Giovane mamma morta di Covid dopo il parto, la procura apre un'inchiesta

Giovane mamma morta di Covid dopo il parto, la procura apre un'inchiesta

26/01/2022 19.17.00

Giovane mamma morta di Covid dopo il parto, la procura apre un'inchiesta

Il racconto degli ultimi giorni di Adriana T.: 'Non era vaccinata perché la ginecologa glielo aveva sconsigliato per la gravidanza'

La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, sulla morte di Adriana T., la donna di 28 anni positiva al Covid e non vaccinata morta il 20 gennaio scorso al Policlinico Umberto I di Roma.La donna, già mamma di una bambina di 2 anni, è morta una settimana dopo avere dato alla luce il figlio che aspettava: i medici hanno deciso di farlo nascere con parto cesareo riscontrando le condizioni ormai disperate della madre. Era il 13 gennaio, e dopo una settimana il suo cuore ha smesso di battere.

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Condividi La Procura di Roma ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, al momento a carico di ignoti, sulla morte di Adriana T., la donna di 28 anni positiva al Covid e non vaccinata morta il 20 gennaio scorso al Policlinico Umberto I di Roma. La donna, già mamma di una bambina di 2 anni, è morta una settimana dopo avere dato alla luce il figlio che aspettava: i medici hanno deciso di farlo nascere con parto cesareo riscontrando le condizioni ormai disperate della madre. Era il 13 gennaio, e dopo una settimana il suo cuore ha smesso di battere. Il tampone positivo, i primi sintomi e il primo ricovero saltato Il calvario di Adriana, dettagliato nella denuncia presentata in procura, è iniziato il 27 dicembre: febbre, mal di gola, tosse che le fanno sospettare possa avere contratto il Covid. A quel punto si sottopone a tampone, che risulta positivo come quello del compagno e della figlia. La donna, sempre stando al resoconto della famiglia, avvisa la sua ginecologa - la stessa, denunciano, che in estate le aveva sconsigliato di vaccinarsi perché incinta - che la rimanda al medico curante. La febbre nel frattempo aumenta, così come la tosse, e il respiro si fa più affannoso. Adriana e il compagno si preoccupano, chiamano la guardia medica che rimanda però, ancora una volta, al medico di base. La febbre continua ad aumentare insieme con la tosse, e alla fine la giovane mamma, ormai spaventata e preoccupata, su consiglio del medico curante il 3 gennaio decide di andare all’ospedale Gemelli. Ed è qui che le cose si fanno ancora più complesse, come conferma l'avvocato Sebastiano Russo, che assiste i genitori della donna. I sanitari le comunicano che nonostante la gravidanza e le sue condizioni di salute deve attendere nella tenda esterna perché positiva. Il freddo di gennaio però è pungente, la stanchezza e il malessere intensi, e Adriana con il compagno decidono di provare a presentarsi all’Umberto I. Dove si sentono rispondere la stessa cosa: deve attendere la visita nella tenda esterna destinata ai pazienti Covid, e non si sa quanto tempo sarà necessario. Parecchio, quasi certamente. La famiglia: "Adriana è stata visitata in giardino" Adriana a quel punto decide di tornare a casa, ma la mattina successiva, il 4 gennaio, chiama un’ambulanza che la porta a un altro ospedale, quello dei Castelli Romani. Qui i sanitari le comunicano che non c’è posto e che non possono accettarla come paziente: “L’ambulanza nel frattempo era ripartita - spiega l’avvocato Russo - Adriana è rimasta fuori dall’ospedale ed è stata recuperata dal padre, che l’ha accompagnata a casa. Il 5 mattina dalla casa della donna parte una chiamata al 112: nella notte il saturimetro scende a 89, un valore preoccupante". I paramedici arrivano e “la visitano in giardino, su una sedia - sottolinea l’avvocato - alle 9 del mattino, misurandole soltanto l’ossigenazione del sangue e senza auscultarla. Le dicono che non ci sono le condizioni per il ricovero. A quel punto l’insufficienza respiratoria era conclamata. Se fosse stata trattata con terapia ospedaliera, cortisone e anti virali, forse sarebbe stato possibile evitare il peggio”. Il parto cesareo e l'anestesia da cui non si è più svegliata Il 7 gennaio la situazione precipita definitivamente. Venti giorni dopo la scoperta di essere positiva al Covid, Adriana chiama l’ambulanza e viene portata all’ospedale di Latina, dove viene sottoposta a una lastra che conferma la presenza di una polmonite bilaterale interstiziale. I sanitari, alla luce delle gravi condizioni di salute della donna, dispongono il trasferimento all’Umberto I, dove Adriana arriva in serata e dove viene immediatamente ricoverata e le viene messo il casco per l’ossigeno. “Respirava a fatica - conferma l’avvocato Russo - Da lì si arriva al 13 gennaio, quando le sue condizioni di salute precipitano ulteriormente e i medici decidono di far nascere il bambino per insorte complicazioni. Adriana è stata intubata e anestetizzata, ma dall’anestesia non si sveglierà più. Il 20 gennaio è morta, senza avere più visto la sua famiglia e la sua bambina e senza avere mai visto suo figlio. La signora non era una no vax, era stata consigliata dalla ginecologa a non fare il vaccino per evitare problemi al feto e aveva rispettato la disposizione del suo medico. Su questa tragedia va fatta chiarezza e giustizia”. © Riproduzione riservata