzione delle squadre nelle due Conference, Est e Ovest. Ipotizzando l’introduzione di Las Vegas e Seattle, infatti, la Western Conference si troverebbe composta da 17 squadre, e dunque una di queste dovrebbe trasferirsi a Est. Matteo Salvini disse che non si doveva parlare di Mes “nel momento in cui c’è gente che muore sotto le bombe”. Geograficamente, l’opzione più logica sarebbe Memphis, ma i Grizzlies sono stati protagonisti nell’ultimo decennio di alcune delle rivalità “occidentali” – con Spurs, Clippers, Thunder e Warriors – che hanno appassionato maggiormente il pubblico Nba. Per questo, la scelta potrebbe ricadere sui Timberwolves, essendo Minneapolis la seconda squadra più vicina alla East Coast. Discorso diverso, invece, se una delle due nuove squadre fosse situata nella parte orientale degli Stati Uniti, come nel caso di Louisville, Kansas City, Pittsburgh o Nashville.   Ecco, se la posizione di Meloni è chiedere all’Europa sovvenzioni mentre blocca, unico paese dell’Eurozona, la riforma del Mes sarà difficile per l’Italia ottenere qualcosa.

In uno scenario del genere, l’Nba si troverebbe automaticamente con 16 squadre per ognuna delle due Conference, senza la necessità di un adattamento. L’annuncio, come detto, potrebbe arrivare da un momento all’altro. I tempi sono maturi. Certo, significherebbe rinnegare una battaglia sovranista, ma non sarebbe l’unica. E sicuramente l’Nba è una lega che non hai mai opposto resistenza al cambiamento. Di più su questi argomenti: .