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In ospedale le tende per smistare i casi: “È come in guerra” - La Stampa

Prima di entrare nei “pronto” verrà misurata la febbre. I sindacati chiedono garanzie per il personale medico

24/02/2020 09.36.00

Prima di entrare nei “pronto” verrà misurata la febbre. I sindacati chiedono garanzie per il personale medico.

Prima di entrare nei “pronto” verrà misurata la febbre. I sindacati chiedono garanzie per il personale medico

24 Febbraio 2020TORINO. Hanno cominciato a prendere forma ieri sera, le tende da campo montate dalla Protezione civile, su disposizione della Regione,all’ingresso o all’esterno degli ospedali dotati di pronto soccorso: tende pneumatiche, illuminate e riscaldate, per le attività di pre-triage. Obiettivo: un percorso differenziato per eventuali casi sospetti di contagio, prima di entrare nel “pronto” si verrà sottoposti alla misurazione della febbre e alle domande necessarie a indirizzare il paziente verso il percorso sanitario più appropriato.

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Prima i sopralluoghi degli uffici tecnici, poi gli attacchi elettrici, infine le tende: distese e quindi gonfiate. Scene d’altri tempi, che rimandano ad uno scenario bellico e non mancheranno di impressionare i cittadini. Hai voglia a spiegare che si tratta di una misura preventiva, da decine di anni non si vedeva nulla del genere. «Sembra di essere in guerra», mormorava un anziano sfilando di fronte a quella che troneggiava nel pronto soccorso delle Molinette.

Ne sanno qualcosa i vertici delle aziende ospedaliere, impegnate per tutta la giornata di ieri in un susseguirsi di riunioni. All’ospedale Mauriziano, che vorrebbe risparmiarsi la tenda, hanno proposto di utilizzare per il pre-triage un locale separato: l’alternativa, non si sa per quanto tempo, è ancora al vaglio. Qualcuno, è il caso della Città della Salute di Torino, in mattinata si era già portato avanti. headtopics.com

All’ingresso del «pronto» delle Molinette, nella «camera calda» dove le ambulanze sostano per scaricare i pazienti, era stato allestito un tavolo presidiato da uno o più medici e infermieri: tutti protetti con la mascherina. Ad ogni visitatore in arrivo, parecchi dei quali muniti a loro volta di mascherina, rivolgevano con cortesia la stessa domanda: «Scusi: per caso ha febbre, ha qualche sintomo?». Domande previste dagli interessati, sensibilizzati dalle informazioni veicolate dai media: rispondevano di no o scuotevano la testa prima di varcare la porta del «pronto», dove si recavano per visitare familiari e parenti malati.

Il disagio collettivo, misto a preoccupazione, è palpabile anche sotto le mascherine. «Paura? Ma no, ho fatto nove anni nell’esercito...», spiegava uno dei vigilantes all’ingresso, quasi a farsi coraggio. La cosa peggiore è trovarsi alle prese con un virus di cui si sa molto poco: dai tempi di incubazione alla sopravvivenza sulle superfici.

I sindacati degli infermieri chiedono garanzie. Nursind Piemonte: «Gli infermieri e gli operatori sanitari mettono a disposizione oltre che la loro professionalità anche il loro corpo e il rischio di contrarre il virus per loro e per la loro famiglia si moltiplica per ovvie ragioni. Inoltre ci preoccupa la cronica carenza di personale in questi servizi». Nursing Up pone l’accento sugli strumenti di protezione, non adeguati, e più in generale su un’organizzazione «che zoppica».

I messaggi che arrivano dagli ospedali ai rappresentanti sindacali rendono l’idea di un’esasperazione crescente: chi lamenta di non essere coinvolto nel montaggio delle tende («non sanno nemmeno da dove si comincia», chi maledice sé stesso per avere cambiato turno e ritrovarsi in centrale («oggi delirio totale e gente impazzita»). Da ogni ospedale del Piemonte, grande o piccolo, è tutto un sacramentare. I cittadini si votano al personale sanitario, il personale sanitario non sa chi votarsi. headtopics.com

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Complessivamente il sistema regge ma già si manifestano i primi affanni. Così l’Amedeo di Savoia - specializzato nel trattamento delle malattie infettive (120 casi di tubercolosi trattati ogni anno) e quindi in prima linea contro il virus - è a corto di reagenti per fare il test specifico che permette di escludere il contagio. Stesso discorso alle Molinette, l’altro caposaldo a Torino. In alcuni pronto soccorso mascherine, gel e disinfettanti sono agli sgoccioli. Si comincia a razionare quello che c’è bussando con sempre maggiore insistenza alla porta dei fornitori: è la prima preoccupazione dei direttori sanitari e amministrativi. Il servizio 118 non ha i tamponi per effettuare le visite a domicilio, come da ordinanza della Regione. Comune la sensazione che il peggio debba ancora arrivare.

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