“In coda per chiederci un lavoro”. Anche gli italiani raccolgono frutta

A Saluzzo camerieri, pensionati e cassa integrati sono andati in azienda: la regolarizzazione dei migranti è un miraggio

05/06/2020 08.19.00

A Saluzzo camerieri, pensionati e cassa integrati sono andati in azienda: la regolarizzazione dei migranti è un miraggio.

A Saluzzo camerieri, pensionati e cassa integrati sono andati in azienda: la regolarizzazione dei migranti è un miraggio

maurizio tropeanoA Saluzzo camerieri, pensionati e cassa integrati sono andati in azienda: la regolarizzazione dei migranti è un miraggiomaurizio tropeano05 Giugno 2020DALL’INVIATO A SALUZZO. «Con gli italiani non era mai successo prima: si sono presentati direttamente in azienda per chiedere lavoro. Finora ne ho selezionati sette che inizieranno a lavorare da metà luglio nella raccolta delle pesche ma credo che altri italiani arriveranno ancora attraverso il portale della Coldiretti». Domenico Sacchetto, ha un’azienda agricola a Lagnasco, in provincia di Cuneo ed è presidente di Asprofrut un consorzio di oltre un migliaio di produttori ortofrutticoli tra Piemonte, Valle d’Aosta, la Liguria ed il Lazio. E non si tratta di un caso isolato. Ieri a Saluzzo pioveva, la raccolta dei mirtilli si è fermata e i tre stagionali italiani che lavorano per Giovanni Lungo sono rimasti a casa: «Li ho assunti grazie al portale di Confagricoltura - racconta - ma fra un mese farò lavorare anche un pensionato di Moretta che è venuto in aziende a comprare un po’ di frutta e poi ha chiesto se avevamo bisogno di manodopera per l’estate». Altri italiani arriveranno da Torino compresa «una signora che ha sempre lavorato nel turismo». E aggiunge: «Prima della pandemia non c’è mai stato un grande interesse per il lavoro nei campi ma la crisi economica scatenata dal virus ha spinto tanti italiani a cercare fonti alternative di reddito. E noi non possiamo che accettare con favore questo cambiamento».

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Durante la pandemia erano stati gli imprenditori agricoli a lanciare l’allarme per la mancanza di manodopera e il rischio che frutta e verdura marcissero nei campi. Così a livello nazionale sono stati creati portali per incrociare la domanda e l’offerta di lavoro. Per prima è partita Confagricoltura, poi è stata la volta di Coldiretti e Cia-Agricoltori italiani. Nelle banche dati ci sono oltre 40 mila nomi di persone pronte a lavorare nei campi e l’80% è italiana.

Il mercato c’è come testimonia il fatto che anche Synergie Italia, ramo tricolore della multinazionale francese per il lavoro somministrato, abbia firmato un protocollo d’intesa con i sindacati del settore di Cgil, Cisl e Uil del Piemonte, il primo in Italia, per garantire 600 posti interinali. E «la maggioranza dei curricula che stiamo esaminando arriva da cittadini italiani che non hanno mai lavorato nei campi», spiega l’ad Beppe Garesio. headtopics.com

Insomma, almeno a Saluzzo, la grande paura di lasciare il raccolto di frutta nei campi è cessata. Il motivo? «C’è stata - spiega Sacchetto -, una riduzione della produzione e la riapertura dei confini permetterà il ritorno nei campi dei braccianti dell’est Europa ci ha tranquillizzato». E poi è sicuramente «una buona notizia» la risposta degli italiani.

Forse si spiega anche così perché la stragrande maggioranza delle imprese saluzzesi non è, almeno per ora, intenzione di utilizzare lo strumento della regolarizzazione dei migranti voluta con forza dal ministro Teresa Bellanova. Il motivo? «In questa zona non è uno strumento utile per l’agricoltura », spiegano Mario Dotto e Marco Bruna, responsabili territoriali di Coldiretti e Confagricoltura, organizzazioni che spesso litigano a livello nazionale. Ma con il ripristino della libera circo

lazione tra le regioni a Saluzzo hanno iniziato ad arrivare i lavoratori dell’Africa subsahariana. Per ora sono poche decine, e vanno a cercare consigli e assistenza alla Caritas. L’emergenza Covid ha cancellato la possibilità di organizzare strutture di accoglienza per centinaia di persone e per garantire la sicurezza è arrivato anche l’esercito. «Io non so quanti saranno gli italiani che arriveranno nelle prossime settimane in questa zona a raccogliere la frutta ma il problema - spiega Zeno Foderaro responsabile locale della Flai Cgil - è assicurare a tutti un lavoro dignitoso. Vigileremo con attenzione per evitare fenomeni di caporalato nei campi».

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