Inapp: “Oltre 7,2 milioni gli occupati che lavorano da remoto”

26/01/2022 16.15.00

Inapp: “Oltre 7,2 milioni gli occupati che lavorano da remoto”

Modificato il: 26 Gennaio 20223 minuti di lettura(ansa)Prima della pandemia 2.458.210 occupati (pari all’11%) lavoravano da remoto. Nel 2021 i lavoratori agili sono saliti a 7.262.999 (e la quota sul totale degli occupati è balzata al 32,5%). Il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno e quasi 1 su 4 tre o più giorni a settimana. È quanto emerge dal policy brief “Il lavoro da remoto: le modalità attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori”, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (INAPP) attraverso l’indagine Plus con un campione di oltre 45mila interviste (dai 18 ai 74 anni) nel periodo marzo-luglio 2021.

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sandra riccio Modificato il: 26 Gennaio 2022 3 minuti di lettura (ansa) Prima della pandemia 2.50 Dusan Vlahovic alla Juventus, ormai è una questione di tempo .© Copyright Il Sole 24 Ore Tutti i diritti riservati Per la tua pubblicità sul sito:.(Afp) 501.

458.210 occupati (pari all’11%) lavoravano da remoto. Si aspettava di prendere la via di Torino a fine stagione, magari dopo aver riportato i viola in Europa, ma la scelta di Commisso di venderlo subito, per evitare una cessione a cifre più basse in estate, ha anticipato di qualche mese un affare da oltre 120 milioni. Nel 2021 i lavoratori agili sono saliti a 7.262. TAGLIO DEI COSTI - Un investimento corposo, che su due piedi stride con il deficit dell'ultimo bilancio, circa 210 milioni, che potrebbe aggravarsi - scrive La Gazzetta dello Sport - per l'assenza degli effetti positivi delle rinegoziazioni degli stipendi con i tesserati di cui il club aveva beneficiato nei due anni passati.999 (e la quota sul totale degli occupati è balzata al 32,5%).189, superando la barra dei 30mila ricoveri per la prima volta dal 27 aprile.

Il 46% dei lavoratori vorrebbe continuare a svolgere la propria attività in modo agile almeno un giorno e quasi 1 su 4 tre o più giorni a settimana. Non è un caso che Arrivabene abbia avuto l'imput di trattare al ribasso i contratti in scadenza e di liberarsi di quei giocatori con ingaggi pesanti, che non sono considerati fondamentali per il progetto di Allegri (Arthur, Rabiot e Ramsey su tutti). È quanto emerge dal policy brief “Il lavoro da remoto: le modalità attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori”, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (INAPP) attraverso l’indagine Plus con un campione di oltre 45mila interviste (dai 18 ai 74 anni) nel periodo marzo-luglio 2021. Guardando alla distribuzione dei giorni lavorati da remoto nel 2021, si osserva che quasi il 50% era impegnato in modalità agile da 3 a 5 giorni a settimana e solo l’11,6% per un solo giorno. Un incasso (320 milioni di risorse fresche, al netto dei 75 milioni anticipati da Exor e dei 5 di costi accessori) che serve - scrive L a Gazzetta dello Sport - per 145 milioni per coprire il fabbisogno finanziario dei prossimi 12 mesi e per 175 milioni per contribuire al finanziamento delle azioni previste dal piano di sviluppo 2019-24, con i relativi flussi di cassa in uscita successivamente ai 12 mesi. Gran parte del lavoro da remoto si è realizzato su base fiduciaria: solo per il 16,5% è stato frutto di un accordo collettivo e per il 14,3% di un accordo individuale; per quasi il 37% dei lavoratori da remoto non c’è stata, invece, alcuna formalizzazione. “Lo “smart working”, cioè quella profonda ristrutturazione dei processi produttivi alimentata dalle nuove tecnologie informatiche e digitali, contempla quote di attività lavorativa svolte al di fuori degli spazi fisici dell’azienda – ha affermato il prof. Il residuo andrà sul calciomercato.776 di ieri.

Sebastiano Fadda, presidente Inapp – Non sappiamo quale sia l’atteggiamento dei lavoratori verso tutti i molteplici aspetti che costituiscono la modalità dello “smart working”, ma sappiamo da questa indagine quale sia l’atteggiamento dei lavoratori nei confronti del lavoro “da remoto” così come è andato configurandosi sotto la frustata della pandemia. Nel complesso la valutazione dei lavoratori è positiva, anche se si manifestano alcune criticità in relazione ad alcuni aspetti, come ad esempio il problema della disconnessione e dei costi delle utenze domestiche. CHAMPIONS - L'investimento Vlahovic complica la ​strada del pareggio di bilancio, previsto nel 2024, e della sostenibilità economica, a questo punto diventano fondamentali due aspetti: l’andamento in Champions con relativi premi e la valorizzazione degli asset-calciatori. Da ciò si desume che esiste una base per passare dal semplice lavoro da remoto emergenziale a nuovi modelli di organizzazione del lavoro associati a innovative reingegnerizzazioni dei processi produttivi, ma che bisogna adoperarsi per risolvere le criticità” Molteplici sono state le modalità organizzative introdotte per agevolare e sostenere il lavoro da remoto. Sia nel pubblico (71,5%) che nel privato (64,4%) sono state attivate soprattutto piattaforme digitali per lo svolgimento delle riunioni a distanza; il 62,1% delle aziende private e il 41,9% della PA ha fornito dispositivi informatici ai lavoratori e alle lavoratrici. E in quest'ottica, per quest'estate, attenzione a de Ligt. L’attivazione di protocolli di sicurezza informatica ha interessato oltre il 56% dei datori di lavoro.

Inoltre, nel settore privato sono state messe in campo varie azioni volte, non solo a consentire lo svolgimento del lavoro agile nell’immediato, ma anche ad armonizzare le condizioni attuali con le prospettive future, investendo in formazione (46,8%), fornendo attrezzature ergonomiche (25,7%) ed erogando un contributo (22,2%) ai dipendenti. In merito al tema del rischio di connessione continua il settore privato appare più virtuoso, con il 65% dei lavoratori del comparto che dichiara di poter scegliere in modo autonomo quando disconnettersi contro il 50,1% di quelli del pubblico. Per quanto attiene invece alla connessione any-time, a fronte di un dato complessivo del 32,8%, nel pubblico la quota scende al 26,9%, mentre nel privato sale al 34,5%. In merito alla possibilità di fare brevi pause, una quota particolarmente elevata (78,2%) non manifesta criticità, ma oltre il 49% dichiara di potersi disconnettere solo per la pausa pranzo. Il lavoro agile, seppur realizzato in contesti organizzativi non preparati e con infrastrutture tecnologiche spesso inadeguate, è stata un’esperienza positiva.

Il 55% dei lavoratori esprime un giudizio positivo sull’esperienza complessiva di lavoro da remoto, ma su alcune specifiche questioni le valutazioni sembrano evidenziare criticità: quasi il 64% ritiene che il lavoro da remoto generi isolamento e circa il 60% che non aiuti nei rapporti con i colleghi; in più, per oltre il 60% risulta problematico l’aumento dei costi delle utenze domestiche. Al contrario è decisamente positiva la valutazione sulla libertà di organizzare il lavoro e gestire gli impegni familiari. Oggi la metà delle professioni qualificate può erogare oltre il 50% della prestazione da remoto a fronte di un decimo delle professioni non qualificate. Questa segmentazione è frutto della natura della prestazione e di una cultura organizzativa che deve essere aggiornata alla luce dell’esperienza del lavoro agile. “E’ evidente – ha proseguito Fadda – che possibilità e modalità di lavoro da remoto variano a seconda della configurazione che lo “smart working” può assumere nelle aziende di diversa dimensione, di diverso settore e di diversa “intensità tecnologica”; di conseguenza non ci possono essere modalità o percentuali fissate a priori.

Occorre un quadro di regole-base e poi flessibilità per definire attraverso la contrattazione le modalità che meglio garantiscono la produttività delle aziende e il benessere dei lavoratori”. Infine, qualora il lavoro agile entrasse a regime, si aprirebbero nuove prospettive sul futuro delle città e dei territori. Dallo studio emerge, infatti, che oltre 1/3 degli occupati si sposterebbe in un piccolo centro; 4 persone su 10 invece si trasferirebbero in un luogo isolato a contatto con la natura. Inoltre, pur di lavorare da remoto 1 lavoratore su 5 accetterebbe una eventuale penalizzazione nella retribuzione, segno che un ipotetico miglioramento nella qualità della vita presenta un valore aldilà di quello economico. Leggi i commenti .