Gianni Di Marzio, uomo di un'altra categoria: la migliore

Gianni #DiMarzio, uomo di un'altra categoria: la migliore

23/01/2022 13.35.00

Gianni DiMarzio, uomo di un'altra categoria: la migliore

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ANSA«Adesso ti faccio vedere una cosa...». Il sorriso di Gianni è sornione. Apre un cassetto, scartabella e mi mostra tre fogli scritti a mano. Sul primo c’è scritto Maradona, sul terzo Ronaldo. «Guarda, queste sono le prime relazioni su Diego e su Cristiano. Li vidi in azione quando l’uno aveva sedici anni e l’altro diciassette. Mi bastò poco per capire che erano già due fenomeni». Casa Di Marzio, nel cuore di Padova, è una casa del calcio: coppe, trofei, targhe, palloni, fotografie ti circondano non appena ci metti piede. Quel giorno di un po’ di tempo fa, Gianni mi ci portò subito. «Questo è il mio museo», gigioneggiò prima di inchiodarmi per ore a parlare di football, squadernando appunti, sciorinando aneddoti, disegnando formazioni ideali.

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© ANSA «Adesso ti faccio vedere una cosa...». Il sorriso di Gianni è sornione. Apre un cassetto, scartabella e mi mostra tre fogli scritti a mano. Sul primo c’è scritto Maradona, sul terzo Ronaldo. «Guarda, queste sono le prime relazioni su Diego e su Cristiano. Li vidi in azione quando l’uno aveva sedici anni e l’altro diciassette. Mi bastò poco per capire che erano già due fenomeni». Casa Di Marzio, nel cuore di Padova, è una casa del calcio: coppe, trofei, targhe, palloni, fotografie ti circondano non appena ci metti piede. Quel giorno di un po’ di tempo fa, Gianni mi ci portò subito. «Questo è il mio museo», gigioneggiò prima di inchiodarmi per ore a parlare di football, squadernando appunti, sciorinando aneddoti, disegnando formazioni ideali. Un formidabile affabulatore. Una miniera sempre aperta di emozioni, raccontate come se fosse la prima volta in cui le avesse provate. Adesso che, come dice Sant’Agostino, è come se Gianni si fosse nascosto nella stanza accanto, il ricordo patavino si mescola a tutte le volte che ci siamo incrociati. Da vero Fregoli del calcio, in ognuno dei ruoli che ha ricoperto egli ha incarnato la natura stessa dello sport che amiamo: passione, stile, rispetto, competenza. Si capisce da chi abbia preso Gianluca e del resto, come dicono gli inglesi, la mela non cade mai lontano dall’albero. Aveva 82 anni, Gianni, ma se non ci fosse stata la pandemia avrebbe continuato a girare il mondo, come se di anni ne contasse quaranta di meno. «Di Maradona ce n’è uno, di Cristiano pure, ma vuoi mettere se ne scoprissi un altro?». La meravigliosa ironia della napoletanità coniugata alla sconfinata conoscenza della materia in cui si era laureato sul campo; lui che, schermendosi, aborriva ogni appellativo che ne sottolineasse la bravura: di allenatore, di osservatore, di opinionista. Lui che appartiene e apparterrà per sempre alla schiera più unica che rara di chi sa di pallone, in questi tempi di scienziati scarsi, tutti fuffa e algoritmi applicati alla ricerca di allenatori e campioni che spesso fanno rima con bidoni. Gianni no. Gianni era di un’altra categoria. La migliore. Sullo stesso argomento