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L’Alessandria double-face, parte bene poi rischia: ma i tre punti arrivano - La Stampa

L’Alessandria double-face, parte bene poi rischia: ma i tre punti arrivano

17/02/2020 14.35.00

L’Alessandria double-face, parte bene poi rischia: ma i tre punti arrivano

Finisce 2-1 con il Lecco: dopo essere andati in vantaggio 2-0 nel primo tempo i grigi patiscono il ritorno degli ospiti ma sfiorano anche ripetutamente il 3-1

Pubblicato ilALESSANDRIA.I soliti grigi dai due voltiper una volta non si fanno beffare sul più bello, riuscendo a regalarsi la prima vittoria dell’era Gregucci.Contro il Lecco tre punti di misura (2-1): più del risultato, c’è però il messaggio che l’allenatore dà già alla lettura delle formazioni: a parte l’indisponibile Gonnelli (botta a una coscia) restano in panchina quelli che avevano deluso sette giorni prima, Casarini e Arrighini su tutti, mentre viene data fiducia a Gazzi e Martignago.

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In 90’ l’Alessandria gioca due partite distinte: un primo tempo notevole, con due reti e tanta intensità, una ripresa con i soliti fantasmi. Tra il primo gol di Cosenza al 9’ (molto contestato dal Lecco che non ritiene la palla abbia varcato la linea, mentre il difensore dell’Alessandria dice col sorriso sulle labbra: «Bisogna subito esultare in quelle occasioni») e il raddoppio di Celia (44’) ci sono solo applausi per i mandrogni, che mettono in pratica gli insegnamenti dell’allenatore: la difesa spesso gioca alta (anche se ci sono ancora alcuni aspetti da rivedere) e il centrocampo, specie con Gazzi, attacca i portatori di palla ospiti.

L’unico che crea scompiglio tra gli ospiti è D’Anna: la sua posizione tra le linee crea sovente superiorità numerica ed è proprio sua la prima (e unica) occasione gol del Lecco che in avvio fa venire i brividi al Moccagatta. Poi, però, l’Alessandria ricade nei soliti difetti, regala metri a un buon Lecco e rimedia un gol evitabile se i centrocampisti fossero più attenti: l’azione parte da una gran giocata di Cheddira, ma tutti i grigi difendono dentro l’area di rigore, nessuno esce al limite dei sedici metri a coprire l’inserimento di Bobb che può calciare indisturbato, mentre al suo fianco un compagno potrebbe fare altrettanto. headtopics.com

Nonostante emergano difficoltà evidenti ci sono almeno un paio di elementi positivi: occasioni create anche nella ripresa e capacità di stringere i denti negli ultimi 10’ senza prendere imbarcate.©RIPRODUZIONE RISERVATAQui andrà inserito il messaggio del Direttore, esempio:

"Chiunque ha il diritto alla libertà di opinione ed espressione; questo diritto include libertà a sostenere personali opinioni senza interferenze...." Leggi di più: La Stampa »

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Pro Vercelli beffata nei minuti di recupero sul campo della Pergolettese - La StampaLa Pro Vercelli interrompe la striscia positiva e dopo due vittorie di fila torna dal campo della Pergolettese con una sconfitta che sa di beffa, maturata nei minuti di recupero: 2-1. Non ci voleva, prima del tour de force serale al Piola con Novara (lunedì 24) e Juve Under 23 (giovedì 27). I padroni di casa erano passati in vantaggio già dopo 4’: l’arbitro concede un calcio di rigore che Bortoluz trasforma. Risponde immediatamente la Pro: prima con un calcio di punizione di Bani, poi con un cross di Iezzi per Comi che la difesa locale disinnesca. L’occasione più limpida è al 20’, con Masi che di testa obbliga Ghidotti a una parata strepitosa. Pochi minuti dopo ancora Comi gira di testa fuori di un soffio. Prima dell’intervallo, intervento dubbio di un difensore della Pergolettese su una conclusione di Graziano: per il direttore di gara non è stata deviata con il braccio. Nella ripresa l’opportunità migliore capita a Emmanuello al 60’: la sua conclusione coglie l’incrocio dei pali. Al 71’ arriva il pareggio della Pro, ed è ancora su rigore: fallo del portiere Ghidotti sul nuovo entrato Petrovic, quest’ultimo si incarica della battuta e non sbaglia. E’ 1-1. La beffa arriva in zona Cesarini. Al ‘92’ Bakayoko segna il gol più pesante: i leoni possono solo disperarsi.

Economie digitali, Zuckerberg apre alla web tax - La StampaMark Zuckerberg, fondatore dell’impero Facebook, si dichiara non ostile a una web tax e lo fa durante la Conferenza sulla Sicurezza a Monaco, a prima vista non proprio assise da social media, per tradizione forum più da premier, industriali, Difesa, con l’intelligence, discreta, in ultima fila. Ma – come ripete Anthony Schinella, numero 1 militare al National Intelligence Council Usa – «le guerre del futuro si combatteranno con un’arma strategica: l’informazione». L’opinione pubblica plasmata da Facebook, l’Intelligenza artificiale dislocata da Google, la logistica da Amazon conteranno quanto catene di montaggio per carri armate e laboratori atomici nel XX secolo. La svolta radicale di Zuckerberg è accompagnata, nelle stesse ore, da una notizia altrettanto importante, diramata dallo stato maggiore di Google, il cui significato vien colto subito dai dispacci degli analisti finanziari al Wall Street Journal: il motore di ricerca del mondo, che indirizza tre quarti del totale dei quesiti online, sta negoziando con gli editori per pagare, finalmente, una quota per i contenuti distribuiti sul web, seguendo le orme in tal senso di Apple e della stessa Facebook. Sembrerebbero due passi verso la chiusura della lunga stagione d’esordio della rivoluzione digitale, fine dello strapotere dei monopoli, senza regole condivise come per gli altri settori dell’economia e dell’informazione. Sia Facebook che Alphabet, compagnia guida di Google, si rendono conto che, con l’Asia ormai chiusa da una rete dominata dai regimi, Russia, Cina, India in modo crescente, e gli Stati Uniti e l’Unione Europea divisi su dazi, tasse, privacy, proprietà intellettuali, è raziocinante arrivare a intese, magari parziali, pur di evitare una guerriglia infinita di multe, leggine, risse, tregue fragili, che risale ormai a vent’anni fa, con lo scontro tra il Commissario UE Monti e il fondatore di Microsoft Gates. Cantare vittoria troppo presto sarebbe però esiziale, sia per fisco che contenuti pagati all’in

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