L’appello del Papa: “Davanti ai volti dei migranti non giriamoci dall'altra parte. Dobbiamo reagire all'indifferenza e all’abitudine»

L’appello del Papa: “Davanti ai volti dei migranti non giriamoci dall'altra parte. Dobbiamo reagire all'indifferenza e all’abitudine»

08/12/2021 16.18.00

L’appello del Papa: “Davanti ai volti dei migranti non giriamoci dall'altra parte. Dobbiamo reagire all'indifferenza e all’abitudine»

L’angelus di Francesco nella Solennità dell’Immacolata: «Lasciamoci provocare dai visi dei bambini», figli di profughi «disperati». La santità non è questione …

4 minuti di letturaporta impressa la ferita del filo spinato, il dolore per un muro che la divide.Affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico vaticano, dopoPapa Francesco invita a ricordarsi «che questa perfezione di Maria, la piena di grazia, viene dichiarata dall’angelo tra le mura di casa sua: non nella piazza principale di Nazaret, ma lì, nel nascondimento, nella più grande umiltà. In quella casetta a Nazaret palpitava il cuore più grande che una creatura abbia mai avuto». Evidenzia Bergoglio: «Cari fratelli e sorelle, è una notizia straordinaria per noi! Perché ci dice che il Signore, per compiere meraviglie, non ha bisogno di grandi mezzi e delle nostre capacità eccelse, ma della nostra umiltà, del nostro sguardo aperto a Lui e anche aperto agli altri». Con quell’annuncio, tra le «povere mura di una piccola casa, Dio ha cambiato la storia». E anche oggi desidera «fare grandi cose con noi nella quotidianità: cioè in famiglia, al lavoro, negli ambienti di ogni giorno. Lì, più che nei grandi eventi della storia, la grazia di Dio ama operare». A questo punto Francesco si domanda: «Ci crediamo? Oppure pensiamo che la santità sia un’utopia, qualcosa per gli addetti ai lavori, una pia illusione incompatibile con la vita ordinaria?».

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Senza offesa, l'ultima volta che ho guardato un migrante ero a Milano, mi ha detto 'che cazzo vuoi?'.... Certo se anche il clero facesse la propria parte per contribuire alle tasse forse! Si dovrebbe reagire alle cause della migrazione ma forse sono implicite al potere che ne moralizza gli effetti.

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L’angelus di Francesco nella Solennità dell’Immacolata: «Lasciamoci provocare dai visi dei bambini», figli di profughi «disperati». La santità non è questione di santini e immaginette, «fuorviante l'idea che una cosa è il Vangelo e un'altra la vita» domenico agasso Modificato il: 08 Dicembre 2021 4 minuti di lettura L'Angelus di Francesco nella Solennità dell'Immacolata  (afp) porta impressa la ferita del filo spinato, il dolore per un muro che la divide. Il mio augurio è che sia sempre un laboratorio di fraternità, dove l’incontro prevalga sullo scontro, dove si accoglie il fratello, soprattutto quando è povero, scartato, emigrato». E il Papa coglie l’occasione per lanciare nuovamente un forte appello: «Davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte. Lasciamoci provocare dai visi dei bambini», figli di profughi «disperati». Francesco pensa «poi con gratitudine alla Grecia. Anche lì ho ricevuto un’accoglienza fraterna. Ad Atene ho sentito di essere immerso nella grandezza della storia, in quella memoria dell’Europa: umanesimo, democrazia, sapienza, fede». Parla del all’Angelus odierno in piazza San Pietro nella Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Affacciato alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico vaticano, dopo essere andato di prima mattina a sorpresa a pregare l’Immacolata davanti alla statua mariana in piazza di Spagna a Roma , esordisce salutando «cari fratelli e sorelle, buongiorno!». Il Vangelo della Liturgia di oggi, giorno dell’Immacolata, «ci fa entrare nella sua casa di Nazaret, dove riceve l’annuncio dell’angelo». Tra le mura di casa una persona «si rivela meglio che altrove. E proprio in quella intimità domestica il Vangelo ci dona un particolare, che rivela la bellezza del cuore di Maria. L’angelo la chiama"piena di grazia”. Se è piena di grazia, vuol dire che la Madonna è vuota di male, è senza peccato, Immacolata». Ora, a questo saluto «Maria – dice il testo – rimane “molto turbata”. Non è solo sorpresa, ma turbata. Ricevere grandi saluti, onori e complimenti a volte rischia di suscitare vanto e presunzione». Il Vescovo di Roma ricorda che Gesù «non è tenero con chi va alla ricerca dei saluti nelle piazze, dell’adulazione, della visibilità». La Madonna invece «non si esalta, ma si turba; anziché provare piacere, prova stupore. Il saluto dell’angelo le sembra più grande di lei. Perché? Perché si sente piccola dentro, e questa piccolezza, questa umiltà attira lo sguardo di Dio». Maria, infatti, «non si attribuisce prerogative, non rivendica qualcosa, non ascrive nulla a suo merito. Non si autocompiace, non si esalta». Perché nella sua «umiltà sa di ricevere tutto da Dio. È dunque libera da sé stessa, tutta rivolta a Dio e agli altri. Maria Immacolata non ha occhi per sé. Ecco l’umiltà vera: non avere occhi per sé, ma per Dio e per gli altri». Papa Francesco invita a ricordarsi «che questa perfezione di Maria, la piena di grazia, viene dichiarata dall’angelo tra le mura di casa sua: non nella piazza principale di Nazaret, ma lì, nel nascondimento, nella più grande umiltà. In quella casetta a Nazaret palpitava il cuore più grande che una creatura abbia mai avuto». Evidenzia Bergoglio: «Cari fratelli e sorelle, è una notizia straordinaria per noi! Perché ci dice che il Signore, per compiere meraviglie, non ha bisogno di grandi mezzi e delle nostre capacità eccelse, ma della nostra umiltà, del nostro sguardo aperto a Lui e anche aperto agli altri». Con quell’annuncio, tra le «povere mura di una piccola casa, Dio ha cambiato la storia». E anche oggi desidera «fare grandi cose con noi nella quotidianità: cioè in famiglia, al lavoro, negli ambienti di ogni giorno. Lì, più che nei grandi eventi della storia, la grazia di Dio ama operare». A questo punto Francesco si domanda: «Ci crediamo? Oppure pensiamo che la santità sia un’utopia, qualcosa per gli addetti ai lavori, una pia illusione incompatibile con la vita ordinaria?». Il Pontefice esorta a chiedere alla Madonna una grazia: «Che ci liberi dall’idea fuorviante che una cosa è il Vangelo e un’altra la vita; che ci accenda di entusiasmo per l’ideale della santità, che non è questione di santini e immaginette, ma di vivere ogni giorno quello che ci capita umili e gioiosi, come la Madonna, liberi da noi stessi, con gli occhi rivolti a Dio e al prossimo che incontriamo. Per favore, non perdiamoci di coraggio: a tutti il Signore ha dato una stoffa buona per tessere la santità nella vita quotidiana!». E quando «ci assale il dubbio di non farcela, o la tristezza di essere inadeguati, lasciamoci guardare dagli “occhi misericordiosi” della Madonna, perché nessuno che abbia chiesto il suo soccorso è stato mai abbandonato!». Dopo la Preghiera mariana, il Papa parla del viaggio apostolico appena concluso: «Due giorni fa sono rientrato dal viaggio a Cipro e in Grecia. Ringrazio il Signore per questo pellegrinaggio; ringrazio tutti voi per la preghiera che mi ha accompagnato, e le popolazioni di quei due cari Paesi, con le loro autorità civili e religiose, per l’affetto e la gentilezza con cui mi hanno accolto. A tutti ripeto: grazie!». Cipro è una «perla nel Mediterraneo, una perla di rara bellezza, che però porta impressa la ferita del filo spinato, il dolore per un muro che la divide. A Cipro mi sono sentito in famiglia; ho trovato in tutti dei fratelli e delle sorelle. Conservo nel cuore ogni incontro, in particolare la Messa allo stadio di Nicosia. Mi ha commosso il caro Fratello ortodosso Chrysostomos, quando mi ha parlato della Chiesa Madre: da cristiani percorriamo vie diverse, ma siamo figli della Chiesa di Gesù, che è Madre e ci accompagna, ci custodisce, ci fa andare avanti, tutti fratelli». L’augurio del Papa per Cipro è che sia sempre «un laboratorio di fraternità, dove l’incontro prevalga sullo scontro, dove si accoglie il fratello, soprattutto quando è povero, scartato, emigrato». E ribadisce che «davanti alla storia, davanti ai volti di chi emigra, non possiamo tacere, non possiamo girarci dall’altra parte». A Cipro, come a Lesbo, «ho potuto guardare negli occhi questa sofferenza : per favore, guardiamo negli occhi gli scartati che incontriamo, lasciamoci provocare dai visi dei bambini, figli di migranti disperati. Lasciamoci scavare dentro dalla loro sofferenza per reagire alla nostra indifferenza; guardiamo i loro volti, per risvegliarci dal sonno dell’abitudine!». Il Pontefice pensa poi «con gratitudine alla Grecia. Anche lì ho ricevuto un’accoglienza fraterna. Ad Atene ho sentito di essere immerso nella grandezza della storia, in quella memoria dell’Europa: umanesimo, democrazia , sapienza, fede». Anche lì ha provato «la mistica dell’insieme: nell’incontro con i fratelli Vescovi e la comunità cattolica, nella Messa festosa, celebrata nel giorno del Signore, e poi con i giovani, venuti da tante parti, alcuni da molto lontano per vivere e condividere la gioia del Vangelo». E ancora, ha vissuto «il dono di abbracciare il caro Arcivescovo ortodosso Ieronymos: prima mi ha accolto a casa sua e il giorno seguente è venuto a trovarmi. Custodisco nel cuore questa fraternità». Il Papa affida alla «Santa Madre di Dio i tanti semi di incontro e di speranza che il Signore ha sparso in questo pellegrinaggio. Vi chiedo di continuare a pregare perché germoglino nella pazienza e fioriscano nella fiducia». Oggi si conclude «l’Anno dedicato a San Giuseppe, Patrono della Chiesa universale - prosegue il Papa - E dopodomani, 10 dicembre, si chiuderà a Loreto il Giubileo Lauretano. Che la grazia di questi eventi continui a operare nella vita nostra e delle nostre comunità. La Vergine Maria e San Giuseppe ci guidino nel cammino della santità!». Un augurio speciale lo dedica «all’Azione Cattolica Italiana: che nelle diocesi e nelle parrocchie sia una palestra di sinodalità». E a tutti «auguro buona festa, specialmente a voi ragazzi dell’Immacolata, è la vostra festa! Per favore, non dimenticatevi di pregare per me, io lo faccio per voi. Buon pranzo e arrivederci». LEGGI ANCHE: