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“Il caso Baggio”, così il talento più puro del calcio italiano infiammò l’estate del 1990 - La Stampa

Matteo Marani racconta su Sky Sport i retroscena del trasferimento che lo portò dalla Fiorentina alla Juventus

20/02/2020 11.06.00

Matteo Marani racconta su Sky Sport i retroscena del trasferimento che lo portò dalla Fiorentina alla Juventus.

Matteo Marani racconta su Sky Sport i retroscena del trasferimento che lo portò dalla Fiorentina alla Juventus

8:02Roberto Baggio è stato gioco del calcio in purezza. La bellezza del gesto tecnico, la pulizia del movimento, la velocità di pensiero. Nella sua carriera ha dipinto calcio, riempiendo gli occhi degli appassionati di questo sport e non soltanto dei tifosi delle maglie che ha indossato. Vicenza, Fiorentina, Juventus, Milan, Bologna, Inter, Brescia e la nazionale italiana hanno goduto del suo talento, della sua forza e dei suoi gol. Roberto Baggio è senza dubbio uno dei nomi che hanno fatto grande il calcio. 

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Ed è lui, anzi quanto successe nella primavera-estate del 1990, ad essere protagonista del nuovo documentario di Sky Sport firmato dal vicedirettore Matteo Marani, che andrà in onda da venerdì 21 febbraio, a pochi giorni dal suo compleanno numero 53.

1990, il caso Baggio si intitola e racconta il passaggio del futuro Divin Codino dalla Fiorentina alla odiata (dai tifosi viola) Juventus. Un trasferimento che il numero 10 di Coldogno si sarebbe felicemente risparmiato e che invece Giovanni Agnelli, amante del bel calcio, volle con grande forza. E a suon di milardi di lire: 25 per l’esattezza, che la società di Torino sganciò ai Pontello per portare "Raffaello" in riva al Po. L’acquisto più caro mai fatto fino ad allora nel calcio italiano e che scatenò una reazione di piazza violenta e anch’essa inedita. Scene simili si vedranno due anni più tardi per la cessione di Lentini dal Torino al Milan di Berlusconi. Che tra l’altro, aveva già l’accordo con il procuratore di Baggio, ma per non inimicarsi l’Avvocato diede via libera ai bianconeri.  headtopics.com

Il “nove e mezzo” però da Firenze proprio non avrebbe voluto andarsene – non ancora almeno –. Non avrebbe voluto lasciare la società, la città, i tifosi che lo avevano accolto come un figlio, appena diciottenne, e aiutato a superare i due tremendi infortuni che ne avevano minato l’inizio di carriera e che lo tormenteranno per tutta la sua vita sportiva. Era un ragazzo di 23 anni travolto da una pressione insostenibile. 

Marani ripercorre quei giorni e lo fa da cronista e da storico - esibendo, ad esempio, il contratto originale che venne depositato in Lega Calcio -, senza dare grande risalto all’aspetto emotivo, come fa invece Federico Buffa. Marani è un giornalista, Buffa un narratore. Qui il racconto è sostenuto da un lavoro d'archivio, da immagini d’epoca e dalle testimonianze di alcuni dei protagonisti di allora: Ranieri Pontello (ex presidente della Fiorentina e figlio di Flavio, che invece era presidente proprio in quel periodo), il procuratore di Baggio Antonio Caliendo, Gigi Maifredi (nuovo allenatore della Juve in sostituzione di Dino Zoff) e Luca Cordero di Montezemolo (direttore generale del Comitato organizzativo di Italia 90 e prossimo presidente della Juventus). Ciascuno porta il suo punto di vista, la sua versione dei fatti, i ricordi personali. Manca Baggio che, si sa, è personaggio schivo e refrattario ai riflettori. Ma se volete conoscere la sua verità, potete leggerla nell’autobiografia, uscita nel 2001,

Una porta nel cielo.Restando invece sul documentario, Marani ci riporta al tira e molla Baggio va, Baggio resta (a tal proposito è spassosissimo lo scambio a 90° Minuto tra il torinese Castellotti e il fiorentino Giannini: i tweet prima di Twitter), i titoli di giornale, le dichiarazioni dei protagonisti, i Mondiali italiani con l’ormai neojuventino che segnava contro la Cecoslovacchia il gol più bello della manifestazione, l’esaltazione e la delusione per l’eliminazione con l’Argentina. E poi ecco quella Fiorentina-Juventus, con Baggio per la prima volta al Franchi in maglia bianconera, il rigore non calciato e l’errore di De Agostini che valse la sconfitta per 1-0, quella sciarpa viola raccolta da terra dopo la sostituzione e la successiva contestazione dei tifosi juventini. Era il 7 aprile 1991, ci sono innamorati della Vecchia Signora che ancora oggi, quasi trent’anni dopo, non l’hanno mai mandata giù. Eppure Baggio nei cinque anni trascorsi alla Juve, di cui è stato anche capitano, ha segnato 115 gol in 200 partite (78 in A), ha vinto una Coppa Uefa, il Pallone d'Oro e uno scudetto. Non una figura sullo sfondo, insomma.

1990, il caso Baggio (disponibile anche on demand) è la fotografia di un calcio e di fine Paese che non ci sono più e che in quell’estate di inizio decennio iniziavano a far intravvedere ciò che sarebbero diventati. Un documentario per ricordare come eravamo e cosa avremmo potuto essere. E che fa vedere ai più giovani come uno dei più puri talenti che il calcio mondiale ha espresso abbia portato a esplosioni di gioia, tristezza, amore e rabbia in egual misura.  headtopics.com

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