Iraq, 'vogliamo indietro il nostro Paese, cacciamo Teheran': la primavera anti-iraniana ha già fatto oltre 270 vittime in un mese - Il Fatto Quotidiano

Iraq, “vogliamo indietro il nostro Paese, cacciamo Teheran”: la primavera anti-iraniana ha già fatto oltre 270 vittime in un mese

07/11/2019 10.16.00

Iraq, “vogliamo indietro il nostro Paese, cacciamo Teheran”: la primavera anti-iraniana ha già fatto oltre 270 vittime in un mese

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Siriache inIraq, aumentando la propria influenza sul campo militare, ma anche politico, tanto che sarebbe stato proprio il generale degli ayatollah a fare da mediatore tra i partiti sostenuti da Teheran e le altre formazioni politiche di maggioranza per arrivare alla formazione del governo Mahdi, nell’ottobre 2018.

Milizie iraniane, secondo alcune ricostruzioni, stanno prendendo parte anche allarepressionenei confronti delle manifestazioni.Una situazione che, col passare del tempo e l’aumentare delle difficoltà economiche e sociali tra la popolazione, ha portato le piazze a chiedere la “liberazione” dal controllo iraniano sull’esecutivo. Anche da parte di alcune frange della comunità e del clero sciita nel Paese. Ad esempio, nei giorni scorsi il carismatico ayatollah sciita iracheno, headtopics.com

Ali Sistani, ha rinnovato il suo sostegno alle proteste popolari non violente e ha invitato i partiti politici e le forze regionali straniere a non cercare di cavalcare per fini particolari la mobilitazione in corso. In un comunicato diffuso dal suo ufficio a Karbala, ha affermato: “Nessun individuo, gruppo o entità regionale o internazionale, con un’agenda particolare, può scippare la volontà degli iracheni e imporre loro un parere”.

Diversa la posizione iraniana. Khamenei ha definito le rivolte popolari in corso inLibanoe Iraq come parte di uncomplotto israeliano e americano. Ma Sistani non riconosce l’autorità politico-religiosa di Khamenei e ha “ribadito la posizione ben nota di condanna nei confronti di ogni aggressione ai manifestanti pacifici e di condanna di ogni tipo di violenza ingiustificata. È necessario rendere conto di questi atti (di violenza)”, si legge nel comunicato.

Una situazione, questa, che aveva portato il presidente della Repubblica,Barham Salih, a chiedere, nel corso di un discorso alla Nazione, l’approvazione di unanuova legge elettoraleper eventuali prossimeelezioni politiche anticipate. Dal canto suo, anche Mahdi si era detto pronto a dimettersi in caso di mancanza di fiducia da parte dei leader dei blocchi parlamentari di maggioranza, ma a condizione che si eviti un “vuoto istituzionale”, come specificato dal presidente. Opzione però naufragata, al momento, anche a causa delle pressioni provenienti da Teheran.

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