John Travolta, la morte della prima compagna e del figlio: quante prove terribili nella vita della star della Febbre del sabato sera di Pulp Fiction

John Travolta, la morte della prima compagna e del figlio: le prove più dure della star...

13/07/2020 14.00.00

John Travolta, la morte della prima compagna e del figlio: le prove più dure della star...

La stessa malattia che ora ha portato via la moglie Kelly Preston, il cancro al seno, era stata la causa della morte di Diana Hyland, il primo grande amore dell’attore. Ma il dolore più grande è stato la morte del 16enne Jett, nel 2009, con tutte le accuse che ne seguirono

Diana Hylandnel 1977 (lei ha 41 anni, lui è poco più che ventenne) fino alla tragedia della morte di un figlio,Jett, primo dei l tre figli del divo e della seconda moglie, Kelly: il ragazzo non aveva neanche 17 anni. Tragedie personali e familiari profonde che seguono una carriera cinematografica segnata, non a caso, da cadute e risalite. Ma anche da speculazioni, sospetti e zone d’ombra legate alla sua adesione alla chiesa di Scientology e mai chiarite del tutto dallo stesso di divo di

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Pulp Fiction.La morte di Diana, la prima compagnaNel 1976 John Travolta è un giovane attore figlio di italoamericani del New Jersey e ha già una certa fama per via della serie tv musicaleI ragazzi del sabato seraquando conosce Diana Hylandsul set di

The Boy in the plastic bubble: lui ha 22 anni, lei 40 anni e interpreta sua madre, ma è amore a prima vista. Diana ha un figlio dall’ex marito ed è già un’attrice di discreta fama anche grazie a telefilm di successo comePeyton Place. Sicuramente è una compagna che può dare ottimi consigli a un giovane talentuoso come Travolta. Purtroppo Hyland muore per un tumore al seno dopo aver subito una mastectomia nel 1977. Nello stesso anno Travolta ottiene una candidatura all’Oscar per L headtopics.com

a Febbre del Sabato Sera. Il ragazzo del New jersey è già una super star. Consacrata ulteriormente dal ruolo di Denny Zuco in Grease nel 1979Kelly Preston e ScientologyEppure, nonostante il successo planetario, dal 1980 al 1989 lui non ne imbrocca una: i copioni sulla scia di La Febbre del Sabato sera sono dei flop e lui rifiuta la parte di protagonista in America Gigolò e Ufficiale e Gentiluomo che poi andrà a Richard Gere. Le cose iniziano ad andare meglio quando Travolta recita in

Senti chi parla, primo capitolo di una fortunata triologia diventata di culto. Ma possiamo parlare davvero di rinascita solo grazie a Quentin Tarantino e al ruolo di Vincent Vega inPulp Fictionche gli vale la seconda nomination all’Oscar. Le cose vanno meglio anche nella vita privata: nel 199o, sul set del film Gli esperti americani, conosce

Kelly Preston, reduce da una relazione burrascosa con Charlie Sheen, si sposano nell’anno successivo. Due volte, perché il primo matrimonio, celebrato da un ministro della chiesa di Scientology non viene riconosciuto legale, così la coppia ripete la cerimonia civile il mese dopo. Già, Scientology: l’adesione dell’attore alla Chiesa-setta fondata da Ron Hubbard che vanta molti seguaci eccellenti tra i divi di Hollywood coincide, temporalmente, con il rilancio della carriera di Travolta.

La scomparsa di Jett, l’autismo, i sospettiIl legame tra Travolta e Kelly Preston si dimostra uno dei più solidi a Hollywood:hanno tre figli, Jett, Ella e Benjamin. Ma nel 2009 sono travolti dalla morte improvvisa di Jett , forse un attacco cardiaco, forse una convulsione epilettica, mentre tutta la famiglia è un vacanza a Bahamas. La coppia dichiara che il figlio soffriva della sindrome di Kawasaki, una malattia che provoca infiammazione nei vasi sanguigni nei bambini e può avere conseguenze pesanti sul cuore. L’attore è devestato. Subito dopo, e con ben poca delicatezza, alcuni media americani rilanciano una vecchia accusa a Travolta: perché non ha mai dichiarato che il ragazzo era autistico? Riecco l’ombra di Scientology: la famiglia non avrebbe mai fatto parola pubblicamente della malattia del figlio, e non avrebbe predisposto le cure adeguate per questa patologia perché la chiesa di Scientology non permette di riconoscere i disturbi neurologici. La sorella di John Travolta, Joey, aveva prodotto nel 2007 un documentario sull’autismo e John non si era presentato all’anteprima. Così come lui e Kelly, a differenza di altre celebrità, non avevano voluto mai partecipare alle raccolte fonti e alle iniziative di sensibilizzazione sull’autismo, sebbene Kelly fosse sempre stata molto attiva in fatto di charity dedicate all’infanzia. Nel 2006 Holywood Interrupted scrisse:«I Travolta hanno sempre spiegato la disabilità del figlio con la Sindrome di Kawasaki, dicendo che a provocarla erano state le tossine ambientali prodotte dai detersivi domestici». headtopics.com

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L’addio alla setta, mai confermatoAccuse a parte, la vita di Travolta è sconvolta e ne segue, di nuovo, un lungo periodo di alti e bassi al cinema. In questo periodosi legge che John voglia lasciare Scientologyma che il “nodo” che lo tiene legato alla setta sia proprio il rapporto profondo con la moglie, che è una devota della chiesa di Ron Hubbard. Come spesso avviene in questi casi, i gossip e le indiscrezioni si moltiplicano ma niente viene detto in via ufficiale. Quello che è sotto gli occhi di tutti è la sofferenza dell’attore in questo periodo. E così pure il destino di altre famiglie di star di Hollywood legate a Scientology in cui il divorzio ha comportato dolorosi allontanamenti dai figli: Nicole Kidman , dopo l’addio a Tom Cruise e al culto che condivideva con il marito, non vedrà i figli adottivi Isabella e Connor per anni. Nel 2019, la nuora di Placido Domingo fece scioccanti rivelazioni al

Daily Mail, subito bollate come false da Scientology, sui metodi di “condizionamento psicologico” usati all’interno della setta e raccontò di come il divo, durante il tragico tragitto in ambulanza al fianco del figlio, implorasse lo spirito di Thetan, di rientrare nel corpo del ragazzo. Comunque sia andata davvero, addio alla setta o no, John ha scelto la famiglia. Non avrebbe sopportato di vivere lontano dalla sua compagna e dai suoi figli. E in questi ultimi due anni, ha sostenuto Kelly nella sua battaglia contro il cancro.

13 luglio 2020 (modifica il 13 luglio 2020 | 12:51) Leggi di più: Corriere della Sera »

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John Travolta e Kelly Preston, quando solo la morte può spezzare un amore bello - VanityFair.itI due attori, marito e moglie dal 1991 e da allora inseparabili, genitori di tre figli tra cui Jett, deceduto a soli 17 annni nel 2009, sono stati i protagonisti di una delle più belle storie d'amore di Hollywood 😭🙏R. I. P

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Nei bar si studia come trasformare gli smart workers in una risorsa: tavoli comodi e connessione wi-fiALESSANDRIA. Uno dei tanti effetti del coronavirus è il boom della condizione di lavoratore agile. Anche chi era abituato da una vita a sentirsi «impegnato» non appena varcata la porta dell’ufficio, si è dovuto adeguare a una vita totalmente diversa. A cambiare, in qualche caso, la disposizione dei mobili di casa, a ricavarsi uno spazio che fosse adeguato, comodo, connesso. A doversi sentire «al lavoro» anche con i pantaloni della tuta e figli (o compagni, o genitori, o coinquilini) che parlano nella stanza di fianco. O nella stessa stanza. Non è una condizione facile. Mancano, in alcuni casi, anche il contatto umano, il confronto. Anche solo l’occhiata d’intesa con il collega. Per quest’ultima è più difficile organizzarsi, ma per le prime due la soluzione è utilizzare gli spazi di coworking. Ad Alessandria ce n’è uno storico (il Lab121, negli spazi rinnovati di via Verona), uno abbastanza nuovo (Centocannoni due, vicino a piazza Garibaldi, che organizza anche un corso che sembra fatto apposta: «Prendere le decisioni»). Poi ci sono i bar. Ma non sempre ci si sente i benvenuti. «Non mi sognerei mai di mandare via chi lavora – racconta Fabio Perugini, titolare del Melchionni Cafè in via Chenna –. Ho tanti tavoli, lo spazio non manca. Soprattutto in questo periodo in cui di giorno si lavora meno, visto che tanti non hanno più la pausa pranzo. C’è un gruppo di studenti che fino a qualche giorno fa aveva il Melchionni come tappa fissa per preparare gli esami». Hanno dato l’ultimo. Ed è andato bene. Studiavano, poi mangiavano, rimanevano anche fino all’aperitivo, si facevano raggiungere dagli amici. Capita, sempre più spesso, che ci sia qualcuno con il notebook sul tavolino, con il tablet appoggiato sulle gambe mentre beve un caffè. Perugini li vede in un modo: opportunità. Clienti che, se si trovano bene, tornano. Ne parlano con i colleghi, consigliano il locale. In questo periodo in cui tanti imprenditori della ristorazione soffrono per il calo della clientela che passa Ma davvero, non vado a lavorare in ufficio per evitare il contagio, e vado a lavorare al bar? 😂