I test sierologici viaggiano a due velocità tra l’entusiasmo e la scarsa fiducia

Tutti vogliono fare il test sierologico e nessuno vuole fare il test sierologico.

31/05/2020 16.21.00

Tutti vogliono fare il test sierologico e nessuno vuole fare il test sierologico.

AOSTA. Tutti vogliono fare il test sierologico e nessuno vuole fare il test sierologico. Da un lato ci sono fiumi di persone che in maniera spontanea si rivolgono alla Croce Rossa per sottoporsi al prelievo, dall’altro quasi il 65 per cento dei cittadini contattati in base ai criteri dell’Istat per l’indagine epidemiologica tentennano o dicono no. Come nel resto d’Italia, anche in Valle d’Aosta per ora in pochi stanno aderendo alla campagna promossa dal ministero della Salute per mappare a fini statistici qual è stata la diffusione del coronavirus. Nei giorni scorsi la Croce Rossa ha iniziato a contattare telefonicamente i cittadini individuati in Valle d'Aosta dall’Istat per chiedere la disponibilità e concordare data e luogo del prelievo: a venerdì, del campione di 3.788 persone (sulle 150 mila definite in tutta Italia) ne erano state chiamate 1.400. Risultato: l’adesione è del 35 per cento. Una media di poco più alta rispetto a quella nazionale, che si attesta intorno al 32 per cento. «È una bassa adesione ma con tendenza al rialzo - spiega il presidente del Comitato regionale per la Valle d’Aosta della Croce Rossa, Paolo Sinisi -. Anche nel resto d’Italia la situazione si sta sbloccando, dagli ultimi dati sembra esserci un po’ più di apertura dopo un’iniziale resistenza da parte dei cittadini, legata anche a qualche dubbio sul numero di telefono da cui venivano chiamati». Il paradosso sta nel fatto che al contempo «ci sono una marea di persone volontarie che vengono per fare il prelievo ma noi non possiamo inserirle negli elenchi perché dobbiamo mantenere il campionamento per fasce di età, collocazione geografica, professione e altri criteri individuati dall’Istat per non falsare i dati». I numeri però potrebbero cambiare: «I no effettivi per ora sono 280, gli altri hanno compilato il questionario e si sono riservati di dare una risposta, altri ancora hanno semplicemente chiesto di essere richiamati - precisa Sinisi -. La percentuale dei no conclamati è del 30 p

15:05AOSTA. Tutti vogliono fare il test sierologico e nessuno vuole fare il test sierologico. Da un lato ci sono fiumi di persone che in maniera spontanea si rivolgono alla Croce Rossa per sottoporsi al prelievo, dall’altro quasi il 65 per cento dei cittadini contattati in base ai criteri dell’Istat per l’indagine epidemiologica tentennano o dicono no.

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Come nel resto d’Italia, anche in Valle d’Aosta per ora in pochi stanno aderendo alla campagna promossa dal ministero della Salute per mappare a fini statistici qual è stata la diffusione del coronavirus.Nei giorni scorsi la Croce Rossa ha iniziato a contattare telefonicamente i cittadini individuati in Valle d'Aosta dall’Istat per chiedere la disponibilità e concordare data e luogo del prelievo:

a venerdì, del campione di 3.788 persone (sulle 150 mila definite in tutta Italia) ne erano state chiamate 1.400. Risultato: l’adesione è del 35 per cento.Una media di poco più alta rispetto a quella nazionale, che si attesta intorno al 32 per cento. «È una bassa adesione ma con tendenza al rialzo - spiega il presidente del Comitato regionale per la Valle d’Aosta della Croce Rossa, Paolo Sinisi -. Anche nel resto d’Italia la situazione si sta sbloccando, dagli ultimi dati sembra esserci un po’ più di apertura dopo un’iniziale resistenza da parte dei cittadini, legata anche a qualche dubbio sul numero di telefono da cui venivano chiamati». headtopics.com

Il paradosso sta nel fatto che al contempo «ci sono una marea di persone volontarie che vengono per fare il prelievo ma noi non possiamo inserirle negli elenchi perché dobbiamo mantenere il campionamento per fasce di età, collocazione geografica, professione e altri criteri individuati dall’Istat per non falsare i dati».

I numeri però potrebbero cambiare: «I no effettivi per ora sono 280, gli altri hanno compilato il questionario e si sono riservati di dare una risposta, altri ancora hanno semplicemente chiesto di essere richiamati - precisa Sinisi -. La percentuale dei no conclamati è del 30 per cento». Perché la gente rifiuta il test? «Non è facile spiegare il concetto del campionamento sierologico - continua Sinisi -, sugli anziani il tempo di reazione è decisamente più lento.

Qualcuno richiama dopo uno o due giorni, in generale c’è la paura di risultare positivi.C’è chi non vuole correre il rischio di essere sottoposto a tampone, c’è anche chi ha paura di dover fare la quarantena, ma sono pochi: la maggior parte delle persone ha detto no solo perché non gli interessava a prescindere e non aveva voglia di fare un prelievo di sangue.

Si tratta di poca sensibilità ma per assurdo abbiamo le code di volontari che vogliono sottoporsi al test».Per l’indagine di siero prevalenza non c’è solo la campagna nazionale, ma ne è partita anche una promossa a livello regionale. Annunciata a inizio maggio, è iniziata da due settimane. headtopics.com

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Da quanto spiegato dall’Unità di crisi quasi un mese fa, avrebbe dovuto analizzare – processando tramite una tecnica diversa da quella usata per i campioni dell’Istat e in capo a un altro laboratorio rispetto a quello per la campagna nazionale - più di 200 tamponi al giorno e coinvolgere dieci categorie di lavoratori a partire dai dipendenti dell’Usl (che sono circa 2.300), passando per il personale della grande distribuzione fino ad arrivare ai lavoratori di attività essenziali. Al momento sono state fatte 1.000 analisi sugli operatori sanitari. «In realtà in questa fase facciamo meno esami perché il laboratorio ha dovuto riprendere una certa attività fisiologica», dice il coordinatore sanitario dell’emergenza coronavirus Luca Montagnani.

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