I due ex trafficanti sulla banchina del porto aspettano (come Godot) la figlia che non arriva

Ottobre 2018, porto di Algeciras, terminal dei traghetti da e per Tangeri. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

18/10/2020 00.58.00

Ottobre 2018, porto di Algeciras, terminal dei traghetti da e per Tangeri. Le recensioni 📖 di Tuttolibri .

Dopo una vita balorda Charlie e Mauriceaffogano rimpianti e ricordi ad Algeciras, tra i traghetti per Tangeri

Ottobre 2018, porto di Algeciras, terminal dei traghetti da e per Tangeri. Charlie Redmond e Maurice Hearne sono lì che aspettano. Chiacchierano di tutto un po’: ricordi di un passato lontano, riflessioni sul loro sgangherato presente, osservazioni sparse da filosofi da bar (peraltro spesso da preferirsi a quelli di professione). Potrebbero sembrare due cialtroni senz’arte né parte, compiaciuti delle loro perle di saggezza e del linguaggio scurrile con cui le esprimono. In effetti, adesso che hanno passato i cinquanta, tutto sommato un po’ cialtroni lo sono: ma hanno alle spalle un passato «epico». Erano due commercianti di droga, traffico all’ingrosso, che hanno sperperato e perso i loro guadagni grazie a sballati investimenti immobiliari e operazioni di riciclaggio di denaro sporco.

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Charlie e Maurice sono irlandesi. Forte è la tentazione di paragonarli a Vladimiro ed Estragone, gli indimenticabili protagonisti diAspettando Godot: sono anche loro una coppia, legati dallo stesso destino e uniti da una reciproca solidarietà. E anche loro chiacchierano e aspettano. Sul traghetto che arriva da Tangeri, o su quello che partirà alla volta del porto africano, potrebbe comparire Dilly, la figlia di Maurice che se n’era andata tre anni prima, dopo la morte della madre, per inseguire un sogno di libertà alla maniera dei figli dei fiori di cinquant’anni prima. Per la verità non esattamente, almeno in una prima fase. «Voleva andare in un posto che non conoscesse il significato del suo dolore. Voleva viaggiare fino alle parti più remote di sé e vedere che cosa avrebbe potuto trovare laggiù». Ma quello è un viaggio complicato: è più facile andare in Spagna e poi magari in Marocco.

L’attesa è lunga e Charlie e Maurice chiacchierano a ruota libera. Quasi tutto il testo diL’ultima nave per Tangeri, nel primo capitolo, è occupato dal dialogo tra i due. Il narratore si limita ad offrire al lettore poche frasi, talvolta meramente informative, talvolta dal tono lirico e atmosferiche. In seguito non è così e la voce del narratore prevale su quella di Charlie e Maurice. Ma è soprattutto nel parlato, nel dialogo tra i due e con gli altri, che Kevin Barry esercita il suo virtuosismo linguistico, simile a quello dell’Irvine Welsh di headtopics.com

Trainspotting(un virtuosismo del quale la traduzione, per quanto bravo sia il traduttore, non può dare che un’idea approssimativa).Tra narrazione e dialogo, man mano veniamo a conoscere attraverso una serie di flashback i momenti cruciali dell’esistenza di Charlie e Maurice: quelli legati al loro traffico di mercanti di droga e alle loro gesta criminali, ma soprattutto quelli legati al triangolo che ha segnato la loro vita e che faceva capo a Cynthia, moglie di Maurice e madre di Dilly. Charlie l’aveva amata dal primo momento che l’aveva vista. La rivalità non aveva però posto fine all’amicizia tra i due uomini. Neanche quando, come viene raccontato nel capitolo ambientato nell’All Night Drinking Club illegale di Cork (gennaio 2000, alle quattro di notte), Maurice aveva piantato una coltellata nel ginocchio di Charlie, a conclusione di una scena carica della tensione creata dagli sguardi, dai piccoli gesti, dalle poche parole degli avventori (come nel saloon di un western all’italiana). Poi Maurice si era tagliato un occhio, come nel

Chien Andaloudi Luis Bunuel: un gesto gratuito, suggerito non dall’estetica surrealista, ma dal vuoto in cui era venuto a trovarsi.Questo però è il passato, ora conta il presente, l’attesa dei traghetti, l’attesa di Dilly. Che forse è morta. Che forse vive tranquillamente in qualche angolo di Francia. Che forse davvero passerà dal porto di Algeciras, senza che loro riescano a vederla. E magari se la vedessero non saprebbero riconoscerla. C’è una ragazza che è in attesa della partenza del traghetto per Tangeri. Potrebbe essere lei, Maurice e Charlie l’hanno notata. Scoprirà il lettore se l’attesa è finita, se Godot è arrivato, oppure se l’attesa deve continuare.

Kevin Barry costruisce in quell’angolo del terminal di Algeciras un’atmosfera intrisa di malinconia che contrasta e al tempo stesso asseconda le parole di Charlie e Maurice, sia quando terrorizzano un giovanotto che ritengono sappia qualcosa di Dilly, sia quando affogano rimpianti e ricordi al bar della sala d’attesa del terminal. E malinconico è anche il loro tipo di humour (d’altronde si dice che questa sia una caratteristica del sense of humour irlandese), che tuttavia comunque li aiuta ad affrontare la realtà della loro condizione. Non sono due anti-eroi: non ne sono all’altezza. Sono due uomini di mezza età sconfitti dalle loro debolezze, dalla loro avventatezza, dai loro errori. Ma proprio per questo capaci di farci intravedere, da filosofi da bar, aspetti cruciali della nostra condizione di uomini

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