L’aperitivo ai tempi del Covid. Gli unici che osservano rigorosamente le regole sono i baristi e i camerieri, meno i clienti

L’aperitivo ai tempi del Covid. Gli unici che osservano rigorosamente le regole sono i baristi e i camerieri, meno i clienti

29/06/2020 01.23.00

L’aperitivo ai tempi del Covid. Gli unici che osservano rigorosamente le regole sono i baristi e i camerieri, meno i clienti

Diciamoci la verità. Gli unici che osservano rigorosamente le disposizioni, sono titolari, gestori e camerieri, impeccabili da inizio a fine servizio. Lo sono meno i clienti, pur con tutte le differenze legate all’età, all’estrazione sociale e alla tipologia del locale. Perché superata una prima mezz’ora di «buone maniere», al secondo ...

MATTEO BORGETTOMATTEO BORGETTOPubblicato il29 Giugno 2020Diciamoci la verità. Gli unici che osservano rigorosamente le disposizioni, sono titolari, gestori e camerieri, impeccabili da inizio a fine servizio. Lo sono meno i clienti, pur con tutte le differenze legate all’età, all’estrazione sociale e alla tipologia del locale. Perché superata una prima mezz’ora di «buone maniere», al secondo o terzo brindisi saltano gli schemi, le distanze, a volte anche le mascherine, non più necessarie all’aperto, ma ancora obbligatorie all’interno.

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Nella maggior parte dei casi, tuttavia, i cuneesi si comportano bene nell’ora dell’aperitivo al tempo del Covid. Non proprio una tradizione nel capoluogo della Granda, ma che grazie alla progressiva riapertura di bar e caffè, e al contemporaneo rallentamento dell’emergenza sanitaria, sta diventando un appuntamento quasi irrinunciabile, il modo più semplice ed economico per ritrovarsi, e divertirsi, in coppia o in compagnia. Migliaia di persone, venerdì sera, hanno affollato i dehors, da tempo ampliati con più tavolini, distanziati per motivi di sicurezza. «Abbiamo una clientela matura e seria, nessun problema con gli assembramenti – dice Bruno Giordano, contitolare del San Sebastian in Lungogesso Giovanni XXIII -. Con il bel tempo, è sempre pienone, Cerchiamo di recuperare le perdite, molto pesanti durante il lockdown. Sono ottimista».

Poco lontano, in via Diaz, appassionati di birra artigianale nel beer shop di Davide Signori: «Con la riduzione dei posti all’interno, oggi servo un terzo dei clienti di prima. Fuori, è dura fare mantenere le distanze tra la gente in piedi. Devo lavorare, non fare lo sceriffo. Le restrizioni non hanno senso se è oggettivamente impossibile farle rispettare». headtopics.com

Francesca Barba è titolare dell’Apotheke in via Roma: «Gli spazi non mancano, ho mantenuto gli stessi posti a sedere, molto più allargati, tuttavia gli incassi sono diminuiti del 20 per cento».Non è andata meglio ai «Baccanali» di Contrada Mondovì: «Meno tavolini, meno gente, meno incassi – dice il contitolare Luca Fechino -. In settimana abbiamo registrato perdite anche del 50%, nel weekend intorno al 20. Il primo mese di riapertura è stato devastante, ma qualcosa si muove e penso positivo per la stagione estiva. Assembramenti? Per fortuna i clienti si stanno dimostrando responsabili».

Non sempre è così al «Bar Ottocento» di via Roma, una delle mete preferite dai giovani. «A volte è difficile contenere i ragazzi quando hanno bevuto quei 2-3 bicchieri – dice Riccardo Rezzaro, uno dei soci -. Cerchiamo di riprenderli con severità, ma non è che possiamo passare il nostro tempo a bacchettare chi si alza dal tavolo per andare a salutare un amico. Il lavoro è molto faticoso: aumentati i tavoli, si cammina tanto di più e con la mascherina si respira male, i camerieri si fanno un mazzo così. Siamo però contenti, gli incassi sono rimasti inalterati». Così anche al Baladin di piazza Foro Boario: «All’aperitivo più giovani, meno famiglie, ma non possiamo lamentarci – dice il responsabile, Francesco Parola -. Rispetto a prima, ogni persona ha il suo piattino di stuzzichini e non più quello comune, cosa che comporta più lavoro. Controlli? Qualche ronda ogni tanto, ma le situazioni più critiche avvengono dalla mezzanotte in poi, non all’aperitivo». Monoporzioni e un susseguirsi di uscite di camerieri al «Galì« di piazza Galimberti, dove si fa solo il servizio al tavolo.

«Sugli affari teniamo botta – dice Fabio Di Salvo, contitolare -. Grazie al Comune abbiamo potuto ampliare il dehors e ho richiesto un’ulteriore allargamento. Il personale non è diminuito (20 addetti, ndr), lavoriamo 7 giorni su 7 e siamo alla ricerca di ulteriori camerieri».

Fra chi sorride di più, c’è Francesco Corona del «Good Spirits» in piazza Boves. «Sarà per il mio cognome - scherza -, sarà che i cuneesi hanno voglia di uscire o hanno compreso la nostra filosofia di locale, rispetto allo stesso periodo 2019 abbiamo aumentato gli incassi del 35 per cento. Un successo inaspettato. Assembramenti? Difficile far rispettare le distanze, soprattutto a una certa ora. Ma la gente oggi ha bisogno di ritrovare quel “rapporto umano”, di parlarsi e di interagire. Quando finalmente si rilassa, non sta a riflettere sul fatto che non può muoversi da un tavolo all’altro». headtopics.com

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Alla Birrovia dell’ex stazione Gesso, a controllare che tutto vada per il verso giusto c’è un addetto alla sicurezza all’ingresso, che annota su un taccuino nome, cognome e numero di cellulare dei clienti. «Applichiamo alla lettera il dispositivo - spiega il titolare, Michele Trapani -.

Nella sciagurata ipotesi di positività tra il personale, i numeri saranno trasmessi alle forze dell’ordine per avvisare i clienti, nel massimo rispetto della privacy. Nessuno si è lamentato, anzi la collaborazione è perfetta.Gli affari? Ci siamo reinventati, sviluppando al meglio l’aperitivo e la cena legati agli avvenimenti musicali. Prima si ballava, ora si sta seduti. Certo, sarebbero meglio dieci birre o cocktail che 10 hamburger, ma va bene così

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continuano a bere senza indossare la mascherina e cercando di limonare! 🤣🤣🤣 Infatti clienti non ce ne sono

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