Premier League, Giocatore

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Il vero impatto del Covid sul calcio

Psicologia, fisiologia: qual è il vero impatto del Covid sul calcio?

11/10/2020 08.38.00

Psicologia, fisiologia: qual è il vero impatto del Covid sul calcio?

Cosa c'è dietro ai risultati «folli» visti in molti campionati, fino ad ora? Qual è il peso (fisiologico, e psicologico) dei contagi sui giocatori? E quanto cambia, davvero, l'assenza di pubblico? Il saggio di Sandro Modeo

Etihaddi Manchester davanti alle «filarmoniche» allenate da Guardiola.Il tempo da Covid-19 che stiamo attraversando — con stadi sistematicamente vuoti o quasi, a parte qualche bagliore azzardato, come i 20.000 di Budapest in finale di Supercoppa europea —è quindi

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un triste inedito storico, dettato (tardivamente, come si è visto) da stringenti necessità epidemiologiche.L’unico precedente, anche qui, è la Spagnola, durante la quale il tentativo di «venire a patti» col virus ha prodotto effetti tragici. Ce lo ricorda la situazione inglese di quel periodo, con governo e parlamento che pur tentati di imporre a epidemia in atto — una profilassi simile a quella a noi familiare («distanza sociale», no assembramenti, e strette di mano e così via) alla fine

cede alle pressioni di un popolo stremato dalla guerra, avallando eventi(come la grande «festa dell’armistizio» del novembre ‘18)che faranno da detonatori del contagio; e con FA e Football League che non procederanno mai a una vera sospensione, consentendo stadi pieni in tornei regionali come la prestigiosa «London Combination Cup» vinta dal Chelsea, nell’aprile 1919, in uno Stamford Bridge straboccante. headtopics.com

Tutto questo comporteràalti costi di decessi non solo tra i tifosi, ma in proporzione — anche per via di un virus che colpisce nella seconda ondata soprattutto giovani tra i 18 e i 30 anni — molti giocatori.Tra questi, Angus Douglas, grande ala (a lungo proprio del Chelsea) che

morirà a 28 anni con la giovane moglie, in una tragedia familiare simile a quella di Egon Schiele, anche se lui — a differenza del pittore — riuscirà a far salvare la piccola figlia.Per fortuna — anche davanti a un patogeno meno aggressivo della Spagnola — non ci stiamo macchiando di simili omissioni. Ma

questo progresso epidemiologico ha un prezzo da pagare, cioè proprio l’«alterazione» estetico-agonisticadeterminata dall’assenza di pubblico; minima in termini assoluti, ma decisiva relativamente al calcio e a molti altri sport.La sindrome di Glenn Gould (il calciatore, l’atleta, le squadre, il pubblico)

L’8 febbraio di quest’anno, a Torun, in Polonia, il giovane saltatore con l’asta svedeseArmand «Mondo» Duplantissupera metri 6.17, strappando il record indoor al franceseLavillenie; e pochi giorni dopo — il 20, a Glasgow —sale addirittura a 6.18. Tutte e due le due performances — in età pre-lockdown — sono applaudite in palazzetti gremiti. Più di recente — il 17 settembre, stesso giorno del match irreale del Ripdorf/Molzen II — Duplantis riesce, con un salto sublime per velocità, tecnica e coordinazione, in un’impresa ancora più difficile; al Gala di Roma (in un Olimpico deserto) sale a headtopics.com

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6.15 outdoor, superando il leggendario 6.14 (1994) di Sergej Bubka.Per Duplantis, non sembra esserci differenza tra un contesto «caldo» e uno «freddo»: la sua concentrazione ne prescinde, eccellendo comunque.Ma non per tutti gli atleti è così.

Ce n’è una tipologia che per vari motivi o fasi di carriera — inclinazione psico-caratteriale o semplice inesperienza — soffre il pubblico a varie gradazioni, dalla più tenue alla più intensa, che sfocia nella«sindrome di Glenn Gould»

, il grande pianista canadese che nel ’64 (ad appena 32 anni) tiene l’ultima esibizione, da quel momento producendo solo registrazioni in studio. Per questi giocatori — o atleti — l’attuale stato ibrido dei match da Covid (un mostruoso tertium datur tra l’allenamento e la partita) può risultare liberatorio, perché gli sottrae, del pubblico, la dimensione condizionante e ansiogena, quella gladiatoria del pollice verso.

E non è da escludere che tra psicologie simili — su cui coach e staff dovrebbero avere uno sguardo particolare — si celino queicalciatori «fragili»oggetto di uno studio-chiave, nel 2016, di due medici olandesi: dove per fragilità si intende una propensione, molto più frequente di quanto si creda, a sviluppare disturbi dell’umore (ansia e depressione in tutte le loro sfumature). headtopics.com

Gli esempi sarebbero tanti, ma un’ovvia discrezione — specie per giocatori in attività — inibisce dal citarli.All’opposto della scala, c’è il giocatore (l’atleta) che vive inaddictionneurobiologica da pubblico, che se ne nutre febbrilmente, in un’empatia che può spingersi alla «comunione». Qui gli esempi si possono fare: da

Thomas Müllerdel Bayern — che vive in costante eco affettiva col pubblico bavarese — al funambolico salvadoregnoGonzalez, detto «El Magico» (Maradona lo mette per qualità tecniche davanti a se stesso), in cui l’empatia affettiva si estendeva al gesto tecnico: a volte il pubblico decideva (con un «adesso» corale) il momento di una delle sue giocate-clou, l’elastico (il movimento esterno/interno del piede a spostare il palone) e lui — che si era fermato sulla fascia in attesa del «comando» — eseguiva infallibilmente.

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Tra quegli opposti, va da sé, ci sono i tanti giocatori (atleti) con paure più o meno dominabili, in un rapporto col pubblico (col tifo) più o meno «compensato». Con un corollario non trascurabile: l’estensione di quello schema (la sensibilità al pubblico, in un senso o nell’altro) a un intero team.

L’argomento è delicato e controverso: se tanti stadi di culto svuotati perdono l’aura e la relativa «soggezione», in molti si stanno chiedendo seil filotto post-lockdown del Milan a San Siro possa dipendere anche dal troncarsi di un rapporto troppo esposto- condizionante- col tifo

.È un effetto-paradosso da considerare valutando uno dei discrimini-chiave del calcio-post: il cambio di incidenza del fattore-campo, che molti correggono in «fattore-pubblico».I dati, per ora, sono disomogenei: uno degli studi più accurati (quello dell’Osservatorio del CIES a metà settembre) registra un

calo di vittorie interne in 41 dei 63 Paesi analizzati(con una diminuzione complessiva del 2,1% rispetto al pre- lockdown), ma con distribuzioni dissonanti: se in Serie A e in Premier il dato è in sostanza invariato, il calo di vittorie è drastico in Paesi come Austria, Germania e Grecia (all’incirca -15%), con Paesi «intermedi» come Svezia e Russia (-9) o Spagna (-6).

L’invarianza italo-inglese può avere varie spiegazioni, a partire dal minor equilibrio del torneo, almeno fino alla stagione 2019-20 (con élite e fasce medio-basse molto staccate); ma in generale il punto è che il carico statistico del calcio «ibrido» post- lockdown è ancora troppo esiguo per potersi coagularsi in tendenze di lunga durata. L’augurio è di non poter verificare fino in fondo tali tendenze, perché coinciderebbe con una permanenza lunga e pervasiva di Covid-19, non solo nei nostri stadi.

La «coperta corta» della pandemia nel calcio e nello sportAnche nel calcio e nello sport — come in ogni aspetto della vita sociale — diventa via via più stringente il dilemma della«coperta corta», del contrasto quasi insolubile tra due spinte opposte, una centrifuga e una centripeta:

la preservazione della salute e quella dell’economia.Premesso che alla voce «economia» bisognerebbe distinguere tra «posti di lavoro» e «profitti» non sempre legittimi (ma qui il discorso devierebbe troppo), è quel contrasto — a monte — ad alimentare ogni tipo di balbettìo burocratico, di conflitto di competenze a livello normativo-procedurale, di asintonie-asincronie tra istituzioni e club (come, più in generale, tra Governi e regioni).

La «macchina» (campionati e coppe) deve procedere comunque, per difendere interessi multipli(delle società in quanto aziende, degli sponsor, delle tv, etc.etc.); ma ogni notizia di un atleta positivo al test (o di più atleti) semina incertezza, paura, confusione; in termini fisico-matematici, «sconnette» il sistema, introducendo caos e sottraendo ordine.

Proprio per questo, però,situazioni come Juve-Napoli non dovrebbero mai presentarsi. Il quadro appena decritto (per quanto possa contenere attenuanti oggettive) dovrebbe sollecitare coordinamenti precisi e normative omogenee, non Asl più vincolanti di altre e discrezionalità che si traducono in altrettanti «stati di eccezione» e in ambigui «precedenti». È un deficit di uniformità-omogeneità che si paga come «movimento» nell’insieme; a che pro — si chiedeva giustamente Alex Frosio — una pay-tv dovrebbe acquistare un prodotto (la Serie A) che cancella i suoi match di cartello?

Quanto al tema innominabile —il valore estetico e la plausibilità tecnico-agonistica del calcio «ibrido», alterato dall’assenza di pubblico—, purtroppo non abbiamo molta scelta.Il tifoso meno articolato non si porrà il problema: se la sua squadra vincerà un torneo, festeggerà come fosse una vittoria avvenuta in un calcio pre-Covid; in caso di sconfitta (di giornata o di stagione) sarà pronta l’alibi del «torneo falsato».

Per tutti gli altri, potrebbe invece porsi una «scissione» — o quantomeno un disagio — nel seguire con la stessa adesione tornei così destrutturati e, in fondo, impoveriti; un disagio che hanno già sentito e potranno sentire sia i protagonisti stessi (giocatori e tecnici, dirigenti) e gli addetti mediatici, sia appassionati e spettatori. Per gli uni e gli altri va invocata indulgenza: che si tratti di obbligo professionale (e quindi anche di semplice sopravvivenza) o di indomabilità della propria passione, ogni senso di colpa è fuori di luogo.

Purché si riconosca, però, chetutto questo si regge anche su una latente, innegabile ipocrisia.Il Sapiens è un animale adattativo, ma non si adegua davvero (forse nemmeno si abitua) a ogni situazione. Tutti «sopportiamo» il calcio e lo sport di questo «lungo inverno» solo perché sappiamo che un giorno (nella forma di un vaccino, di un farmaco risolutivo, di un addomesticamento del virus)

apparirà una rondine, e altre la seguiranno (ce ne sono ancora), planando anche su uno stadio.10 ottobre 2020 (modifica il 10 ottobre 2020 | 07:29) Leggi di più: Corriere della Sera »

G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri

Leggi su Sky TG24 l'articolo G7, un miliardo di dosi di vaccino saranno donate ai Paesi poveri: la metà dagli Usa

L'allarme di Confcommercio, con il Covid 40 mila aziende a rischio usuraLa riduzione dei volumi d’affari, insieme alla mancanza di liquidità e alla difficoltà di accesso al credito, cui si aggiungono le complicazioni nella gestione delle normative sanitarie, stanno mettendo in ginocchio il mondo delle imprese. In primo piano c’è il mancato accesso a nuovi finanziamenti che spingono molte aziende a esporsi al mondo della criminalità. Per Confcommercio è una vera emergenza. L’associazione ha rl ilevato che sono ormai circa 40mila le attività in Italia sono a rischio usura, «un fenomeno che risulta in crescita e che è ancora più grave, in particolare, nel Mezzogiorno e nel comparto turistico-ricettivo con la crisi provocata dalla pandemia che ha aumentato nettamente l'esposizione delle imprese ai fenomeni criminali». E' quanto risulta da un'analisi dell'Ufficio Studi Confcommercio sulla percezione dell'usura tra le imprese del commercio e dei servizi. «Esiste un pericolo reale» è l’allarme lanciato da Carlo Sangalli, Presidente Confcommercio. Aiuti più efficaci per le imprese che a causa della crisi provocata dalla pandemia sono sempre più esposte a fenomeni criminali: «ampie moratorie fiscali e dei prestiti bancari e più indennizzi a fondo perduto per ridare ossigeno alle imprese» chiede Sangalli. In generale, nel difficile momento che l’economia sta vivendo i maggiori problemi che le imprese del terziario lamentano sono la perdita di fatturato (per quasi il 38% degli imprenditori) e la mancanza di liquidità che, insieme alla difficoltà di accesso al credito, rappresenta un forte ostacolo all’attività per il 37% delle imprese. Tutto ciò contribuisce a rendere sempre più fragile un sistema imprenditoriale che, dal 2019 ad oggi, ha visto quasi raddoppiato il numero di imprese (sono quasi 300mila nel 2020) che non ha ottenuto il credito richiesto risultando, pertanto, sempre più esposto al rischio usura. Non sorprende dunque che negli ultimi sei mesi è aumentato il numero di imprenditori che ha chiesto un prestito a soggetti fuori dai canali

Blog | Covid-19, il sistema sanitario inglese ha problemi con Excel - Info DataIl sistema sanitario inglese avrebbe perso le informazioni relative a circa 16mila i pazienti positivi al Sars-CoV-2. Ecco l'ipotesi del Guardian Le percientuali spiegate a mia nonna: a marzo si tamponavano i malati. Oggi si tampona chi sta assolutamente bene, rilevando cariche virali inferiori perché amplificati. Quindi le % non sono paragonabili, nè i ragionamenti a valle. La nonna ha capito. sinistro Forse bastava aggiornare Excel. Ma nell'articolo non lo dite tutti hanno problemi con excel.....

Covid, il Governo studia la stretta: tre scenari per le chiusureIl documento riservato del Cts sul tavolo Governo-Regioni Indice di trasmissibilità oltre 1 in 13 Regioni. Possibili strette nel Dpcm del 15 Poi vengono a chiedere i soldi vermi Le misure vanno prese non solo sui numeri ma anche dull' effetto che queste avranno sul sociale, sullo stato emotivo delle persone, su imprenditori e aziende. Oltre agli scenari creati dai numeri del contagio devono essere presi in considerazione questi scenari. Scenario unico: il governo si dimette e togliamo tutte le restrizioni

​Covid-19, la Germania impone il coprifuoco in 11 cittàcoronavirus covid19, le grandi città della Germania, tra cui Berlino, stanno adeguandosi a un coprifuoco decretato da oggi, che allarma bar e ristoranti

«Ilona Staller darà il vitalizio in beneficenza per i poveri del Covid»L’ex parlamentare si era detta pronta a fare la danza del ventre per vivere 'i poveri del Covid' sarebbero gli indigenti causati dall'attuale governo? Vitalizio che è stato bloccato! Nulla quaestio, bel gesto Ma di IlonaStaller ricordo ancora le parole di Schicchi Racconto' che al matrimonio, mentre il il futuro marito si preparava, lui si trombava Ilona Insomma, non proprio un esempio di dignità in un momento così importante Ve Cicciolina il vitalizio lo devi dare a quelli della mia generazione che ci fatti amazza a seghe! Che covid e covid.

Blog | La sonificazione del Covid-19 per ricordare ai negazionisti che il virus c’è - Info DataOgni nuovo caso di positivo nel mondo un ding. L’effetto è quello di un pachinko dell’orrore Ah sì giusto , un virus sonico attivato dalle antenne 5g! I Borg se impallidiscono! Per non parlare poi di varicella r morbillo !!! Pieniiiiiiii