Il Ponte di Genova di ferro e di aria

12/05/2020 10:15:00

Il Ponte di Genova di ferro e di aria

Il Ponte di Genova di ferro e di aria

L'architetto ripercorre tutti i passi della realizzazione della grande opera, dal momento della tragedia fino al sollevamento dell'ultima campata

Beaubourg: è vuoto, come tutti gli altri edifici pubblici che ho fatto in giro nel mondo. Edifici pensati come luoghi d'incontro, architetture della convivenza, che oggi, paradossalmente, questo terribile virus ci obbliga a pensare come pericolosi».

DalMarais di Parigi, dove Renzo Pianoè costretto dal confinement, si vede il Beaubourg ma non il mare di Genova dove è aperto uno dei cantieri più impegnativi della sua lunga carriera e certamente quello che al momento è al centro dei suoi pensieri: il nuovo Ponte, di cui il 28 aprile è stata posata l'ultima campata (la diciannovesima) dell'impalcato lungo mille metri, che dovrebbe essere inaugurato tra circa due mesi.

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Bruttissimo.

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«Dalla finestra di casa riesco a vedere il Beaubourg : è vuoto, come tutti gli altri edifici pubblici che ho fatto in giro nel mondo.Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.e circoscrivere un raggio intorno a tutte le persone, segnalando quando sono troppo vicine .Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.

Edifici pensati come luoghi d'incontro, architetture della convivenza, che oggi, paradossalmente, questo terribile virus ci obbliga a pensare come pericolosi». Dal Marais di Parigi, dove Renzo Piano è costretto dal confinement, si vede il Beaubourg ma non il mare di Genova dove è aperto uno dei cantieri più impegnativi della sua lunga carriera e certamente quello che al momento è al centro dei suoi pensieri: il nuovo Ponte, di cui il 28 aprile è stata posata l'ultima campata (la diciannovesima) dell'impalcato lungo mille metri, che dovrebbe essere inaugurato tra circa due mesi. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Costruito in un anno («una sfida pazzesca, impensabile senza la passione collettiva che l'ha accompagnata»), il ponte è destinato a durare mille anni: per Piano è stato come costruire una cattedrale, non solo per la complessità tecnica che si nasconde dietro le linee pulite del suo sottile profilo, ma perché, come le cattedrali, sarà il ritratto corale di una intera comunità (di progettisti, di tecnici, di operai) che nella sua ricostruzione si rappresenta, riconoscendolo come simbolo di riscatto dell'orgoglio italiano.   La videosorveglianza intelligente La sperimentazione si è servita dell'impianto di videosorveglianza standard istallato presso l'aerostazione che ha opportunamente avvisato dell'attività di ricerca in corso il proprio personale e la propria utenza. Leggi anche Genova, il ponte di Renzo Piano abbraccia le due città «Ero al Cern di Ginevra - ricorda Piano - quando, all'indomani della tragedia, mi ha chiamato il sindaco per condividere lo sgomento e un parere sull'immediato da farsi. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro. La mia prima risposta è stata istintiva, da costruttore: ho scaricato sull'iPad una cartina della valle del Polcevera - un luogo a me caro per tanti ricordi familiari - e con un gesto molto elementare ho cominciato a vedere dove si potevano mettere i piedi di questa nuova creatura.

Aiutandomi con il palmo della mano, ho calcolato con le dita, come farebbe un bambino, le distanze tra un elemento e l'altro, immaginando i passi da fare per coprire l'intera distanza di un chilometro. In questo modo saremo in grado di rendere disponibile in breve tempo il frutto della nostra attività di ricerca, dando un contributo concreto all'aumento della sicurezza degli utenti e degli operatori delle strutture aeroportuali e non solo". Così, semplicemente, mi è sembrato che facendo un passo di 50 metri si riusciva a mettere i piedi sempre nel punto giusto. Tranne quando incontri il Polcevera, dove devi allungare il passo portandolo a 100 metri proprio come fai istintivamente se ti trovi davanti un rivolo d'acqua. Il progetto è cominciato così, con dei ragionamenti pratici, empirici, come era giusto fare davanti a una tragedia che impone solo di dare una mano, di essere d'aiuto. Partendo dalla realtà e poi dando all'intuizione lo spessore e la profondità necessari a un'opera che mi ostino a considerare un servizio civile nei confronti della città».

Una reazione da “genovese”, dunque, prima ancora che da architetto e che gli ha consentito di tenere sulla giusta rotta il timone di un'impresa che avrebbe rischiato anche di impelagarsi nelle lungaggini della burocrazia e nel mare mosso della politica. Superata una prima selezione tra imprese (che aveva visto anche la partecipazione di Santiago Calatrava con la Cimolai di Pordenone), a dicembre 2019 giunge la definitiva scelta del progetto di Piano, sostenuto dalla cordata Salini Impregilo-Fincantieri. «Io non feci altro che confermare la mia prima ipotesi di progetto - ricostruisce Piano - cercando una conferma nello studio dell'area, della forza dei venti che nella valle del Polcevera sono particolarmente forti e soprattutto nella valutazione della peculiarità della zona sottostante il futuro ponte. Bisogna tener presente infatti che questo non sovrasta un'area selvaggia e solitaria, ma un quartiere densamente popolato. Che cosa significa dal punto di vista del progetto? Molte cose pratiche, ovviamente, che riguardano la sicurezza, ma anche cose più sottili cui personalmente faccio fatica a dare un nome preciso, perché quello più appropriato e diretto sarebbe pur sempre la bellezza, che nutre l'immaginario».

E infatti per non nominare la parola giusta - bellezza - Piano ricorre alla logica delle argomentazioni fisiche, oggettive: «Ho fatto un ragionamento da geografo che conosce la topografia del terreno e le condizioni climatiche. Un ponte che corre diritto come un nastro prima del guizzo della svolta finale per imboccare la galleria, riceve il sole al tramonto come una carezza lungo la superficie liscia della sua pancia. L'ultima volta che sono stato in cantiere - da cui manco ormai da oltre due mesi -, quando i piloni erano già montati con le prime scocche, ho verificato che le nostre intuizioni erano giuste: il sole metteva in risalto la pancia del ponte, la chiglia di questo vascello bianco sollevato a 45 metri da terra, offrendolo alla vista di tutti gli abitanti del quartiere. Il Ponte non è fatto solo per essere percorso dalle auto: è un segno forte che attraversa la valle ad alta quota; è una presenza costante che deve suscitare affetto e non apprensione. Dietro la tecnica molto spesso c'è una cosa non detta, la poesia: se ne parla poco però, perché, come il silenzio, appena la nomini svanisce».

Eppure, come già già raccontato un anno fa ( ), senza un forte pensiero sulla sua realizzabilità, ogni pur bella idea avrebbe fatto fatica a procedere così speditamente. Lo conferma Renzo Piano, quando sottolinea che il punto di partenza è stato la fiducia in una precisa idea costruttiva : «Abbiamo diviso il cantiere in due; un cantiere edile-logistico, che si occupa delle fondazioni delle pile e di tutte le opere in sito, e un cantiere di carpenteria navale (a Sestri Ponente e a Castellammare di Stabia) dove si sono prodotte in contemporanea le chiglie di questa nave sospesa. Mentre si gettavano le basi per accogliere le opere di carpenteria metallica fatte altrove, i pezzi della “nave” viaggiavano su chiatte per poi essere trasportate in cantiere di notte. Il nuovo viadotto in ogni sua componente Il nuovo ponte di Genova poggia al suolo tramite pile in cemento armato, alte i 45 metri, che sorreggono l'impalcato sui cui corre la strada. I lavori sono partiti però dalle imponenti opere di sottofondazione per predisporre la base su cui poggia tutto il manufatto: i pali delle sottofondazioni sono a loro volta uniti da plinti in calcestruzzo armato su cui poggiano le pile.

Le pile Le pile sono l'elemento caratterizzante dell'intero progetto, per cui ad esse sono state dedicate molte attenzioni sia in fase di disegno che di realizzazione: la scelta, ad esempio, di una sezione che segue la geometria dell'ellisse elimina ogni angolo retto e consente alla luce di “scivolare” sulla superficie, mitigando l'impatto ambientale. 12 maggio 2020 .