I ristoranti e le catene che dicono no alla plastica - VanityFair.it

Lo sapete che ogni settimana bevendo e mangiando ingeriamo l’equivalente in plastica di una carta di credito?

09/11/2019 15.00.00

Lo sapete che ogni settimana bevendo e mangiando ingeriamo l’equivalente in plastica di una carta di credito?

Sono sempre di più i locali che scelgono di bandire la plastica, monouso in primis, sostituendola con materiali più sostenibili. Il prossimo step, però, è superare il concetto di usa e getta

ingeriamo in media tutte le settimane l’equivalente in plastica di una carta di credito, ovvero 5 grammi. Come? In netta maggioranza attraverso le microplastiche contenute nelle bottiglie d’acqua, ma in misura minore anche in prodotti come cozze e sale marino. Non solo. Stando a un’indagine della Fondazione Ellen MacArthur presentata al Forum economico mondiale di Davos, nel 2050 in mare, a parità di peso, ci sarà più plastica che pesce. Senza menzionare le

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(poliestere e altri varianti sul tema del sintetico) che finiscono in discarica e nelle nostre falde acquifere attraverso la lavatrice.E i numeri sono solo alcuni tra i più rappresentativi.In questo contesto, diversi supermercati e ristoranti stanno sposando una filosofia plastic-free,

implementando e anticipando la direttiva europea che entro il 2021 impone lo stop alla vendita e all’utilizzo nei locali di stoviglie in plastica monouso.Tra questi si trovano soluzioni originali come quella del Sabir di Palermo, che per i suoi drink usa cannucce di rame lavabili e riutilizzabili. Sul portale del headtopics.com

progetto #TargetPlasticFreedi Worldrise Onlustrovate alcuni locali dal Piemonte alla Sicilia che hanno aderito all’iniziativa ed esposto in vetrina il relativo logo, ma anche tanti dati importanti e suggerimenti per ridurre il nostro consumo di plastica individuale.

Il problema, infatti, non è solo la quantità di plastica in sé che ci sta sommergendo dentro e fuori, ma anche il fatto che quest’ultima non sia sottoposta in modo davvero efficiente a un utilizzo che trasformi nuovamente i rifiuti in risorsa (quella della nostra raccolta differenziata non è quella che finisce in mare con i pesci). Oltre a cercare

alternative davvero più sostenibilima al contempo non troppo costose e sicure per trasporto e conservazione (molti stanno investendo nella ricerca in tal senso),la soluzione migliore nel lungo termine èridurre i rifiuti a monte usando meno prodotti usa e getta, nonché

agire sul fronte dell’economia circolare(vi ricordate il “vetro con vuoto a rendere” che si usava nei ristoranti negli anni Sessanta?)Giuseppe Ungherese, responsabile campagna Inquinamento di Greenpeace Italia, a seguito di un’indagine dell’organizzazione sul tema sottolinea: «Superare l’utilizzo della plastica monouso, e più in generale non ricorrere a prodotti usa e getta, è già una realtà in numerose città italiane. È possibile adottare headtopics.com

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soluzioni ambiziose che vadano al di là della semplice sostituzione della plastica usa e getta con altri materiali, come carta e bioplastica”. Greenpeace ha infatti già portato in luce varie problematiche ambientali legate alla sostituzione della plastica monouso con la bioplastica. Dire no alla plastica monouso, comunque, è già un primo e importante step.

Come raccontato nel corso del Consumer & Retail Summit 2019 daBartolo L’Abbate, fondatore del fast food di pesce pugliesePescaria(presente anche a Milano): “Abbiamo scelto, anche se per noi è stato un costo, di eliminare da dicembre 2018 la plastica monouso, risparmiandone circa 6 tonnellate al mese per punto di vendita e sostituendola con posate e bicchieri in Pla, un materiale derivato dal mais, simile alla plastica, ma biodegradabile e compostabile”.

Rivoluzione in vista anche per gli aeroporti di Pisa e Firenze(gestiti da Toscana Aeroporti), che entro la fine del 2020 diventeranno i primi due aeroporti plastic-free d’Europa, coinvolgendo nel cambiamento green anche tutti i relativi bar e ristoranti al loro interno. I bar, ad esempio, sostituiranno la vendita delle bottigliette di plastica take-away anche con borracce di alluminio che i viaggiatori potranno riempire autonomamente alle fontanelle installate negli aeroporti.

Nella gallery sopra una selezione di ristoranti e catene plastic-free da Nord a Sud. Leggi di più: Vanity Fair Italia »

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