In fila dietro al Milan. La tristezza del Torino

Non si accorcia ma si addensa la classifica dei quartieri alti, tenuto conto dei recuperi che attendono Juventus, Napoli e Atalanta.

11/01/2021 12.22.00

Non si accorcia ma si addensa la classifica dei quartieri alti, tenuto conto dei recuperi che attendono Juventus, Napoli e Atalanta.

Non si accorcia ma si addensa la classifica dei quartieri alti, tenuto conto dei recuperi che attendono Juventus, Napoli e Atalanta. Dietro alle milanesi tiene botta la Roma, ma alle sue spalle sono in parecchie a premere. E molto dipenderà dall’esito di Inter-Juve domenica a San Siro. Nella serata torinese ...

Gigi GaranziniRafael Leao, 21 anni, insieme con Jens Petter Hauge, 23: il portoghese ha segnato il 1° gol contro il ToroGigi GaranziniPubblicato il11 Gennaio 2021Non si accorcia ma si addensa la classifica dei quartieri alti, tenuto conto dei recuperi che attendono Juventus, Napoli e Atalanta. Dietro alle milanesi tiene botta la Roma, ma alle sue spalle sono in parecchie a premere. E molto dipenderà dall’esito di Inter-Juve domenica a San Siro.

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Nella serata torinese la Juve ha patito prima l’organizzazione di centrocampo del Sassuolo, raccolto intorno al solito, grande Locatelli, e poi gli infortuni a Mc Kennie, Dybala e Chiesa, anche se l’ultimo dei tre ha fruttato la superiorità numerica per la giusta espulsione di Obiang. Così, dopo le occasioni sprecate nel primo tempo da Frabotta, Ronaldo e soprattutto Kulusevski, è stata una prodezza da fuori di Danilo a produrre un vantaggio che la Juve ancora una volta non è stata capace di difendere, nemmeno con l’uomo in più. Ed è toccato a Ramsey nel finale decidere una sfida su cui anche un pallido Ronaldo ha infine apposto il suo sigillo.

Molto più giù si allarga la zona salvezza, che coinvolge in pratica tutta la parte destra della classifica. Ed è tornata ad aggravarsi la situazione del Torino, non tanto per aver perso in casa della capolista, che è nell’ordine delle cose, quanto per il modo. Il Milan non era certamente al meglio: e c’erano i margini per provarci, dargli se non altro fastidio, tenerlo in allarme. Come avrebbero fatto non dico Verona e Benevento, che giocano un calcio bello e coraggioso, ma anche le altre ultime della classe, Spezia e Crotone per esempio. Il Toro no. Ha giocato una partita soltanto passiva, rassegnata, triste. Triste come il suo allenatore, che sembrava aver ritrovato il bandolo e invece l’ha riperso. Il cui sguardo rassegnato, nel dopopartita, era quello di chi ormai la rosa l’ha raschiata fino in fondo e non sa cos’altro pescare. La mezzora finale concessa a Zaza è suonata come un messaggio estremo: questi siamo, e se questi restiamo il destino è segnato. Triste come una società che non può non aver capito la gravità della situazione: ma non ha la forza, lo spirito, e chissà le risorse per reagire. Oggi, non domani. Non sulle bancarelle dei saldi nel tardo pomeriggio dell’ultimo giorno, 1°febbraio. headtopics.com

Fortuna che un pizzico d’allegria continua ad arrivare dal Var. Ieri a Firenze ha salvato Giacomelli, con quella sua aria un po’ così da turista per caso, da un rigore comico quasi quanto i due concessi a Milan e Roma nel 3-3 d’ottobre. La sera prima a San Siro aveva corretto due decisioni (su due) di Maresca, domenica scorsa in Sampdoria-Inter ne aveva capovolte tre su tre del povero Valeri, che è al momento il primato stagionale. Per una Var che somiglia sempre più ad un pronto soccorso arbitrale, le tv potrebbero ormai pensare a una sigla. Tipo, parte la corsetta verso la postazione a bordocampo e parte anche una musichetta sul genere arrivano i nostri: la sirena no, ci starebbe eccome ma non è il momento

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