In aula con biodinamica e omeopatia. Così le università tradiscono se stesse - La Stampa

Una deriva sempre più grave

06/11/2019 10.06.00

Una deriva sempre più grave.

Una deriva sempre più grave

Una deriva sempre più graveEnrico Bucci - Gilberto CorbelliniPubblicato il06 Novembre 2019C’è del marcio nelle università italiane? Purtroppo, sì. Gli insegnamenti delle pseudoscienze, con corsi di omeopatia, biodinamica, agopuntura, medicina tradizionale cinese, psicoanalisi stanno proliferando. Tale deriva antiscientifica è sempre più spesso motivata da finanziamenti alle università da parte di enti locali o nazionali che intendono assecondare credenze che hanno portato voti, o da politici o da docenti collegati a imprese che commerciano prodotti presentati come derivati da credenze fantasiose o perfino da parte di persone disposte a pagare un master per rafforzare le loro credenze pseudoscientifiche e, magari, la carriera nel mercato della pseudoscienza, esponendo una certificazione rilasciata da qualche università pubblica.

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Per fare qualche esempio a Firenze si è finanziato con 65 mila euro annui di denaro pubblico un master di agopuntura e medicina tradizionale cinese, tenuto presso l’Università. All’Università di Siena gli studenti pagano 2600 euro ciascuno per un master in omeopatia e sua applicazione nella medicina integrata. In quella di Modena e Reggio Emilia, nel corso di laurea in Farmacia c’è un insegnamento di «medicinali omeopatici» e si potrebbe continuare a lungo, in un’orrida cavalcata attraverso finanziamenti, titoli accademici di dubbia scientificità, strutture e spazi pubblici concessi alla ciarlataneria dentro le università.

L’ultimo caso è la prestigiosa Università di Bologna, che ha siglato un accordo sull’agricoltura biodinamica - dopo quello con Demeter Italia per correlare cristalli osservati in campo oscuro alla «vigoria» dei semi - per una somma di poche decine di migliaia di euro, con la consulenza di un professore. L’accordo è stato ratificato dal cda e ad opporsi pare sia stato solo uno studente che fa parte del Senato accademico. Chissà se a Bologna vi sono i professori capaci di essere all’altezza di uno studente e chissà quando e se decideranno di far sentire la loro voce. Per ora sembra solo che l’università si sia arrampicata sugli specchi, pur di stringere quel patto. headtopics.com

È mai possibile svendere il ruolo e il nome di università prestigiose per l’elemosina di qualche migliaio di euro, promuovendo la «ricerca» e l’insegnamento di pseudoscienze, e mettendole alla pari delle materie scientifiche riconosciute? Come è possibile che i rettori, da sempre figure di grande autorevolezza, accettino che nelle università si tengano corsi di pseudoscienze?

Si tratta di un deragliamento dell’etica pubblica. Perché le università e chi le governa hanno conquistato a partire dagli anni a cavallo del 1900 una credibilità istituzionale e un’immagine di autorevolezza, in quanto luoghi dove si pratica una rigorosa selezione qualitativa, basata sulle competenze e usando gli standard della scienza. In altre parole, di luoghi dai quali si è sempre cercato di tener fuori gli pseudoscienziati.

Negli Usa la «Dichiarazione del 1940 sulla libertà e il ruolo della docenza» dell’American Association of University Professors recita che il mandato accademico protegge la libertà dei professori, garantendo che possano essere licenziati solo per cause quali grave incompetenza professionale o loro estromissione da parte della comunità accademica. Sulla base di questo argomento le università hanno bloccato insegnamenti del disegno intelligente, altri a contenuto razzista e così via.

E’ accaduto perché si è sempre pensato che le università abbiano il dovere di mantenere e tutelare autorevolezza e legittimità intellettuale di ciò che si insegna. Insegnare un argomento in un’università è una legittimazione. Andrebbe pure bene insegnare le medicine alternative come fenomeno sociologico o come esempio di pseudoscienza; ma farlo in modi diversi significa concedere l’imprimatur all’idea che per esempio l’omeopatia faccia parte della medicina scientifica. headtopics.com

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La libertà accademica non è estesa fino punto che si possa insegnare una pseudoscienza infondata. Nonostante quel che si potrebbe pensare, l’estromissione della pseudoscienza non è in contrasto con l’articolo 33, comma 1 della Costituzione, dove si afferma che «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento». La libertà di insegnamento trova limiti precisi anche in sede di Corte Costituzionale, il principale dei quali essendo il diritto dei discenti a non essere danneggiati o ingannati dall’insegnamento ricevuto. Inoltre si intende proteggere da interferenze censorie il vantaggio che può derivare al Paese dal promuovere la ricerca scientifica libera, non certo le pseudocredenze motivate da interessi commerciali di enti privati. L’articolo 33, in altre parole, tutela il diritto a insegnare in qualsivoglia modo la scienza, per gli indubbi vantaggi che questo comporta per il cittadino e per lo Stato, ma non la pretesa di insegnare come scienza saperi deboli, fallaci e screditati come medicine alternative, creazionismo, agricoltura biodinamica e così via.

Le università che ingannano gli studenti ed il pubblico, accreditando le pseudocredenze, violano le finalità e i diritti che la Costituzione intende tutelare. E l’inganno consiste nel confondere insensatezze modaiole con l’unico sistema di acquisizione di conoscenza affidabile sul mondo fisico, un sistema che controlla pregiudizi e fallacie per ottenere informazioni affidabili.

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