Klaebo, il fenomeno norvegese dello sci di fondo si dà al ciclismo

Klaebo, il fenomeno norvegese dello sci di fondo si dà al ciclismo

08/06/2020 20.37.00

Klaebo, il fenomeno norvegese dello sci di fondo si dà al ciclismo

Tanti gli esempi di grandi corridori che hanno scoperto la bici dopo altri sport: la “mamma volante” Canins, lo sloveno Roglic, i belgi Van Avermaet ed Evenepoel

Johannes Klaebo, 23 anni, con la sua nuova squadra di ciclismo Uno-X DevelopmentGiorgio VibertiPubblicato il08 Giugno 2020A soli 23 anni è già uno dei più grandi sciatore di fondo della storia, ma adesso Johannes Hosflot Klaebo medita di stupire anche nel ciclismo. Grande avversario dell'azzurro Federico Pellegrino, questo fantastico atleta norvegese ha già conquistato nel fondo tre ori olimpici, a Pyeongchang 2018, un titolo mondiale, due Coppe del Mondo generali (2018 e 2019) e quattro Coppe di specialità, tutte nello sprint, dal 2017 al 2020. Ora Klaebo sembra voler allargare i propri orizzonti, tanto che ha firmato un contratto quinquennale con il team norvegese di ciclismo Uno-X Development, formazione di categoria Professional, cioè la seconda serie dei professionisti della bicicletta.  

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"Sono orgoglioso e onorato di avere questa chance - ha scritto Klaebo sui social - anche se il mio primo sport resterà sempre lo sci di fondo. Ma spero che così ci sia uno scambio reciproco di esperienze tra lo sci e la bici". Non si sa ancora quando Klaebo debutterà nella sua nuova e parallela carriera di corridore, che comunque gli frutterà circa 400 mila euro a stagione. Non male davvero, per un fondista della neve che si affaccia al ciclismo.

La sua storia richiama quella di un'azzurra degli anni 70 e 80, Maria Canins, che era partita lei pure dal fondo per diventare una stella della bicicletta. Originaria della Val Badia, classe 1949, nello sci di fondo era arrivata a conquistare dal 1969 al 1983 ben 15 titoli italiani. Fu anche la prima italiana di sempre a vincere la famosa gara svedese Vasaloppet, oltre a 10 edizioni consecutive della Marcialonga. Partecipò inoltre alla Coppa del Mondo di fondo e ai Mondiali di Oslo nel 1982. headtopics.com

Nel frattempo però aveva già cominciato ad andare forte anche in bicicletta, dapprima più come allenamento per lo sci che per velleità agonistiche. Che scoprì solo dopo i 30 anni, vincendo addirittura due Tour de France (1985 e 1986) e la prima edizione, nel 1988, del Giro d'Italia femminile. Disputò inoltre due Olimpiadi: a Los Angeles 1984 (finì quinta) e Seul 1988 (trentaduesima).

Meglio ancora fece ai Mondiali, con un oro nella crono a squadre, tre argenti e due bronzi nelle prove individuali in linea o contro il tempo. Il suo palmares si è arricchito infine di dieci titoli italiani, tra prove in linea e a cronometro. Fu così che si conquistò il nomignolo di "mamma volante", perché quando cominciò con il ciclismo era già sposata con l'ex fondista Bruno Bonaldi e madre della piccola Concetta. 

Dalla neve alla bici: è andata così anche a Primoz Roglic, trentenne corridore sloveno vincitore dell'ultima Vuelta di Spagna dopo essere salito sul podio anche al Giro 2019 (3°) ed averlo sfiorato al Tour dell'anno prima (4°). Stupisce però che Roglic in gioventù fosse stato uno straordinario specialista nel salto con gli sci, sport nel quale a 14 anni era entrato nella Nazionale giovanile del suo Paese, uno dei più forti al mondo nella specialità.

Primoz, un nome che è tutto un programma, all'inizio del 2007 riuscì quindi a vincere l’oro ai Mondiali a squadre juniores di Tarvisio, debuttando a fine stagione nelle gare assolute della FIS.  Anche per una serie di infortuni e per alcuni periodi di rieducazione in bicicletta scoprì infine il ciclismo, al quale decise di dedicarsi seriamente solo a 23 anni compiuti, riuscendo però a bruciare le tappe. headtopics.com

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Dal calcio vengono invece altri due corridori, entrambi belgi e tra i più forti nelle rispettive generazioni: il 35enne Greg Van Avermaet e il 20enne Remco Evenepoel. Il primo, campione olimpico in linea a Rio 2016, è uno specialista delle corse di un giorno. Nel suo palmares infatti ci sono anche una Parigi-Roubaix (2017), una Gand-Wevelgem (nello stesso anno) e una Parigi-Tours (2011), oltre a tappe al Tour de France e alla Vuelta di Spagna.

E dire che da ragazzo era stato un ottimo portiere di calcio, tanto a conquistarsi un posto nella prima squadra del Beveren, formazione della Serie A  belga. Anche per lui fu decisivo un infortunio, in seguito al quale si dedicò alla bici che peraltro era stata la passione di molti dei suoi familiari e antenati.

Addirittura nazionale belga U15 e U16 di calcio è stato invece da ragazzo Evenepoel, l'astro nascente del ciclismo  mondiale, da molti considerato il nuovo Merckx. Eppure sembrava avviato a un'ottima carriera da calciatore, anche con la maglia delle giovanili dell'Anderlecht e del Psv Eindhoven, invece in seguito ad alcuni incidenti decise di riciclarsi come corridore, ruolo per il quale in verità sembra quasi un predestinato.

Sulle orme del padre Patrick, che era stato discreto professionista nei primi anni 90, fra gli juniores Evenepoel non ha praticamente avuto avversari, vincendo due anni fa i campionati nazionali, europei e mondiali sia a cronometro che in linea. Passato professionista dal 2019, ha subito conquistato a soli 19 anni la Classica San Sebastian e si è poi laureato campione europeo e vicecampione del mondo a cronometro. E sembra solo all’inizio: di lui sicuramente sentiremo ancora parlare a lungo.   headtopics.com

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